Road to L.: Il Mistero di Lovecraft (Federico Greco, Roberto Leggio, 2005)

di Roberto Manuel Palo.

Una profonda delusione. Io voglio capire che, ultimamente, in Italia, c’è voglia di lavorare e di fare cose nuove e interessanti sfruttando il cinema indipendente, soprattutto nell’ambito horror. Idee con basso budget. Capisco anche che bisogna promuovere le iniziative indipendenti perché sono fonte di novità e originalità. Però neanche ci si può nascondere dietro al fatto che si sta facendo qualcosa di indipendente per presentare il nulla.

I misteri di LovecraftRoad to L. è un mockumentary, un falso documentario dove verità e finzione si mescolano tra loro rendendo difficile la comprensione di ciò che è reale e ciò che è sceneggiato. Un bello speciale da mandare su Quark con la voce tipica dei documentari che dice:”Ecco! Ora vedete come il fonico, l’operatore e tutta la troupe litigano perché a Simonetta è caduta la sigaretta. Dopo pochi minuti litigano perché il fonico ha palpato le tette di Simonetta e l’operatore è geloso. Ma attenzione adesso! Guardate! Non notate nulla? Stanno litigando! Clamoroso! E perché? BOH!”.

E’ un simil Blair Witch Project senza movimenti di camera bruschi. Quindi è ancora peggio perché almeno in The Blair Witch Project c’era la certezza che qualcosa spaventava quegli studenti. Che erano topi morti o alberi messi stranamente in mezzo al bosco. Qui non succede nulla, veramente nulla. Ogni cinque minuti questa troupe litiga per un motivo o per un altro.

Nel 2002 viene ritrovato a Montecatini un documento firmato da uno degli pseudonimi di Lovecraft. Se ne venisse dimostrata l’autenticità, questo documento testimonierebbe che Lovecraft ha lasciato la sua provincia natale per viaggiare in Italia, esattamente nella zona delle Polesine e lungo il Delta del Po. Una troupe formata dall’assistente di direzione Simonetta, il filmmaker Davide, l’operatore Fabrizio e il fonico Fausto arriva dall’America per scoprire se il documento è autentico o meno. Ma non sanno che sono arrivati tardi. Sette anni prima un altro ragazzo aveva provato a scoprire alcune cose e ha fatto una brutta fine.

Buchi di sceneggiatura impressionanti. Tentativi di risolvere le situazioni alla bella e meglio senza dare un minimo di spiegazione.

Voi venite dall’America senza prima assicurarvi di controllare se il manoscritto è autentico e poi vi lamentate che tornate a casa con nulla in tasca? Ma un po’ di responsabilità.

Si litiga per un’ora e venticinque e si scoprono alcune cose che potrebbero tranquillamente essere spiegate da Alberto Angela o in una puntata di Voyager. Si litiga dall’entrata sul camper offerto dalla produzione ritenuto disgustoso da Fabrizio all’inizio del film sino alla scoperta del nastro di una conversazione in veneto di una famiglia dove era presente anche il ragazzo morto.

Siccome la produzione non è originale, la noia impera sovrana e si fa fatica a tenere gli occhi aperti. Ad un certo punto lo spettatore spera che ci sia una svolta Rec, zombi famelici che mangiano tutto e tutti e i ragazzi bloccati in una casa in stato di quarantena. Ma ciò non succede e veniamo trasportati fino alla fine tra il tedio generale, tra una casa abbandonata da qualcuno che non ha pagato l’affitto ed è stato sfrattato dimenticando lo stereo acceso e gli abitanti di Loreo che fanno i musoni senza motivo.

Una delusione cocente. Speravo di ricredermi, di avere tra le mani l’eccezione che conferma la mia regola secondo cui se un film è horror con regista italiano ed è posteriore all’anno 1989 è da evitare come la peste. Invece Il mistero di Lovecraft – Road to L. entra pienamente a far parte di questa regola.

See You Soon!

2 pensieri su “Road to L.: Il Mistero di Lovecraft (Federico Greco, Roberto Leggio, 2005)

  1. Visto poco fa e non mi ha entusiasmato. belle idee ma un vuoto eccessivo nella trama, un film sostanzialmente sopravvalutato dai media specializzati, anche se certamente non orrendo. Sei stato anche “sfortunato” nella scelta, se posso aggiungerlo: prova a guardare qualcosa di Zampaglione, Boni & Ristori o Albanesi, e ti garantisco che ti ricrederai sullo stato dell’horror italiano di oggi. salvatore :)

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    1. Caro Salvatore, son contento che appoggi la mia linea:D. Per quanto riguarda i tuoi consigli, la recensione successiva a Road to L. fu proprio Shadow di Zampaglione:D. Dopo una prima parte che io reputai perfetta, c’è una seconda parte che cambia completamente genere diventando simil Hostel ma senza sangue. Ed è proprio quella parte che fa scemare tutta la tensione creatasi nella prima metà del film, mandando a far benedire tutti i buoni propositi creati. Comunque è tutto scritto nella recensione, se ti va di spulciarla:D. Per quanto riguarda un film che mi ha fatto ricredere sull’horror italiano, si tratta de “Un marito perfetto”, mediometraggio di Lucas Pavetto (e anche di questo qui c’è la recensione:D). Per quanto riguarda Boni e Ristori dici che mi piacerebbero? A me quei produced by Uwe Boll non m’ispirano per niente, dici di non farmi ingannare dalle apparenze(o dalle scritte, in questo caso:D)?

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