Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni (Woody Allen, 2010)

di Francesca Casella.

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (titolo originale: You Will Meet a Tall Dark Stranger) è una delle frasi più usate dai cartomanti per far contenti i loro clienti. Woody Allen gioca nello specifico, sul significato che questo “sconosciuto alto e scuro” possa assumere: potrebbe essere effettivamente l’uomo dei nostri sogni ma (come dice Roy, interpretato da Josh Brolin nel film) potrebbe essere la Morte. Ed è proprio da qui che parte il film. Alfie (Anthony Hopkins) si sveglia da un sogno turbinoso e capisce che gli restano pochi anni da vivere (e in questo, ricorda moltissimo il suo personaggio in Vi presento Joe Black). Tuttavia, Alfie non riesce ad accettare la vecchiaia né tanto meno sopporta una moglie che gli ricorda costantemente che le lancette dell’orologio non possono fermarsi. Quest’ultima, Helena (Gemma Jones), il personaggio più alleniano del film, dopo il divorzio e dopo un mancato suicidio riesce a ritrovare la serenità lasciandosi coccolare dalle illusioni che lei riceve da una cartomante, che fa il suo lavoro meglio di un qualunque psicologo.

Ma i problemi del film non finiscono qui: Sally (Naomi Watts), la figlia di Helena e Alfie, vuole un figlio da Roy (Josh Brolin) uno scrittore che è riuscito a scrivere un solo libro di successo, privato di ispirazione. Sally lavora presso la galleria di Greg (Antonio Banderas), l’uomo che ogni donna vorrebbe avere: affascinante, magnetico e con un portafoglio capace di alleggerirsi quando si tratta di fare regali a moglie (e ad amante). Roy, d’altro canto, eterno insoddisfatto scopre di avere una seducente dirimpettaia, Dia (Freida Pinto), la donna vestita di rosso che diventa la sua fantasia erotica.

Da questa situazione e con questi personaggi vengono tirate fuori altre piccole storie; il tutto potrebbe sembrare complicato ma Woody Allen è un maestro quando si tratta di gestire storie corali con un equilibrio sconvolgente. Tuttavia, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni non verrà ricordata come una delle opere più belle del regista americano che, dopo la scappatella a New York con lo straordinario Basta che funzioni, torna a Londra. Una Londra afosa, terribilmente calda che incastra i personaggi nelle loro illusioni. Ed è di questo che parla il film: l’insoddisfazione dell’uomo di fronte alla vita, la paura di affrontare i problemi e la capacità di costruirsi fantasie tali da rendergli (almeno per qualche attimo, se non giorni) la vita un tantino migliore. Senz’altro qualcosa di già sentito; il déjà vu sarà inevitabile ma Woody Allen è pur sempre Woody Allen e la sua capacità di ripetersi e di dare spessore ed intensità sempre agli stessi argomenti è solo sua.