The Killer Inside Me - CineFatti

The Killer Inside Me (Michael Winterbottom, 2010)

The Killer Inside Me affoga la provincia nel sangue.

Anni ’50, Texas. Una cittadina cresciuta a vista d’occhio all’ombra dei pozzi petroliferi, centinaia di edifici spuntati dal nulla, una popolazione con la mente chiusa al prossimo. “Non vogliamo avere problemi”, la classica dichiarazione preludio a una escalation di violenza. Questo è The Killer Inside Me.

Tutto ha inizio proprio con la visita alla prostituta Joyce Lakeland (Jessica Alba), l’elemento sporco di un paese solo all’apparenza pulito. Tant’è che proprio il vice-sceriffo Lou Ford (Casey Affleck) inviato alla sua porta si rivela essere una mela marcia di prima categoria, cliente assiduo, forse amante di Joyce.

Lo stesso dicasi per Elmer Conway, pargolo del magnate del petrolio Chester (Ned Beatty), un ulteriore tassello dietro quello che potrebbe lasciar credere The Killer Inside Me sia un neo-noir adattato in chiave western. Ma non è così, lentamente il vice-sceriffo di Casey Affleck smonta ogni aspettativa.

Sembrava uno tranquillo…

Una violenza inaudita sfonda le prime impressioni dello spettatore in The Killer Inside Me, Michael Winterbottom non intende renderla digeribile, neanche al pubblico dallo stomaco di ferro. Ogni pugno di Lou Ford è sferrato anche dal regista, quasi fosse intenzionato a farci del male con pestaggi prolungati.

Richiama ai tempi lunghi della violenza di Gaspar Noé, spera in una reazione viscerale del pubblico, in uno strillo contro lo schermo per chiedere di porre fine a quegli eterni secondi di pura e semplice cattiveria, espressa da un uomo dall’aspetto angelico, tranquillo, rivelatosi profondamente malato.

Contatto empatico

Perversioni sessuali, sangue a fiumi e omicidi sono il quadro sadico sono i colori del quadro sadico dipinto da Winterbottom, come suo solito preso da esperimenti al limite dello schermo, tentativi di rendere tangibile la crudezza e l’ingiustizia che pesa sul corpo frantumato delle vittime di Lou Ford.

Il contatto lo crea dunque con chi subisce e non col violento di Casey Affleck, non c’è alcuna intenzione di identificarsi col male, solo di osservarlo da lontano per respirare a pieni polmoni l’aria resa fetida dagli orrori commessi da Lou. The Killer Inside Me guarda alla violenza coi nervi torturati dal protagonista.

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Fuori dalla norma

La sua malattia Winterbottom la racconta con un abile uso dei flashback, un centimetro alla volta scopre il velo che nasconde i suoi desideri perversi, tuttavia lascia all’oscuro le motivazioni della sua follia omicida, quella furia ingiustificata, quel virus che infetta chiunque, anche chi non è ucciso.

Proprio l’assenza di una spiegazione e una logica rende la sceneggiatura di John Curran, adattata dal romanzo omonimo del celeberrimo Jim Thompson, un gioiello prezioso perso in un pagliaio. È proprio questa caratteristica a distinguerlo dal mucchio di opere prese da un realismo a volte eccessivo.

Niente ragioni tecnico-scientifiche o inquadrature rivelatorie, Winterbottom ha interesse solo nel dare un background al disturbo di Lou Ford attraverso il rapporto morboso con la madre, con le compagne d’infanzia. Nessun sollievo, nulla che racconti come Ford sia un personaggio impossibile.

La lungimirante e realistica follia di Lou fanno di lui uno dei migliori assassini cinematografici degli ultimi anni e di sicuro chi lo ha interpretato meriterebbe più di un applauso, ma la nota di merito va estesa anche a tutto il resto del cast, tra cui una sorprendente Kate Hudson e il sempre valido Elias Koteas.

Fausto Vernazzani

Voto: 4/5

 

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