Boarwalk Empire: il gangster movie per la Tv di Scorsese

Martin Scorsese cammina sul Boardwalk Empire – di Elio Di Pace.

Qualche mese fa cominciò a circolare il trailer di una serie tv, Boardwalk Empire, cui veniva accostato con insistenza il nome di Martin Scorsese.

Si parla di Atlantic City, città del New Jersey famosa per la grande promenade con vista sull’oceano, altrimenti detta “boardwalk”. Tutto inizia con un tappo di champagne che vola via, c’è una cassa da morto con sopra una bottiglia di liquore, la gente a far festa e a brindare all’evento: l’entrata in vigore del Proibizionismo.

America e gangster: è tutto chiaro adesso. 

Le regole sono fatte per essere infrante, senza però andare a dirlo in giro, o magari confidandolo alle persone giuste. Entra così in gioco Enoch “Nucky” Thompson (Steve Buscemi, non c’è proprio bisogno di aggiungere alcunché), un politico dedito al clientelismo e ai congressi carnali (ma tu guarda…), benvoluto dal popolino grazie alle solerti opere di beneficenza, il quale si rende conto che questa regola del nuovo emendamento è proprio bella da infrangere e l’alcol può diventare moneta sonante del “para-stato” americano.

E così nella lussuosa ricostruzione di scene e costumi da parte di Bob Shaw (I Soprano) e Carol Silverman, hanno luogo gli intrallazzi di Nucky e le sue relazioni pubbliche con gli astri nascenti della malavita organizzata d’oltreoceano: c’è Al Capone ventenne, cui Stephen Graham presta la sua pinguetudine, Lucky Luciano e soprattutto il feroce e maligno Arnold Rothstein (che magari potrebbe essere un parente di quel Sam “Ace” Rothstein che aveva in pugno Las Vegas nel Casino di Scorsese), interpretato con freddezza e eleganza da Michael Stuhlbarg, “l’uomo serio” dei fratelli Coen.

E proprio da una immaginaria scuderia Coen ha attinto la produzione di Boardawalk Empire per i suoi protagonisti: insieme a lui, infatti, c’è Kelly MacDonald (che passa dall’ingenuità di Non è un paese per vecchi all’opportunistica determinazione di Margaret Schroeder).

Oltre, naturalmente, al nostro (anti)eroe Thompson. Oltre, ancora, a Michael Pitt, che somiglia tantissimo al DiCaprio di Gangs of New York, e allora per il discorso che abbiamo fatto all’inizio, mi pare di poter dire che due indizi fanno una prova…

La formula giusta della serialità

Terence Winter, ideatore, sceneggiatore e produttore esecutivo del serial, è uno che ha capito le alchimie, le strutture, le formule per fare grande televisione.

Annoverando nel curriculum I Soprano, sa come cambiare le carte in tavola, sa come prendere un codice, smontarlo, installargli un plug-in che non ti aspetti e restituirti un prodotto che è sia qualcosa a cui sei abituato, sia qualcosa che non hai mai visto.

E quindi se Tony Soprano è un camorrista con problemi familiari e psicologici che non assoceresti mai a un gangster, allo stesso modo Boardwalk Empire è un enorme gangster-movie dove non sono (solo) le stragi, le sparatorie, le rapine, i pestaggi, i ricatti a susseguirsi violentemente sullo schermo, ma per la prima volta siamo messi al corrente delle bagattelle politiche che Nucky e quelli come lui imbastiscono, siamo negli anni Venti ma vediamo scene che più familiari non si può, con bustarelle che girano, elemosine di suffragi, clientele, imbarazzanti facce di bronzo ostentate al posto giusto nel momento giusto.

Con questa poderosa base di scrittura, Winter si è voluto costruire attorno una botte di ferro, assicurandosi come produttori esecutivi al suo fianco Mark Wahlberg e lo stesso Scorsese per tutta la durata della serie, che molto probabilmente, per qualità di mise en scene tout-court, si può definire il “serial definitivo”, che colonizza la terra di confine tra cinema e televisione.

E al quinto RomaCineFest è avvenuta l’investitura, con la proiezione del pilota di Boardwalk Empire su uno schermo gigantesco, con tanto di tappeto rosso. Avreste dovuto vedere che bell’effetto faceva…

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