The People Vs George Lucas (Alexandre O. Philippe, 2010)

di Fausto Vernazzani.

Noi figli del XX secolo conosciamo le date più importanti di quei lunghi e traviati 100 anni. Il 1905 fu scoperta la teoria della relatività, nasce la psicoanalisi e nel 1917 i russi decidono di usare la Keglevich come molotov contro gli Zar, nel 1945 mentre tal Tsutomu Yamaguchi andava a caccia di bombe atomiche in Giappone in Europa facevano la conga di fine guerra, nel 1968 un’immensa orgia a Woodstock ha concepito una generazione nata da un errore fatto su un prato al ritmo dei Who (sarà per questo che siamo pieni di deficienti) e poi nel 1977 George Lucas presenta in sala per la prima volta Star Wars. Tutto il resto si può dire che sia una sorta di conseguenza di queste poche date.

Cinematograficamente parlando George Lucas è stato una sorta di Lenin, ha sconvolto il mondo con la sua visione di cinema, come un novello Méliès ha portato la fantasia e l’effetto speciale alla ribalta creandone una nuova prospettiva ed un nuovo fine spesso al di là della funzionalità della storia stessa. Del resto parliamo di un contadino che diventa cavaliere che non vuol far altro che salvare la principessa, tutto il resto è solo un esercizio di colore d’abbellimento che però ne ha designato la sua immensa grandezza. Come viene stesso detto all’interno del film di Alexandre O. Philippe The People Vs George Lucas, quest’ultimo è stato capace di trasformare un grande no, in un grande si. Dette queste parole d’elogio è ora di spiegare perché questo film è intitolato come uno di quei peplum alla Maciste contro Sansone, ebbene perché dopo 30 anni (il film è stato prodotto e realizzato nel 2007, quella di Roma al Festival è stata la prima italiana) il caro vecchio Lucas sembra aver fatto più danni che opere buone nei confronti delle sue creazioni più famose.

In ragione di motivazioni artistiche e di volontà personale George Lucas negli anni passati ha deciso di restaurare la prima (in ordine di tempo) trilogia di Guerre Stellari, ma non solo, ha ben pensato che per qualche motivo dopo solo più di 20 anni fosse giunta l’ora di aggiungere quelle cose che lui avrebbe sempre voluto mettere nei film, mettere scene che furono tagliate, aggiungere dettagli in CGI, veri e propri cazzotti sparati nell’occhio dello spettatore. Sono piccoli cambiamenti in certi casi che hanno cambiato l’aspetto e il contenuto in maniera esponenziale, piccoli battiti d’ali di farfalla che hanno generato un uragano sotto forma dell’ira dei fan più sfegatati della grande saga. E in questo documentario sono proprio loro i veri protagonisti, i fan, intervistati a frotte e messi insieme a formare un unico fronte che come ideologia di base ha questo motto: sfondare di mazzate George Lucas con una spada laser. Le parole non sono scelte a caso, sfondarlo di mazzate perché quello che traspare dal lungometraggio è effettivamente un odio sfegatato nei confronti di quello che per un botto di tempo è stato un vero e proprio idolo delle masse, con una spada laser perché in fin dei conti quelle stesse persone che vorrebbero farlo saltare in aria, amano profondamente ciò che lui ha dato loro, un po’ come un bambino che ama lo stesso Babbo Natale anche se invece del trenino gli ha portato l’orso Ciro, sempre qualcosa di buono gli ha dato.

Ma non è solo la questione delle modifiche ad essere affrontata, i fan si accaniscono contro la nuova trilogia, contro quelle che sono le assurdità dell’uomo bicentenario che è diventato Harrison Ford nel nuovo Indiana Jones e soprattutto contro la decisione di togliere dal mercato l’originale cinematografico della trilogia originaria. Passiamo così dal montaggio di martoria menti vari in atto sull’odioso Jar Jar Binks a discussioni sul perché Lucas voglia eliminare completamente quello che è stato il suo figlio più bello e di più grande successo per adattarlo ad un nuovo pubblico deludendo quello della generazione precedente cresciuta al suono dello scontrarsi delle spade laser. Tra le dichiarazioni di Francis Ford Coppola, Neil Gaiman e persone ossessionate dalla saga di fantascienza per eccellenza scopriamo quindi che dietro quello che si credeva solo un film (“It’s NOT just a movie” urla come un folle uno dei fan all’inizio dei film) esiste un mondo intero fatto di people che ama ed odia l’ex regista, ma solo vedendo le loro facce, le loro case e sentendo le loro parole si capisce la forza del loro Credo che potremmo paragonarlo per forza a quello di un integralista cattolico. Ci si augura una rapida distribuzione del DVD, un pezzo da collezione e di indagine sociale non indifferente oltre che di studio sul cinema.

 

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