L'Arte della Guerra 2 (Josef Rusnak, 2008)

di Roberto Manuel Palo.

Il problema de L’arte della guerra 2 è che sbaglia completamente in tutte le caratteristiche fondamentali di una pellicola d’azione.

L’agente Neil Shaw (Wesley Snipes) si è ritirato ma ha un motivo per ritornare sulla scena. Il suo maestro è stato ucciso e lui ne vuole trovare l’assassino per vendicarsi. Ma tra le mani trova un’indagine molto più grande di una semplice ricerca. Un’organizzazione vuole far fuori alcuni membri del Governo e Neil dovrà fare luce sulla verità. Come se non bastasse Shaw è vittima di una trappola e diventa il principale sospettato di alcuni omicidi e rischia egli stesso la vita. Dovrà fare chiarezza su tutta la faccenda. Riuscirà il nostro eroe a risolvere tutti gli enigmi che gli si presenteranno?

Sin dall’inizio a noi non ce ne importa nulla se ce la fa o non ce la fa. Vogliamo solo che L’arte della guerra 2 finisca. Però all’inizio mi sono commosso. Perché? Sapete come veniva chiamato dagli amici IL MAESTRO di Neil Shaw? MADRE. Quando, al funerale, il signore che butta le ceneri in mare dice:”C’è qualcuno che vuole dire qualcosa in ricordo di Madre?” prende la parola la figlia che dice:”Madre aveva molti segreti. Io ero uno di quelli. MADRE ERA MIO PADRE!”. Nell’alta drammaticità della cosa mi è scappata una risata talmente fragorosa che se ero presente in quel luogo sarei stato gettato anch’io in mare.

Ma passiamo a situazioni ben più gravi. Una di queste è il montaggio. Sbagliatissimo in quasi tutti i punti fondamentali. Mancano proprio le basi. In pratica capiterà durante il film di vedere persone che appaiono all’improvviso senza capire da dove sbucassero, un camion esplodere prima che la pallottola lo colpisca.

A parte i gravi errori di montaggio succedono delle cose strane e inspiegabili. Un esempio: Shaw è fermo in una stazione di polizia. La sua ragazza, invece, è nella sua palestra. La ragazza chiama Shaw e gli dice:”Senti, Neil. Qui fuori c’è una macchina che mi spia” “Dove?” “Di fronte a me. Vieni subito. E’ sceso. Sta venendo qui. Lo so che sono figlia di Madre, mio padre, però ho paura”. Mentre Shaw dice a uno che sta lì per caso che ha bisogno di una macchina ricevendone subito le chiavi, la porta della palestra si apre. Voi non ci crederete ma due secondi dopo si vede un’altra porta della palestra che si apre. E’ Shaw. Come fa Shaw in due secondi a stare là e salvare la ragazza quando l’aggressore era già entrato?

Gli effetti speciali sono pochissimi e fatti da studenti del primo anno del DAMS che non hanno fatto nessun esame e stanno pensando di ritirarsi.

C’è qualcosa di bello ne L’arte della guerra 2? No, neanche la durata. È troppa.

See you soon!

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