Resident Evil: Afterlife (Paul W.S.Anderson, 2010)

di Roberto Manuel Palo.

Più si va avanti e meno durano. Forse Resident Evil 20 sarà un cortometraggio di 5 minuti.

Per me, quando si tratta di film d’animazione, di musical o di horror con protagonisti zombie, non esiste il brutto o il pessimo. Tendo a dividere le pellicole rientranti in queste tre categorie in quattro tipi: capolavoro, bello, meno bello e il tipo.

Resident Evil: Afterlife fa parte di quest’ultima categoria. Perché Resident Evil: Afterlife è un tipo? Perché in un film di zombie uno vuole vedere sangue. E tanto. I tempi degli zombi di Romero sono passati. Ora la gente vuole zombie che intrattengano, fegati spappolati, teste rotte e chi più ne ha, più ne metta. Lo stesso Romero capì che i tempi erano cambiati già con Dawn of the Dead, capolavoro del 1979.

E in Resident Evil: Afterlife cosa c’è? C’è il gruppo di sopravvissuti capitanato ovviamente da Alice e, successivamente, da Chris e Claire Redfield e il nemico che è l’agente Smith di Matrix, con tanto di mosse, salti e capriole identiche. Niente satira, niente splatter, niente vena comica.

C’è la star di Prison Break (Wentworth Miller) che interpreta Chris Redfield che, guarda caso, sa come fuggire dalla prigione, il classico caso di attore che resta bloccato nel personaggio.

Il dialogo più interessante è del tipo:”Ciao, come stai?” “Bene, grazie. Tu?” “Beh, direi bene. Oh, guarda! Ci sono migliaia di zombi ai nostri piedi, alla nostra destra, alla nostra sinistra, davanti a noi, dietro di noi e adesso una mosca zombi è sul mio naso. Facciamo un po’ di tiro al bersaglio?” “E perché no!” “Ok, andiamo” “Non ci separiamo?” “No, dai, ora non conviene. Poi lo fanno tutti”

Un’ora e venticinque di azione. Noiosa e per niente adrenalinica. Milla Jovovich, nonostante le abbiano eliminato i superpoteri del virus T, riesce a correre, saltare, volare. Mai una storta. Ed ha un’arsenale di armi da fare invidia all’intero esercito dei marines.

E gli zombie, come erano fatti? Boh, era buio per la maggior parte del film, chi li ha visti!

Trama: l’agente Smith (Shawn Roberts) è un membro della Umbrella Corporation che, mentre pilota il suo aereo, tramite un’iniezione elimina le cellule T dal corpo di Alice, privandola dei suoi super-poteri. Alice lo ringrazia e organizza una festa in suo onore. L’agente Smith rimane sorpreso da questa reazione e i due si schiantano su una montagna. Nonostante la riacquistata umanità, Alice si salva. Era impossibile salvarsi se non si era agenti Smith. Alice va alla ricerca di Arcadia che lei crede una città dell’Alaska dove ci sono sopravvissuti immuni al virus T. In Alaska trova Claire Redfield (Ali Larter) che ha perso la memoria. Si recano a New York e trovano un gruppo di sopravvissuti e Chris Redfield, fratello di Claire. Tutti insieme appassionatamente tenteranno di salire sull’Arcadia che, in realtà, è una gigantesca nave-cargo.

Paul W.S. Anderson ormai è talmente contento di dirigere queste trasposizioni da videogame che se gli offri una sceneggiatura originale te la tira in faccia. Ma se gli offri la trasposizione cinematografica di Farmville, ha già pronto il cast e i collaboratori.

See You Soon!

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