Johnny Depp

And introducing Johnny Depp

The rise and fall of Johnny Depp – di Fausto Vernazzani.

Ci sono certi periodi in cui decidi proprio di farti del male. Questo è il mio, ed ho deciso di darmi all’autolesionismo scrivendo qualcosa su uno degli uomini più amati, desiderati e onnipresenti nei sogni erotici di mezzo mondo: John Christopher Depp II.

Se parlo di autolesionismo probabilmente già capirete che io non rientro nella categoria di persone che lo amano alla follia – e nemmeno in quelli che lo sognano nudo e con un pomodoro in bocca – perché da un po’ di tempo ho deciso di riflettere sulla sua filmografia.

Ci sono attori che talvolta uniscono una bellezza prorompente ad un talento naturale per la recitazione, ed ecco perché tra i propri attori preferiti fioriscono gente come Nicole Kidman e Johnny Depp, ma se ti soffermi a pensare all’insieme dei film in cui hanno recitato ti viene un attimo da pensarci su e chiederti “ma alla fine questo che sta a fa’?”.

Le origini

Se prendiamo in mano la filmografia di Johnny possiamo vedere come ci sia effettivamente uno spacco, come sia esplosa una supernova nel bel mezzo della sua carriera che in qualche modo ha distrutto ogni possibilità di rivedere questo bonazzo fare film di qualità o quanto meno decenti.

Eppure ha cominciato con film eccezionali, lavorando con grandi nomi come Terry Gilliam, Roman Polanski, Jim Jarmusch, Emir Kusturica, Julian Schnabel; ha dato voce e volto a personaggi che sono rimasti nell’immaginario collettivo come lo spacciatore George Jung, l’infiltrato dell’FBI Donnie Brasco e, più di ogni altro, il giornalista tossico Raoul Duke.

Fatto sta che nel 2003 dà vita all’ultimo suo personaggio, viene nominato come Miglior Attore Protagonista agli Oscar e guadagna tanta popolarità quanto nessun altro uomo potrà mai raggiungere probabilmente grazie ad un solo film: Jack Sparrow.

L’inizio della fine?

Da quei giorni in poi Johnny Depp non esiste più, probabile che abbia costruito il suo personaggio capolavoro, ma si è del tutto trasformato quest’ultimo proponendoci in continuazione un surrogato dello stesso ruolo.

Ci si è talmente affezionato da andare fino in fondo alla saga di Pirati dei Caraibi, nonostante lo scempio che sia diventato fino al terzo episodio, firmando il contratto per la produzione anche di un quarto, per cui persino gli altri due co-protagonisti Keira Knightley e Orlando Bloom si sono rifiutati di lavorare. 

Depp passa dunque dall’icona del ribelle, dell’outsider, a quello dello schizzato. È stato questo repentino cambiamento forse a renderlo tanto apprezzabile, ma talmente tanto che ormai è come se fosse cascato in una vasca piena di superattack da cui non può più uscire.

È solo per un altro anno infatti che Depp si darà ad un cinema più variegato con film come Neverland e The Libertine, due film ben fatti, ma che si reggono uno su lacrime facili ed un terrificante buonismo, l’altro, quasi letteralmente, da un eccesso di falli non troppo stabili. 

Nel 2005 a dargli la possibilità di ributtarsi nella maschera di Jack Sparrow arriva l’uomo che lo rese celebre: Tim Burton. Con lui aveva interrotto la collaborazione nel 1999 con il buon thriller fantastico Il mistero di Sleepy Hollow, per dedicarsi all’orrore del remake de Il pianeta delle Scimmie e quindi al suo grande capolavoro – senza Johnny Depp – Big Fish.

Sparrow cambia nome e diventa Willy Wonka, un ruolo che dovrebbe essere a priori difficile da reggere visto il confronto con l’immenso Gene Wilder del film originale di Mel Stuart negli Anni 70, ma ormai l’azienda Burton capisce che la gente ama vedere folli al cinema ed il successo di Charlie e la Fabbrica di Cioccolato è il testimone perfetto da portare al banco per assicurarsi la vittoria al processo a favore di questa teoria. 

Effetto Burton

D’ora in avanti Johnny Depp e Tim Burton diventano il duo più amato del cinema, un duo puramente di facciata visto che l’ex grande regista ha da sempre avuto altri collaboratori non da poco, come per esempio Danny Elfman, a cui si dovrebbe il reale successo di una delle non-opere di Burton più note, Nightmare Before Christmas (cosa sarebbe quel film senza le straordinarie musiche di Elfman?).

Ma soprattutto spesso dietro un film c’è una sceneggiatura, al di là dei soggetti di Burton, e per due volte Tim ha potuto collaborare con Caroline Thompson, un’ottima sceneggiatrice che si trova dietro le quinte di Edward Mani di Forbice ed il succitato Nightmare Before Christmas.

Per qualche oscuro motivo Burton dagli anni 2000 in poi ha preso come collaboratore preferito lo sceneggiatore John August, precedentemente autore di due grandi capolavori: Charlie’s Angels e Charlie’s Angels: Full Throttle. Il suo unico merito? Quello di aver creato un ottimo adattamento per Big Fish. 

Dopo si vede che ha sprecato ogni sua energia, dato fondo al suo talento scrivendo per il regista Gotico – perché Gotico poi se di Gotico ha fatto solo due film? – tanto il remake della Fabbrica di cioccolato che il film d’animazione La Sposa Cadavere, che per quanto godibile, non lo si può certo scrivere sul libro dei migliori film dell’anno – e forse nemmeno del suo mese d’uscita.

Ma torniamo al nostro caro Johnny Depp, il cui successo è ormai letteralmente incatenato a Tim Burton – ma è lo stesso anche al contrario – poiché le pellicole non dirette da lui si limitano ad essere altre Sparrowate.

Fra le sue apparizioni ce n’è anche una al servizio di un altro talento in decadimento, Michael Mann, nel film Nemico Pubblico, in cui Depp recita la parte di ciò che lui dichiarava di odiare negli Anni 90, cioè quella del belloccio; se il film ha avuto un discreto successo lo si deve a quei dialoghi fatti di aforismi di seconda mano sul carpe diem, roba per cui il pubblico si scioglie.

Abbiamo quindi Sweeney Todd – Il demoniaco barbiere di Fleet street, in cui Johnny cerca vendetta e, nonostante il ruolo da protagonista, viene offuscato dalla bravura della collega Helena Bonham-Carter. Non riesce a reggere un intero film i cui meriti non salgono al di sopra della mediocrità.

In fondo, il fondo

Ed ecco che infine giungiamo alla ciliegina sulla torta: Alice in Wonderland. Quest’ultima pellicola di Tim Burton è l’apoteosi della prostituzione, si acclama il grande Gotico Visionario per aver spruzzato un po’ di color viola qua e là ed aver creato assolutamente nulla, ma, anzi, distrutto un’opera letteraria che persino la Disney era riuscita a trasporre in modo migliore.

E chi è qui Johnny Depp? Il Cappellaio Matto? Oppure Jack Sparrow? O Willy Wonka? Personalmente non son riuscito a vedere alcuna differenza se non nel trucco e nel costume, e mi chiedo se un attore arrivato a questo punto possa ancora definirsi uno dei migliori della sua generazione quando non fa altro che recitare lo stesso ruolo ormai da 7 anni, con poche sparute eccezioni di dubbia qualità.

Gli è sufficiente far vedere il suo bel viso e sparare qualche frase ben tornita per far andare in visibilio la gente. Il suo è un Cappellaio che deve il proprio successo alla banalità dei suoi dialoghi ed all’ingenuità di molti che sostengono di esser pazzi anche loro e di aver fatto follie assurde nella vita, come aver comprato 20 grammi in più di prosciutto o di essersi provati il calzino sbagliato nel centro commerciale.

Johnny Depp è diventato lo stendardo cinematografico, insieme a Tim Burton, di una crescente ed omologata voglia di essere diversi, un inno ad una follia inesistente nella gente che si vede in questi film dichiarando di essere portatori di quella “moltezza” che Alice ha perduto, un termine fatto proprio da molte persone, inesistente sul vocabolario, ma tanto amato forse proprio perché aiuta a definire qualcosa che le persone non sanno come chiamare perché effettivamente non c’è niente in loro che vada anche solo lontanamente vicino ad una scintilla di pazzia.

L’unica mia speranza è che nel prossimo film The Tourist, il regista tedesco Florian Henckel Von Donnersmarck possa tirare fuori il buono che c’era in lui, ma già il fatto stesso che il crucco sia passato ad Hollywood dopo il suo grande capolavoro Le vite degli altri, lascia dei dubbi tanto grandi da oscurare queste speranze.

 

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