Iago (Volfango de Biasi, 2008)

Cosa succederebbe se l’’incubo dei leghisti si avverasse? Volfango De Biasi ci dà una risposta con Iago, mostrandoci l’’arrivo dell’’uomo nero dalla terra straniera che ruba il lavoro all’onesto italiano.

L’’Otello di William Shakespeare è la fonte d’ispirazione di questo film, da cui vengono parzialmente riprese alcune dinamiche e i nomi dei vari personaggi, che vengono però completamente stravolti, in modo tale da poter essere assimilati ai vari ruoli di moda nelle commedie giovanilistiche italiane in cui il regista si è già cimentato con la sua opera prima Come tu mi vuoi.

Come spesso si cerca di fare, si prende una qualunque tematica socialmente importante e la si cerca di mettere come sottofondo per la solita love story. Qui oltre alla consumata storiella della differenza d’i estrazione sociale, si parla di meritocrazia con discorsi ridondanti e tremendamente retorici, trasformando Otello da virtuoso generale degli eserciti veneziani a raccomandato e incapace figlio di un noto architetto francese.

Inutile dire che questo tema è analizzato in modo del tutto superficiale, come tutto il resto, i personaggi sono tremendamente banali e ultimamente pare che gli sceneggiatori vivano della regola ““Dove vai se l’’amico gay non ce l’’hai”?” e inseriscono il solito personaggio omosessuale che sembra solo il pallido tentativo di mostrare una società progressista… che poi progressista non è se gli danno uno stampo tendenzialmente razzista e xenofobo come nel caso di Iago.

Si sprecano invece gli aggettivi per Iago, una figura da eroicizzare per De Biasi, presentata con una mezz’ora di prologo tutto nuovo che non fa altro che elogiarlo, fino ad arrivare alla scena chiave della festa in costume ampiamente copiata dal film di Luhrmann Romeo + Giulietta, da cui parte un crescendo di inganni e tradimenti, fino a un finale che a tutto corrisponde meno che all’’opera del Bardo.

Il cast potrebbe paragonarsi ai protagonisti dello statunitense Come cani e gatti, –ma almeno loro erano giustificati se recitavano da cani – Nicolas Vaporidis sembra totalmente spaesato nella parte del seducente giovanotto, e, ci dispiace, ma una passata di matita non basta a dargli un aspetto da bello e tenebroso.

Laura Chiatti invece bravissima a occupare spazio col suo bel corpo, ma in quanto a recitazione siamo lontani dalla sufficienza. Per non parlare di Aurelein Gaya, l’Otello straniero che non parlando italiano viene ridoppiato in malo modo.

Unica nota positiva sono i costumi di Monica Celeste, che almeno nella prima parte della pellicola sembrano voler mescolare il passato con il presente, offrendo una bella visione del mix dell’’epoca di Shakespeare con il quotidiano.

Fausto Vernazzani

Voto: 1/5

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