Toy Story 3 – La Grande Fuga (Lee Unkrich, 2010)

di Fausto Vernazzani.

Fino a quando ci sarà la Pixar possiamo stare tranquilli che almeno una volta all’anno un capolavoro sarà in sala. Nonostante con Toy Story 3 siano arrivati al terzo capitolo, gli artisti della casa di produzione statunitense non sono scesi di un solo gradino rispetto al film pilota. Pilota perché in fin dei conti, come da titolo, si parla della storia a mo’ di serie di alcuni giocattoli, raccontata dall’inizio alla fine (con Toy Story 3 – La grande fuga) del loro percorso di migliori amici dei bambini.

Meraviglioso l’inizio con la canzone Hai un amico in me, cavallo di battaglia del primo Toy Story, una colonna sonora d’accompagnamento dei migliori momenti dell’infanzia di Andy finché, tutto d’un botto come capita di pensare che sia a volte il tempo, il bambino è adolescente, diplomato e pronto a partire per il college. Se all’inizio eravamo spettatori delle vicende dei giocattoli quando uscivamo dalla stanzetta, adesso vediamo cosa accade loro quando in quelle quattro mura non hanno più intenzione di ritornarci, quel momento in cui Woody (Tom Hanks) e Buzz (Tim Allen) non saranno più lì a vivere le fantastiche avventure create dal padroncino Andy.

Toy Story 3

Pronto a partire, il ragazzo, nella confusione dei bagagli, per sbaglio infila i suoi ultimi giocattoli rimasti nello scatolo per le donazioni all’asilo di Sunnyside, dove vengono apparentemente ben accolti dagli autoctoni e dal loro capo, l’infido orsetto rosa Lotso (Ned Beatty) dispensa-abbracci . Tornare da Andy è come sempre la priorità, ma come la morale del film ci insegna, accettare che il tempo cambi le cose è fondamentale per vivere sereni, rinnovazione ed evoluzione vanno accettati e accolti senza riserve.

Una morale molto lontana dalle classiche, e ormai industrializzate, dalla Walt Disney Company d’un tempo. Ma non è l’unico modo in cui si discosta dal colosso dell’animazione occidentale, anche lo stesso svolgersi dell’azione va verso l’infinito ed oltre (Buzz dixit), Toy Story 3 non si accontenta di saper divertire e sceglie di infarcire gli spazi con una dose di malinconia paragonabile a quei 10 minuti iniziali di un altro capolavoro della Pixar Animation Studios,l’Up di Pete Docter. Scene angoscianti, scene dolci, scene ridicole con un indimenticabile Ken (Michael Keaton), una delle più divertenti e migliori novità di questo terzo capitolo, oltre gli schemi dei due precedenti.

Tra le varie gag e situazioni, c’è poi una citazione che colpisce molto più delle solite a Guerre Stellari, ormai marchio di fabbrica di questa trilogia, ed è la presenza di un peluche di Totoro, simbolo dello Studio Ghibli del “maialomane” Hayao Miyazaki. Inoltre, rimanendo in tema, volendo fare un paragone, potremmo dire che se Miyazaki è Dio (e lo è), lo staff della Pixar rappresenta alla perfezione il team degli apostoli. Eccezionale il finale, un elogio all’infanzia in tutte le sue forme, anche ai suoi residui quando ci si avvia verso l’età adulta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...