Ritratto non immaginario di Nicolas Cage

di Fausto Vernazzani.

Aprite Google e cercate tra le immagini le foto di Nicolas Cage. In quelle 20 foto che compariranno potrete osservare le uniche 2 espressioni dell’attore nipote del grande Francis Ford Coppola. Il suo intero repertorio si esaurisce qui, la sua capacità di attore camaleontico svanisce in un niente. Fatto questo potreste vantarvi di conoscere tutta la filmografia di uno degli attori più cercati di Hollywood. Ripetete l’operazione, ma questa volta nella query cercate un gerbillo e noterete com’è straordinario pensare che un roditore sia capace di un’espressività maggiore del caro Nicolas. Abbiamo a disposizione la curiosità, l’aggressività, la fame e persino l’espressione sovreccitata di quella pantegana.

Ormai è noto come Nicolas Cage possa essere considerato dalla maggior parte del popolo cinefilo, un attore dalle doti fuori dall’ordinario perché inesistenti, inferiore persino a gente come Sylvester Stallone che quanto meno è giustificato da una mezza paralisi. Un giorno forse Cage lo si poteva definire un’artista in via di miglioramento in una costante e lenta scalata verso il successo, qualche piolo si illuminava meno di altri, ma quanto meno riusciva a dare qualche spiraglio di dote artistica come capitò con i fratelli Coen in Arizona Junior o nel film che gli diede il suo unico (deo gratias) Oscar: Via da Las Vegas. Ma proprio nell’anno della sua vittoria, anno che l’avrebbe potuto vedere finalmente iniziare una carriera di qualità, ecco che si unisce alla coppia Michael Bay/Jerry Bruckheimer per avviare la produzione di un grande e divertente obbrobrio come The Rock, che, sfortuna volle, non rimase un caso isolato e lo indirizzò verso una carriera da action man.

La tripletta di film del 1996-1997 che lo vide protagonista prima con Sean Connery in The Rock, poi con John Cusack in Con Air e infine per il cinese John Woo nel più noto Face/Off, è quanto di più tamarro, grezzo, assurdo e stupido si possa immaginare. Cage dà sfogo a tutte le sue incapacità attoriali, distrugge ogni cosa andando al limite dell’umana sopportazione. È straordinario il modo in cui la presenza di quest uomo porti il punteggio dei film succitati più in basso di quanto già fosse. In termini culinari sarebbe come mangiare costantemente pane e cipolla a pranzo e cena per una settimana.

Sempre la stessa zuppa, povera e insipida, fino a raggiungere il vomito, e così è, emblema ne è appunto l’ultimo della tripletta, Face/Off. Per John Woo si trova ad interpretare tanto il cattivo quanto il buono, sfoggiando nel primo tempo la sua ben nota faccia da schiaffi, un viso che fa concorrenza a quello di Elijah Wood, per l’altra metà, invece, quell’espressione da cane bastonato che prima ti fa pietà, poi ti fa scendere il latte alle ginocchia e infine ti porta all’inevitabile e inesorabile suicidio di massa dei neuroni.

Evidente che questo film avrà fatto notare a Brad Silberling le capacità distruttive di quella faccia da cucciolo smarrito, il quale l’ha poi ingaggiato nel ruolo principale del remake de Il cielo sopra Berlino, City of Angels, forse il film più patetico di tutta la storia del cinema, pellicola che dall’inizio alla fine cerca di strapparti le lacrime dagli occhi. Per fortuna City of Angels viene ricordato solo per lo straordinario brano dei Goo Goo Dolls, ma il solo pensarci istiga alla violenza verso se stessi e il prossimo. Ecco che poi De Palma si ricorda di quello che fu Cage in Via da Las Vegas e lo recluta per il buon Omicidio in Diretta, un thriller abbastanza decente, ma subito dopo ricade nel baratro con 8 mm per poi essere ripescato da Martin Scorsese.

Si potrebbe andare avanti continuando a parlare film per film di tutto ciò che ha combinato, e sì, sarebbe doveroso farlo. È un dovere avvertire tutti di ciò che potrebbero star per vedere. Fuori in 60 secondi, The Family Man, Il mandolino del Capitano Corelli, Windtalkers, film da dimenticare o che si fanno dimenticare per l’eccessiva banalità. Il fondo lo raggiungerà con l’ultimo di Lee Tamahori, Next dove si avvera anche l’incubo: Nicolas Cage in una scena si moltiplicherà portando sullo schermo una marea di suoi cloni mono-espressivi. Forse uno dei pochi che ti fa venir voglia a prescindere che ci sia un finale col morto.

Vogliamo parlare del tentativo di prendere il posto di Indiana Jones con i due film di Jon Turteltaub (Il mistero dei Templari, Il mistero delle pagine perdute)? Meglio di no, anche perché ciò che ci offre è sempre la stessa cosa ed una volta criticata se si continua si potrebbe pensare che la monotonia di Nicolas sia contagiosa come la Febbre Gialla.

Tuttavia si può obiettare dicendo che in fondo Cage è un buon attore. Nella sua lunga filmografia possiamo contare un certo numero di opere in cui la sua faccia da noi-sappiamo-cosa era perfetta, ma bisognerebbe fare una precisazione: l’argilla è un’artista solo perché nelle mani dello scultore può prendere forme fantastiche? Non credo proprio, l’argilla resta argilla, priva della capacità di creare emozioni. Nicolas Cage è argilla. Ma ci sono quegli artisti che ne sanno cavare fuori qualcosa, ma sono appunto Artisti, uomini che sanno il fatto loro, ed ecco perché saltano fuori film quali Al di là della vita di Martin Scorsese, Il cattivo Tenente: ultima chiamata New Orleans di Werner Herzog, Il ladro di Orchidee di Spike Jonze, Cuore Selvaggio di David Lynch e ci butterei anche Kick-Ass di Matthew Vaughn.

5 pensieri su “Ritratto non immaginario di Nicolas Cage

    1. C’è a chi piace e c’è a chi non piace Nicolas Cage, così come c’è anche modo e modo di esprimere un’opinione. Tuttavia da queste parti non siamo dei grandi fan di questo attore, ma sarei felice di leggere le tue argomentazioni a proposito ;)

      Fausto

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  1. Ah ah che spasso questa recensione, Fausto sei un grande! Anche se Cage mi piace come attore, non riesco a darti contro, perché è giusto che ognuno possa dire la sua e va rispettato., soprattutto quando si esprime con tale stile e creatività. Il piacere di leggerti ha superato il dispiacere per l’impietosa demolizione del nostro caro attore. Bravo! :)

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    1. Cage è un po’ una droga, anche se non lo si ama lo si segue ugualmente. Non se ne può fare a meno, riesce comunque ad essere un Protagonista con la P maiuscola anche quando, secondo me :P, è terribile! Mi fa piacere che comunque tu abbia apprezzato :D

      Faust

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