Human Nature e Pleasentville: Due visioni a confronto

Human Nature…

Apparentemente i due non è che siano poi chissà quanto collegati al tema del sesso, specialmente Pleasantville, un film che invita ad oltrepassare i propri limiti per dare colore alla vita; Human Nature, invece, si concentra proprio sulla natura umana, su ciò che siamo realmente – animali – e che la nostra conoscenza del galateo non esclude la facilità con cui si casca di fronte ai nostri bisogni fisici primari.

Nel film di Michel Gondry e Charlie Kaufman – sceneggiatore d’alto livello – tutto si stende su di un piano tragicomico. La storia è un intricato confrontarsi e crearsi di rapporti tra l’uomo e la natura: Lila Jute (Patricia Arquette) decide di vivere totalmente immersa tra alberi e abitanti dei boschi; Nathan Bronfman (Tim Robbins) cerca di cambiarla e per umanizzarla, cominciando con l’insegnare il bon ton a dei topi da laboratorio; Puff (Rhys Ifans) è invece un uomo cresciuto con la convinzione di essere una scimmia e poi trasportato nella società dove comincia a parlare, ad imparare come impugnare una forchetta e magari anche a fare conversazione sulle implicazioni filosofiche delle ricette di Suor Germana.

Tuttavia la natura umana del titolo resta dentro Puff ed è quella di riprodursi, se così vogliamo dire, un istinto conservato con cura dentro l’anima di ogni personaggio, la voglia che spinge Lila a lasciare i boschi per una visita dall’estetista a farsi togliere i peli di troppo dovuti all’irsutismo di cui soffre, Nathan a tralasciare la scienza per cui si sente nato e Puff invece decide di stare al gioco del Dottore pur di avere un pezzo di sesso, come dice lui stesso.

Tutto ruota intorno a quest’ultima dichiarazione di Puff: riuscire ad avere un rapporto sessuale con la donna dei suoi desideri, cosa che porterà poi al colpo di scena finale che ridurrà tutto a quell’affermazione (“un pezzo”) per le orecchie del Congresso – il film è raccontato attraverso i flashback dei 3 protagonisti, Puff che testimonia al Congresso, Lila alla polizia che l’ha arrestata per l’omicidio di Nathan e quest’ultimo dal limbo dove giace reclusa la sua anima.

Gli eventi ci riportano alla visione animale del sesso secondo Kaufman, un bisogno quasi necessario ed estremamente legato ai principi dell’attrazione fisica, basti pensare anche a come il personaggio di Catherine Keener sia terribilmente attratto da John Malkovich e non dal burattinaio John Cusack, anche se è lui che si trova dentro quel corpo in Essere John Malkovich, o i pianti di Philip Seymour Hoffman nei momenti hot di Synecdoche, New York quasi come se volesse rigettare quella parte di sé che lo desidera. Oltretutto, come il film Human Nature stesso fa capire, il sesso è la prima scintilla di una serie di conseguenze non propriamente piacevoli.

..e Pleasantville

Girando la monetina abbiamo quindi Pleasantville di Gary Ross, la storia dei fratelli David (Tobey Maguire) e Jennifer (Reese Witherspoon) due ragazzi decisamente tarati ed imbecilli che si trovano improvvisamente a vivere in una sitcom in bianco e nero di cinquant’anni fa, in cui tutto è noiosamente perfetto. Con le loro abitudini e con la realtà che si portano dietro riescono a far comprendere l’importanza del divenire agli abitanti di Pleasantvile, trasformando il paese in un mondo in Technicolor.

Inizia tutto dal rapporto sessuale tra Jennifer e Skip, qualcosa di inconcepibile per chi ha sempre vissuto in un mondo il cui massimo contatto fisico è una delicata unione di mani. Da uno ne nascono altri, dieci, cento, mille fino all’intimità fra la madre televisiva dei due, Betty (Joan Allen) e Federico il dito amico, una scena in cui all’aumentare del piacere i colori si manifestano sinuosamente sulle pareti ed emergono sulla pelle di lei.

Gary Ross ci offre quindi una visione buonista del sesso, mostrandolo come un qualcosa che favorisce il cambiamento, migliora la vita, che ti permette di vedere il vero colore di una rosa, ma più di tutto nasce dall’amore e non dalla semplice attrazione fisica come in Human Nature. Non a caso Betty è attratta da Johnson (Jeff Daniels) per la sua fuoriuscita natura artistica, ovvero un elemento tutt’altro che materiale e fisico.

Una profonda differenza tra i due film è inoltre la questione del desiderio insaziabile. In Human Nature il sesso chiama altro sesso, non c’è possibilità di appagamento, gli eventi si susseguono fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, a ogni rapporto segue una reazione uguale e contraria che lo riporta sullo stesso punto di partenza, ma con una forza opposta che potremmo tradurre in qualcosa di distruttivo. In Pleasantville si raggiunge invece uno stato di pace. La soddisfazione non produce alcuna reazione che non sia l’appagamento puro e semplice, quasi spirituale. Si giunge ad una nuova sfera di percezione che cambia completamente il mondo in cui si vive, ovviamente in positivo.

Sono due film che si basano su due concetti: Pleasantville su un principio di dinamicità che si avvicina al concetto del “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, mentre Human Nature su un principio di stabilità che alla trasformazione aggiunge un valore puramente superficiale, dichiarando come l’evoluzione sia in fondo solo qualcosa che rimane sulla facciata quando in realtà andando più in profondità, scendendo nell’istinto, nulla cambia e tutto rimane lo stesso.

Fausto Vernazzani

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