Palm Springs - CineFatti

Lockdown temporale a Palm Springs

Coppia in loop per Andy Samberg e Cristin Milioti

Se c’è un elemento che adoro nei film di genere su temi abusati, è la consapevolezza dei propri antenati. Palm Springs è il miliardesimo a coinvolgere i suoi personaggi all’interno di un loop temporale e per grazia divina – ovvero la sceneggiatura di Andy Siara – non perde nemmeno mezzo secondo a introdurci lentamente al concetto della giornata ripetuta allo sfinimento. Il regista Max Barbakow comincia Palm Springs all’interno di una delle infinite ripetizioni vissute da Andy Samberg aiutandoci a comprendere da quanto tempo vive le stesse 24 ore: il matrimonio dell’amica della sua compagna, celebrato in una villa sul mare alla periferia di Palm Springs, California.

Nyles conosce a menadito qualsiasi dettaglio futuro, ignora le convenzioni sociali e vive la giornata come se fosse a sua totale disposizione, muovendo cose e persone alla pari di un Dio, consapevole di quali leve spostare per avere una risposta positiva ai suoi desideri del momento. L’unico sogno impossibile da soddisfare, è uscire dal loop. Il guaio è che all’interno vi trascina per errore anche Sarah, sorella della sposa, a cui dovrà spiegare poco alla volta in quale guaio si è cacciata, ma ovviamente è anche una persona con cui condividere il futuro in un lungo periodo di stasi. Quello di Sarah e Nyles è letteralmente un lockdown temporale dove nulla cambia e nulla cresce, eccetto la tua consapevolezza.

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Il momento giusto

Quando è uscito il 9 novembre del 2020 su Prime Video – a luglio 2020 negli USA – eravamo ancora freschi della libertà estiva e d’inizio autunno. Le grandi restrizioni erano davanti a noi e soprattutto alle nostre spalle, a metterlo in play durante questo secondo prolungato lockdown – almeno per chi rispetta le regole, che non sono in tanti – è difficile non avere la sensazione di guardare la propria vita allo specchio. La routine è sempre la stessa, ti svegli, condividi le giornate sempre con le stesse persone, se va bene lavori e poi ti infili sotto le coperte, pronto ad aprire entrambi gli occhi sul solito tran tran, persino con gli stessi slogan pronunciati da politici diversi.

È il film di fantascienza ideale per rendersi conto del grosso peso calato sulle nostre teste, Palm Springs in realtà non presenta la chance di resettare le giornate come una fonte di infinito divertimento senza conseguenze. Nyles è un individuo disperato e costretto a cedere all’impotenza dentro cui è caduto, un pozzo di ripetizioni da cui ha tentato di uscire in ogni modo possibile e immaginabile, con suicidi veloci e soffrendo infinite e lente morti ottenendo sempre il solito risultato. La metafora con la pandemia si conclude qui, perché gli sviluppi finali sono purtroppo distanti dalle possibilità di ogni comune cittadino di questo mondo, anche se solo fino a un certo punto, diciamocelo.

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Che fare?

Col regista esordiente Barbakow – pluripremiato a partire da Palm Springs – ci prendiamo una pausa di riflessione della durata di 90 minuti tondi tondi. È evidente che quando fu girata voleva essere una metafora di gran lunga più generica di quanto l’ho resa io, ristretta all’interno di un singolo evento, ma, ehi, le situazioni titaniche spesso riducono l’osservazione delle vicende umane a una rosa prefissata di significati. Andy Samberg doveva essere l’uomo chiuso in una vita allo sfacelo e prossimo all’autodistruzione, pronto a riabbracciare la vita dopo aver incontrato la persona con cui condividerla guardando al futuro e alle conseguenze delle proprie azioni, anziché ignorare il mondo.

Ed è il senso con cui potremo goderci Palm Springs in futuro, senza doverlo chiudere a forza dentro la pandemia coi suoi simpatici fronzoli restrittivi. Un altro motivo per averlo in considerazione anche domani sono le interpretazioni. Samberg come molti attori comici sa tirare fuori un gran talento drammatico e gli occhi di Cristin Milioti – la co-protagonista Sarah – raccontano ben più di un semplice interesse amoroso. Inoltre, avere J.K. Simmons come personaggio secondario aiuta sempre, soprattutto nei panni di un sadico killer vendicatore, anche lui con un passato triste sulle spalle. Palm Springs è la storia di tre persone bloccate, da dubbi, inazione e irresponsabilità.

È anche il motivo per cui è così facile immedesimarsi in loro.

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8 pensieri su “Lockdown temporale a Palm Springs

      1. Oddio, così su due piedi i più belli in assoluto è difficilissimo. Però scorrendo fra le nuove aggiunte vedo questi che sono dei grandi film da vedere assolutamente:
        – Holy Motors, di Leos Carax;
        – Laurence Anyways, di Xavier Dolan;
        – The Raid 2: Berandal, di Gareth Evans.

        Poi giusto dando un occhio alla homepage vedo questi che sono pure loro dei must:
        – The Game, di David Fincher;
        – Distretto 13, di John Carpenter;
        – Clue, di Jonathan Lynn;
        – La conversazione, di Francis Ford Coppola;
        – Quarto potere, di Orson Welles (e grazie);
        – Il demone sotto la pelle, di David Cronenberg;
        – Ghost in the Shell, di Mamoru Oshii;
        – Hot Fuzz, di Edgar Wright;
        – Airplane!, dei fartelli Zucker e Jim Abrahams;
        – Harry a pezzi, di Herbert Ross;
        – Paddington, di Paul King;
        – Re per una notte, di Martin Scorsese;
        – Snowpiercer, di Bong Joon-ho;
        – Blue Valentine, di Derek Cianfrance;
        – Amores Perros, di Alejandro G. Inarritu;
        – Heat, di Michael Mann;
        – Gli intoccabili, di Brian De Palma;
        – Jin-Roh, di Hiroyuki Okiura;
        – Booksmart, di Olivia Wilde;
        – Goodbye, Lenin, di Wolfgang Becker;
        – Ubriaco d’amore, di Paul Thomas Anderson;
        – Conan, di John Milius;
        – Alphaville, di Jean-Luc Godard…

        Potrei andare all’infinito, questo solo guardando metà della homepage come appare a me.
        Però, insomma, tutti c’entrano poco col film di cui ho scritto sopra, onestamente :D

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      2. Non ho visto Clue, ma non ho dubbi che sia un capolavoro, considerato che il regista è lo stesso dello splendido “Mio cugino Vincenzo”.
        Comunque hai ragione, Distretto 13 spacca un casino. Molto belli anche Snowpiercer, Amores Perros, Heat, Gli intoccabili e Goodbye, Lenin.
        Di Ghost in the Shell invece ho preferito il remake americano: sia per la sua stupefacente bellezza visiva, sia perché è uno dei pochissimi remakes che hanno migliorato la fonte di partenza (eliminando tutte le complicazioni inutili e gli spiegoni chilometrici che la appesantivano). I 3 sceneggiatori di Ghost in the Shell hanno preso un diamante grezzo e l’hanno trasformato in uno splendido gioiello, meravigliosamente indossato dalla protagonista Scarlett Johansson. Grazie mille per questa risposta così ricca di spunti! :)

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      3. Oddio, mi spiace ma su Ghost in the Shell non condivido :D il fumetto, il manga e i due film di Oshii sono da considerarsi fra i grandi capolavori della fantascienza, per me fanno un trittico eccezionale insieme a Blade Runner e Matrix. La versione americana è un filmetto d’azione a cui hanno tolto ogni stupendo significato dell’originale. Poi visivamente, per carità, gli effetti della Weta sono eccezionali, ma per me è il classico remake di un capolavoro orientale a cui hanno tolto tutto ciò che lo rendeva speciale.

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  1. Vero che Prime è un contenitore di tanti bei titoli. Palm Springs per me è stato folgorante, mi è piaciuto veramente oltre ogni aspettativa e loro due sono perfetti, senza considerare il mitico J. K. Simmons.

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    1. J.K. Simmons con quel bel barbone, è un amore. Sono d’accordo con te, Palm Springs è una sorpresa che resta dentro. Credo diventerà uno di quei film che col tempo riguarderò e abbraccerò sempre col medesimo affetto :)

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