Willy's Wonderland - CineFatti

Fuga da Willy’s Wonderland

Distillato di Cage Rage fra gli orrori della provincia USA

La definizione so-bad-it’s-good la conosciamo, ricordo un periodo in cui andò persino di moda produrre/scovare le orride gemme della settima arte. Un esempio da considerare è senz’altro Sharknado, però come inquadriamo Nicolas Cage nel panorama dell’orrido (in)volontario? Le sue vicende finanziarie sono arcinote, accettò qualsiasi parte gli offrivano – suppongo operasse comunque una selezione, sulla base del cachet innanzitutto – e per anni diventò lui stesso con la sua leggendaria Cage Rage un pretesto per trasformare brutti film in so-bad-it’s-good.

Guardavi un suo film sperando vi fosse un momento di pura follia, attorno a Cage si è creata un’aspettativa che ha trasformato la citata definizione in una sorta di so-bad-it-became-good. Ormai è una caratteristica positiva della recitazione di Nicolas Cage e non esiste più alcuna nuova uscita che non calchi la mano sui suoi scatti di pazzia, definibile in realtà con molta più onestà semplice overacting. Cage ne è sempre stato un maestro e nell’ultimo decennio della sua carriera hanno iniziato a utilizzarlo anche come elemento promozionale.

It’s your birthday!

Willy’s Wonderland va oltre alcuni recenti casi come Mandy e Mom and Dad, perché stavolta il regista Kevin Lewis gli ha persino tolto la parola. Che bisogno ha di parlare Nicolas Cage quando possiamo godercelo nella sua pura folle cattiveria in combattimenti contro datati animatronics in un parco divertimenti abbandonato e posseduto dalle anime demoniache di un super-team di serial killer? Diciamocelo, Lewis senza un attore di rilievo non avrebbe mai avuto mercato. Cage è servito ad attirare spettatori nella wonderland, ma vale la pena entrarvi a prescindere da lui.

Lewis ha tra le mani un piccoletto di genere davvero sfizioso, gli animatronic sono terrorizzanti di per sé, figurarsi se impolverati e affamati di carne umana. In particolare quella dei bambini, leccornie che gli abitanti del paese hanno deciso di catturare dalla strada per evitare che a venire trucidati fossero i loro figli. L’intera storia ruota dunque attorno all’ultima vittima sacrificale (Nicolas Cage) e a un gruppo di ragazzi locali capitanati da Emily Tosta, decisi a mettere fine alla silenziosa strage in corso in questa polverosa cittadina di provincia nel sud degli states.

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I combattimenti sono uno spasso, l’indifferenza del personaggio di Cage è accattivante e perfetta nel sostenere una crescente suspense tra uno scontro e l’altro. Sì, perché a questo silent Cage non gliene importa nulla di difendere il prossimo, lui sta solo facendo un lavoro per cui è stato “pagato” quella notte, inconsapevole dei motivi per cui è lì. Pur essendo molto semplice è infatti scritto abbastanza bene (il merito va a G.O. Parsons) e regge la sua ora e mezza fra stereotipi e Cage incazzato contro dei pupazzoni giganti che tutti vorremmo malmenare senza alcuna pietà.

Alla fine potrei persino azzardare che il testo/regia avrebbe retto anche senza Cage. In quel ruolo ci avrei visto un qualsiasi attore abbastanza cool da poter conquistare lo schermo con un semplice gesto del capo. Kevin Bacon è il primo che mi viene in mente, Thomas Jane poteva dare una nota di cattiveria in più, Wesley Snipes lo avrebbe trasformato in un’icona di stile e la verità, Linda Hamilton pure ci sarebbe stata benissimo. La considero in fin dei conti una parte jolly che ha potuto sì sfruttare il potenziale commerciale di Cage, ma avrebbe retto anche con altri, perché tutto sommato Kevin Lewis e G.O. Parsons hanno fatto un discreto e divertente lavoretto.

2 pensieri su “Fuga da Willy’s Wonderland

  1. Però diciamo Cage dopo quel periodo adesso accetta sempre di fare il wierd incazzato, ma perlomeno si mette al servizio di film decisamente più decenti. Questo qui, è vero, sembra appetibile al di là di lui.

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    1. Sì e no, diverse volte ha accettato e accetta anche ruoli “normali” come USS Indianapolis oppure Left Behind. Il colore venuto dallo spazio non ha un Cage weird incazzato, disperato quando fa fuori gli alpaca, quello sì. È che proprio questo suo “nuovo” – tra molte virgolette – tratto distintivo riceve una maggiore attenzione mediatica.

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