La prima notte del giudizio - CineFatti

La classe operaia alla prima notte del giudizio

Meno sangue e più politica durante la prima notte del giudizio

Certe cose nascono per puro caso, come la saga de La notte del giudizio, iniziata con James DeMonaco alla regia nel tentativo di rifare a modo suo il capolavoro Distretto 13 di John Carpenter, di cui aveva già ufficialmente diretto un remake con Ethan Hawke. Oggi siamo arrivati al suo quarto capitolo La prima notte del giudizio e passando per Anarchia ed Election Year si è trasformata in una saga fortemente politica.

Spiace per chi avesse aspettative à la Saw, The Purge – titolo originale tradotto nei dialoghi come “lo sfogo” – anziché aumentare la propria offerta di violenza a livelli esponenziali o cercare trovate originali ha preferito calcare la mano sul messaggio politico lanciato di sfuggita già nel primissimo La notte del giudizio, un home invasion dove le differenze di classe furono presentate come un elemento di contorno.

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Con l’ingresso di Frank Grillo in Anarchia ed Election Year entra anche una visione sempre più caratterizzata del semplice poveri contro ricchi. Il vocabolario si espande e La notte del giudizio diventa forse l’unica saga cinematografica USA in cui si professano liberamente ideali di uguaglianza, equità in senso socialista. Va detto, negli Stati Uniti non si parla di socialismo come di un pensiero politico valido o sostenibile.

Socialisti, questi bastardi

Battete un colpo sul vostro motore di ricerca ed ecco cosa potete trovare, una domanda su quora in cui si chiede come mai il socialismo è così pericoloso e questa è parte della risposta (tradotta per CineFatti) che troverete in calce a un innocente quesito:

Il vero socialismo è pericoloso. Il concetto di una nazione guidata dai principi di eguaglianza è una teoria attraente. Tuttavia, in pratica, un sistema socialista è sbagliato per la società nella sua interezza. Il socialismo impedisce l’innovazione e l’efficienza, blocca il motore per la crescita dell’economia, restringe la libertà dell’individuo e favorisce un governo corrotto e tirannico.

Lo descrisse con ironia “il cugino gay del comunismo” il conduttore Bill Maher, socialista, in uno sketch in cui parlava anche della visione del socialismo secondo l’elettore medio statunitense. Se cercate Fox News e socialismo su YouTube sarete sommersi da discussioni allarmate dal suo emergere, neanche vivessero ancora nel regime di Joseph McCarthy, il senatore delle liste nere.

Argomento riemerso a galla con la schiacciante vittoria elettorale di Alexandra Ocasio-Cortez sul suo collega di partito, lei 28 anni di origini latine e promotrice di una politica socialista. Eppure servono articoli come questo di Briahna Gray su The Intercept per raddrizzare il discorso pubblico sul perché Ocasio-Cortez ha vinto seguendo dei valori sempre stati aggrediti dal sentire capitalista della base popolare statunitense.

Gli ultimi saranno ultimi

Cinema votato alla guerra contro le disparità ne abbiamo in quantità industriale, film impegnati nello specifico verbalmente e nelle azioni come i sequel de La notte del giudizio decisamente meno. Dentro la voglia di esprimere questi principi morali è spezzata una lancia a favore degli ultimi dalla Blumhouse Production, genitrice di una serie che sa essere d’intrattenimento e di insegnamento.

Stavolta gli ultimi non sono solo un mix generico, la componente bianca della società svanisce dal clan dei protagonisti: non ritorna Grillo. Non esistono coppie delle aree buone improvvisamente all’aperto durante le 12 ore di illegalità concessa dai Nuovi Padri Fondatori d’America (NFFA), freschi di elezione e decisi ad adottare qualsiasi strumento per annullare la disoccupazione, il disagio. Fare piazza pulita.

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Paziente Zero a Staten Island

Sfogare la rabbia senza conseguenze per ripulire gli USA dal crimine sono le teorie di una psicologa comportamentale interpretata da Marisa Tomei – il personaggio più inutile dell’intera saga – e accolta dal NFFA per tentare un esperimento nell’area povera di Staten Island, offrendo in pagamento 5000$ alle persone per restare e incentivi a chiunque decida di partecipare sfogando gli istinti violenti.

Il gruppetto di sciagurati è capeggiato dall’attivista per i diritti degli sfruttati Nya (Lex Scott Davis) e dal suo ex fidanzato cresciuto gangster locale Dmitri (Y’lan Noel), ognuno coi propri minion a raccontare una fetta di America: le amiche immigrate dal Messico di Nya, il giovane fratello di Nya con la droga come unico sbocco lavorativo, la lealtà dei dipendenti di Dmitri e l’edilizia popolare a fare da sfondo alla strage.

La notte del giudizio, spiegata ai bambini

Dirige la sceneggiatura di DeMonaco il nuovo arrivato Gerard McMurray e solo di rado riesce con le immagini a imporre una visione nuova, particolare o ricercata alla sua prima notte del giudizio. Il suo compito, però, non è mai stato distanziarsi troppo quanto aggiungere didascalie su didascalie alle dichiarazioni politiche dei predecessori.

Dmitri fa specifico riferimento alla classe operaia, il padre fondatore Aldo Sabian (Patch Darragh) rende quanto più chiaro è possibile il perché della sua scelta scellerata che arriverà a metà film, Nya sarà sempre invece la voce della povertà e dei derelitti. Il messaggio passa (fin troppo) chiaro e tondo e l’azione è l’accompagnamento.

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Non abbiamo lo straordinario Grillo col suo coltellino né combattimenti corpo a corpo memorabili ed è chiaro che si poteva fare di più nel momento The Raid dove si svolge il finale, ma da una saga che continua a tenere basso il budget aspettarsi di più non è consigliato e godersi la tensione sullo schermo basta a dar soddisfazioni.

L’invito infatti è a sostenere La prima notte del giudizio nella sua anima smaccatamente politica, una caratteristica intrinseca al genere horror ma qui più marcata e meno sottile del normale, con una chiara impronta anti Trump e anti establishment. Se quanto cercavate, come gli Screen Junkies nel loro honest trailer, era più fantasia e più horror, vi suggerisco di darvi al rewatch di Anarchia ed Election Year.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

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