Zoolander 2 (Ben Stiller, 2016)

di Fausto Vernazzani.

Zoolander è una pietra miliare del cinema contemporaneo. Quindici anni fa diede a Ben Stiller il suo primo successo da regista dopo il dimenticabile Giovani, carini e disoccupati e il tremendo Il rompiscatole (meglio noto come il film che quasi distrusse la carriera di Jim Carrey), trasformò Owen Wilson in una star di primo livello e avviò Will Ferrell verso la fama globale di cui oggi è investito. In più, Zoolander era divertente come pochi altri film e per quanto si possa andare a fondo nel cercare i suoi meriti, il più grande resteranno sempre e solo le grasse risate regalateci dalla prima alla decima visione del film. E ora abbiamo Zoolander 2.

Girare il sequel di una commedia senza avere Leslie Nielsen (RIP) nel cast è un’impresa quasi impossibile, ma capita a volte di poter assistere al miracolo e riuscire a godersi una saga comica senza alcun ritegno. Per quanto l’accoglienza negli USA sia stata molto tiepida, Zoolander 2 funziona alla grande. Lo fa in gran parte operando una scelta vincente: cambiando genere. Il primo lo ricordiamo per l’energica ed esilarante critica al mondo della moda, ma 15 anni dopo quell’universo, com’è giusto che fosse, ha accettato la propria caricatura estirpando dunque dal secondo film ogni possibilità di sfruttare quell’elemento con la stessa carica.

Ecco perché Zoolander 2 diventa una commedia demenziale. Certo, i tratti non mancavano anche nel primo, ma le note più assurde arrivarono sul finale, con la celeberrima Magnum capace di fermare una stella da lancio con la sua bellezza. Zoolander 2 è dall’inizio alla fine una conseguenza di quella scelta: assurdità una dietro l’altra, come i rifugi nel gelido estremo nord del New Jersey, gli immensi deserti di Malibù e la leggendaria storia di Adamo ed Eva e Steva, il supermodello. Gli sceneggiatori Stiller, Justin Theroux, Nicholas Stoller e John Hamburg dovevano essere sotto acido quando scrissero il film.

La struttura della trama è bene o male la stessa del primo: a causa di un incidente Derek perde la moglie e si trova da solo a crescere suo figlio Derek Jr., un lavoro impossibile per lui, a tal punto che l’assistenza sociale gli porta via il figlio, spingendolo a ritirarsi come un “granchio eremita”. Idem Hansel/Wilson, sfigurato, vive nel nulla con la sua orgia capitanata da Kiefer Sutherland, tutta incinta di un suo bambino. Vivono isolati finché la stilista Alexanya Atoz/Kristen Wiig li convince a tornare sulle passerelle mentre l’agente Valentina Valencia/Penelope Cruz  della Fashion Division della Interpol indaga sugli omicidi di pop star assassinate brutalmente il cui ultimo lascito è un’espressione: la Blue Steel di Derek Zoolander.

Le strade di Valentina, Derek e Hansel si incroceranno dopo poco e non ci vorrà molto perché la vera mente criminale venga a galla, Mugatu/Ferrell, in carcere da quindici anni per il tentato assassinio del presidente malese in Zoolander. Le situazioni si somigliano molto, le dinamiche sono quasi identiche, quello che cambia è la supposta crescita psicologica dei personaggi – in realtà sempre idioti patentati – e la relazione col fantastico, partendo dal mitologico Steva per arrivare alle “chiacchierate con l’acqua” e un Fred Armisen incollato in CGI sul corpo di un ragazzino di 11 anni. Bizzarro è la parola perfetta per descriverlo.

Accettando Zoolander 2 sotto quest’ottica non si può che rimanere impressionati, letteralmente travolti quando il fiume di guest star assale di colpo il pubblico con parodie ben riuscite così come accadde nel primo. Memorabili Justin Bieber e Neil deGrasse Tyson, ma più di tutti Sting, la cui presenza nel film sarà forse uno degli elementi più belli di tutto il film (nel finale affianco a Owen Wilson è semplicemente strepitoso). Nel complesso pur non toccando le vette del primo del 2001, Zoolander 2 riesce a divertire e intrattenere il pubblico disposto ad accettare la variazione e a superare un inizio forse un po’ debole rispetto al resto.

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