Tutto può cambiare (John Carney, 2013)

Falling Slowly, una canzone da cantare in auto la sera quando fa freddo. Perfetta, come il film da cui spuntò fuori, Once del regista John Carney. Protagonista la coppia e duo musicale The Swell Season e dopo quel piccolo film sembrava impossibile sperare in un ritorno altrettanto meritevole, ma è accaduto, da due anni ormai, con il bellissimo e dolcissimo Tutto può cambiare (Begin Again).

Sì, alla vigilia dell’uscita di The Force Awakens, quando ogni luminaria natalizia ci ricorda le spade laser di Luke Skywalker, sembra assurdo parlare di una commedia sentimentale, ma prendiamola così, un modo per tornare coi piedi per terra, alla stagione in corso e decidere di accogliere tra le mani una rivitalizzante e saporita cioccolata calda al posto dei blaster di Han Solo.

Keira Knightley è l’umile compagna della presente rockstar Adam Levine, autrice dei suoi testi più belli, eppure dimenticata nel giro di poche settimane non appena lui si accorge di non aver più bisogno di lei. Da tutt’altra parte il produttore musicale Mark Ruffalo tocca il fondo del barile e l’unico suo rifugio sembra essere l’alcol, finché non incontra Keira e la sente suonare in un pub.

Inizia subito una collaborazione: Ruffalo vede in Knightley un vero talento musicale, mentre sugli schermi Levine suona dinanzi a platee di ragazzine isteriche, e tenta, riuscendoci ovviamente, di convincerla a pubblicare un album musicale, il più originale possibile. La missione li porterà a riscoprire se stessi, poco alla volta, tra le strade della città, più accogliente che mai anche nei suoi angoli bui.

Tutto può cambiare è un’evoluzione diretta di Once, un’esperienza realistica nonostante il mondo ch’essa racconta sembra essere lontana anni luce dalle nostre vite quotidiane. Difatti la sua realtà è percepibile al di là dell’ambiente, emozioni e sentimenti dei protagonisti appaiono come gemelli dei nostri e i loro sviluppi hanno il magnifico pregio di rifuggire da un superficiale happy ending.

Con John Carney rientriamo in quel cinema dove si riconosce all’abbraccio e alla stretta di mano un gesto d’amore più bello di un bacio, come già fu dimostrato da Nick e Norah, il capolavoro Love Exposure di Sion Sono e, perché no, persino dal finale di Pacific Rim. Mancherà il compimento del contatto amoroso, ma negli abbracci e negli sguardi alcuni registi sanno raccontare tutto l’amore che verrà.

Carney possiamo conseguentemente stenderlo con gentilezza in questa categoria, rispettarlo e ammirarlo per aver toccato l’apice privandosi degli strumenti classici del genere. Aiutano poi due attori fenomenali come il buon Mark Ruffalo, sprecato nel Marvel Cinematic Universe, e l’ottima Keira Knightley, un’attrice matura con una stringa di ruoli che negli ultimi anni l’hanno messa in una nuova (splendente) luce.

Dulcis in fundo, come accadde per Once, il nuovo Tutto può cambiare, vecchio di due anni ormai, ha una colonna sonora perfetta per ballare un lento durante la visione o magari strepitare in cucina. Dopo aver ceduto al lato oscuro della forza, passato The Force Awakens tornare al cinema più modesto, per budget e ambizioni, con Tutto può cambiare non può farvi che bene. Soprattutto se in due (o tre, non si giudica).

Fausto Vernazzani

Voto: 4/5

2 pensieri su “Tutto può cambiare (John Carney, 2013)

  1. Film dolcissimo, visto ieri sera per la prima volta. La storia non è neanche delle più originali, eppure la resa è qualcosa di prezioso: scorci di una New York per niente patinata eppure affascinante, fulminanti scambi di battute, due attori in parte (per Mark Ruffalo ho sempre avuto un debole e qui, in versione orsacchiotto spettinato e in china discendente, raggiunge la vetta). L’album di Greta poi è sublime.

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    1. D’accordo su tutto, specialmente Ruffalo :D sprecato in ruoli da “macho” come negli Avengers, è perfetto invece per opere sentimentali come questa. Un film davvero prezioso, ce ne vorrebbero almeno una decina all’anno come questo, con tanto di colonna sonora impeccabile come quell’album ;)

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