Lavalantula (Mike Mendez, 2015)

di Fausto Vernazzani.

Facciamo un esperimento: vi ricordate chi è il regista di Sharknado? Scommetto gran parte di voi, come me del resto, si è persino dimenticato esista una persona capace di dirigere un simile film. Lasciar scorrere titoli di testa e di coda per scoprire chi siano gli autori non ci passa neanche per l’anticamera del cervello. Qui sta la vera notizia: Lavalantula, il nuovo film prodotto da SyFy, ha un regista e si vede: Mike Mendez.

Per quanto SyFy abbia cercato di capitalizzare sull’assurdo successo di Sharknado e dei suoi atroci so-bad-it’s-good sequel, non è riuscita nell’intento di produrre sotto la propria egida un altro godibile orrore. Mike Mendez, al contrario di Thunder Levin (Sharknado!), si impegna per curare la regia di un film divertente senza dover a tutti i costi raggiungere vette d’insostenibilità tali da scatenare una risata involontaria.

Se con Sharknado ridevamo come folli in seguito a una serie di “Per la peppa e la peppina, quante assurdità tutte in fila” – perdonateci -, Lavalantula causa genuine risate, collocando se stesso al di fuori del genere trash, affiancandosi a tante altre horror comedy low budget. Esattamente come fu per Big Ass Spider, una piccola sorpresa, l’esordio di Mike Mendez che gli fece da biglietto da visita per la regia di Lavalantula.

Questo nonostante il concept sia stato partorito con metodi gemelli a Sharknado: potenti scosse di terremoto aprono la terra, vulcani eruttano per le strade di Los Angeles, e tra cenere e lapilli, delle gigantesche tarantole dal cuore magmatico fuoriescono per conquistare la città. Tra le loro fiamme e il successo si frappone Colton West, una vecchia star del cinema d’azione stanca di film da due soldi su immensi insetti assassini.

Per la legge del contrappasso Colton si trova a battersi contro le lavalantule tra le strade di L.A., in cerca di suo figlio Wyatt, insieme alla coraggiosa moglie Olivia. Come da tradizione SyFy anche in Lavalantula una serie di incontri al limite del ridicolo faranno da corredo al plot principale, spesso e volentieri trattandosi di riferimenti a grandi classici come Pulp Fiction, Indiana Jones o La maledizione della prima luna.

In mezzo a tanto caos Mendez riesce ad esprimersi con forte ironia, regalando scene ben girate, talvolta, a Cesare quel che è di Cesare, lasciando un attimo a bocca aperta, e momenti comici impareggiabili (Olivia contro le lavalantule in casa è pura comicità demenziale), senza dimenticare il sentimento, con un po’ di bonaria critica a Hollywood. E questo senza contare un cast nettamente superiore a Sharknado.

Se Tara Reid era l’incarnazione del trash in Sharknado, Steve Guttenberg è la buona volontà fatta corpo, un attore dimenticato da anni ed anni, riunitosi insieme ad altre due star della serie di Scuola di polizia, Michael Winslow e Marion Ramsey. Da soli conquistano il cuore con un vero omaggio al cinema degli anni che furono, facendo anche da fantastico spot alla follia e bravura dei team di effetti speciali.

C’è un cuore in Lavalantula, in poche parole, con una persona alle spalle fatta di idee, ricordi e ambizioni, armato del desiderio di divertire il pubblico televisivo con leggerezza, partendo da un’idea pigra per farne un oggetto d’importanza e valore maggiore. Non parliamo di un capolavoro, né di un film memorabile o chissà quale altro aggettivo altisonante, ma Lavalantula è divertente e lo è nel pieno rispetto dei mille mestieri grazie a cui è stato realizzato e degli spettatori in cerca di un prodotto realizzato con passione e dedizione.

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