Cemetery of Splendour (Apichatpong Weerasethakul, 2015)

di Victor Musetti.

Discutibilmente presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard piuttosto che in Concorso dove avrebbe decisamente meritato di trovarsi, Cemetery of Splendour è l’ultima fatica del venerato maestro thailandese Apichatpong Weerasethakul. Per chi non lo conoscesse è l’autore del film Palma d’Oro nel 2010 Lo zio Boonme che si ricorda le vite precedenti, premio tra l’altro molto discusso nonostante Weerasethakul fosse da tempo e continui ad essere una presenza costante nei festival di tutto il mondo sia come regista di fiction e documentari che come videoartista.

In Cemetery of Splendour Weerasethakul riprende un fatto di cronaca recente. In un paesino nel nord della Thailandia alcuni soldati furono colti misteriosamente da uno strano caso di narcolessia collettiva. Affascinato dall’idea, Weerasethakul ha trasportato questo fatto nel suo villaggio natale, Khon Kaen, immaginando che l’urgenza di questi ricoveri abbia obbligato a convertire la sua ex scuola ormai abbandonata in clinica temporanea. Kenjira, che in questo caso assume il ruolo di alter ego del regista, torna in visita a Khon Kaen nella scuola della sua infanzia. Trovatasi di fronte a questi soldati addormentati decide di dare il suo contributo occupandosi di uno di loro, Itt.

Durante il suo soggiorno nel villaggio Kenjira fa la conoscenza di numerosi personaggi, tra cui una medium capace di comunicare con i dormienti, che animeranno e coloreranno la sua vita fino ad allora monotona e solitaria. Le sue giornate, scandite dal sonno e dai risvegli del soldato Itt, saranno quindi dominate dai suoi sogni e ricordi, finendo per diventare un pretesto per esplorare gli anfratti più profondi del suo subconscio.

Weerasethakul, come suo solito, preferisce lavorare quasi interamente con inquadrature fisse. La cosa più interessante però è notare quanta cura per il dettaglio metta nel comporre i suoi quadri a partire dagli sfondi. Particolari che si notano a malapena, come dei bambini che si rincorrono o un gallina che passeggia con i suoi figlioletti. Questa minuzia nell’utilizzo di comparse o animali riesce nell’impresa di riprodurre un realismo cinematografico che fa spesso dimenticare di trovarsi di fronte ad un film di finzione. È il massimo dell’esperienza cinematografica immersiva.

Al di là del realismo c’è poi un’inedita e interessantissima, per Weerasethakul, idea visiva che a tratti sembra portare il film sul terreno del fantascientifico. Si tratta dei tubi luminosi che servono ad accompagnare il sonno dei dormienti e a guidarne la fase R.E.M., soluzione visiva di certo frutto dello straordinario lavoro fotografico di Diego Garcìa, alla sua prima collaborazione con il regista thailandese dopo che il suo storico D.O.P. Sayombhu Mukdeeprom si è fatto rubare da Miguel Gomes per il mastodontico Arabian Nights.

Cemetery of Splendour è insomma un lavoro piuttosto unico nella filmografia di Weerasethakul soprattutto per un sentimentalismo completamente inedito dovuto alla componente autobiografica del luogo raccontato. Al tempo stesso però Cemetery of Splendour è un’opera perfettamente coerente con il suo universo surreale e stralunato, tanto che quel finale pop (rivelarne anche solo un dettaglio sarebbe un delitto) sconvolge senza risultare fuori luogo, anzi, è la più grande ricompensa che Weerasethakul abbia mai fatto all’attenzione dei suoi sempre più numerosi spettatori.

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2 pensieri su “Cemetery of Splendour (Apichatpong Weerasethakul, 2015)

  1. Questo non l’ho visto,ma Tropical maladie e Lo zio Bonmee,oltre alla bellissima mostra di video art tenuta all’Hangar Bicocca di Milano,mi fanno sperare di vederlo presto!

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    1. Purtroppo vedere registi come Weerasethakul in Italia è qualcosa di paragonabile ad un’Odissea omerica! Sei già molto fortunato ad aver beccato la sua installazione a Milano! Cemetery of Splendour per quel che mi riguarda è al livello dei suoi lavori migliori, ma se non avessi avuto la fortuna di stare a Bruxelles dove il pubblico riempie le sale anche per Tsai Ming-liang probabilmente lo avrei visto chissà quando! Buona ricerca!

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