Exit Humanity su VVVVID

Exit Humanity (John Geddes, 2011)

di Francesca Paciulli.

Le fiamme tremolanti delle candele illuminano una stanza buia. E un vecchio, di cui sentiamo solo la voce, inizia a raccontare. È Malcom Young (Brian Cox) e sarà il nostro “narratore”: da generazioni la sua famiglia si tramanda un diario risalente al diciannovesimo secolo,  quando la popolazione fu colpita da una misteriosa epidemia che trasformava gli uomini in morti viventi.

Il primo capitolo del diario ci trasporta ai tempi della guerra civile americana, nel 1865, in un bosco del Tennessee, dove l’autore, il soldato Edward Young (Mark Gibson) diventa giocoforza un cacciatore di zombie. Il primo a (non) cadere sotto i suoi colpi é proprio un soldato avversario (Sembrava essere vivo ma gli avevano strappato l’anima, era incapace di morire: sembrava un mostro). Qualche capitolo e sei anni dopo, ritroviamo Edward nella sua fattoria. Il quadretto familiare che si presenta ai nostri occhi non è però dei più rassicuranti: l’uomo è l’ombra di se stesso, sporco di sangue, annichilito. La sua famiglia è distrutta: tornato dalla guerra scopre che la moglie è diventata una “sposa cadavere” e suo figlio Adam è scomparso.

Proprio per ritrovarlo, come un pistolero solitario (o come il dolente vice sceriffo Rick Grimes della serie AMC The Walking Dead) il nostro eroe sale in sella al suo cavallo, prende con sé la sua pistola a sei colpi e si addentra nelle campagne desolate e nei pericoli di una società ormai senza regole. Perché, come suggerisce il regista John Geddes attraverso le parole di un fuggiasco (Adam Seybold), non bisogna temere solo gli assalti degli zombie ma anche degli umani. Umani senza scrupoli come il perfido generale Williams e i suoi scagnozzi, che rapiscono uomini e donne (anche la graziosa Emma, immancabile figura femminile in pericolo) e compiono sulla loro pelle atroci esperimenti per trovare una cura all’epidemia.

A metà strada tra western e horror Exit Humanity è solo in apparenza l’ennesima rivisitazione in salsa zombie. Perché se è vero che ai morti viventi siamo ormai tutti un po’ assuefatti (nello specifico il make-up dello specialista Jason Derushie non offre niente di nuovo), a fare la differenza in questo caso sono l’ambientazione del tutto atipica (la guerra di secessione) e l’inserimento di spezzoni di graphic novel in momenti chiave del film. Azzeccato anche il protagonista Mark Gibson alias il tormentato Edward Young che comunica con sguardi e silenzi tutto lo strazio della sua esistenza solitaria.

Una curiosità: il film ha ottenuto il premio Grand Jury al Little Rock Film Festival e riporta dopo anni sul grande schermo Dee Wallace (è la vecchia strega Eve). I bambini degli anni Ottanta la ricorderanno nel ruolo ben più rassicurante della mamma single in ET l’extraterrestre.

 

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