Mr. Robot: la cyber-rivoluzione televisiva

Mr. Robot, la doppia vita di un genio informatico – di Fausto Vernazzani.

Ha qualcosa di magnetico CSI: Crime Scene Investigation, uno degli acronimi più conosciuti della storia della televisione del nuovo millennio. Non importa quante volte la formula è riproposta, all’interno dello stesso network o al di fuori (Bones, Lie to Me, ecc.), gli show di matrice scientifica trovano sempre il loro pubblico, come la giri e come la metti c’è sempre qualcuno desideroso di tirare giù la zip del sacco e vedere il povero attore di turno chiamato a fare la parte del cadavere.

Il 2015 ci ha fatto però un “piacere” decidendo, forse, di trovare un sostituto a CSI nel suo terzo spin-off, ovvero CSI: Cyber, dove gli scienziati non sono più medici legali e topi da laboratorio, bensì informatici e hacker impegnati da Washington a sventare attacchi di cyber-criminali senza mai fare uso del mouse, ma battendo a rapidità impressionante sulle tastiere. Cliccare su play equivale a gettarsi in una vasca di miele in mezzo a uno sciame d’api, si è assaliti dagli stereotipi, ma con CSI ormai ci si è abituati: fanno parte del gioco, la trama non conta.

Siamo, però, di fronte a un piccolo cambiamento, la cyber security non è più una tematica a cui è concesso di apparire come una sorta di guest star in uno o due episodi, ma viene finalmente riconosciuta come una questione di enorme importanza. Tanto grande da richiedere all’ufficio di Patricia Arquette (ebbene sì, è lei la Grissom del gruppo) di avere su una parete una enorme scritta retro-illuminata che ricorda agli agenti che si trovano nella Cyber Crime Division. Casomai dovessero avere dubbi su quale sia il loro lavoro e se sia la sala giusta.

Fatto sta che la materia è scottante da sufficienti anni dall’aver scatenato un moto nella televisione tale da spingere non solo la CBS a puntare in quella direzione, ma anche USA Network, un canale con ben poco di decente all’attivo. Basta pensare ai due principali eventi che hanno riguardato il solo mondo del cinema nel 2014: il furto di centinaia di foto di nudo da un altrettanto grande numero di stelle di Hollywood & Co., e la Sony Pictures rivoltata come un calzino da un vecchio dipendente infuriato.

Perciò, per quanto ci dispiaccia mettere da parte la Arquette e il grande ritorno di James Van Der Beek – il primo vero motivo per vedere CSI: Cyber -, la vera rivelazione sul fronte del cyberspace è senz’altro la novità Mr. Robot, iniziata lo scorso 24 Giugno con un pilota da fuochi d’artificio. Diretto da Niels Arden Oplev, fuggito per fortuna da Under the Dome, è un magnifico mix di tensione e intelligenza, un episodio agile e scattante: non è solo una persona davanti a un PC.

Il protagonista è Elliot Anderson/Rami Malek (un riferimento a Matrix era obbligatorio), un sociopatico – uno stereotipo almeno è fondamentale, se no gli sceneggiatori sono presi da crisi epilettiche, si sa – al lavoro per un’agenzia di sicurezza online, ottenuto grazie alla sua migliore amica Angela, tra i capi della sua divisione. Di notte cambia obiettivo: Elliot è un hacker che svela i segreti delle persone per rimettere in ordine le cose laddove gli è possibile con le poche armi a disposizione.

La guerra dell’informazione, l’oro del nuovo millennio, contro un sistema di cui ha un’opinione bassissima, che vorrebbe attaccare con le unghie e con i denti… e un’occasione si presenta col volto di Christian Slater, un hacker geniale che si fa chiamare Mr. Robot ed è pronto a includerlo nella sua lotta contro le grandi corporazioni per restituire all’uomo comune i diritti toltigli un poco alla volta dietro il loro consenso. Privacy is Theft si recita nel distopico The Circle di Dave Eggers.

Un furto alle gigantesche lobby, uomini in giacca e cravatta nascosti nella penombra di enormi sale illuminate dal mito della trasparenza. Oplev nel pilota eps1.0_hellofriend.mov canalizza il testo del creatore Sam Esmail in immagini simboliche, lente, da masticare con gli occhi e gustare con le orecchie, quel gentile e ruffiano susseguirsi di monologhi che richiamano alla principale fonte di ispirazione di Mr. Robot: il cult di Fincher, Fight Club, lo avrete capito già solo leggendo.

La struttura si ispira invece ad altri prodotti di enorme successo, serie e film di supereroi: un eroe solitario e con gravi dubbi su se stesso e ciò che lo circonda si trova a dover mettere le sue forze a disposizione per un movimento votato al bene comune contro un uomo geniale delle grandi corporazioni, un villain appena presentato, Tyrell Wellick/Martin Wallström, vice presidente della E-Corp, la più grande corporazione tecnologica, da Elliot ribattezzata Evil-Corp, molto semplicemente.

Sono questi piccoli tocchi gentili, delle carezze facili da comprendere e ambigue quanto basta per costruire una serie di ipotesi e possibilità nella testa di ogni singolo spettatore, che come ben sappiamo non riesce a fare a meno della sua dose di “misteri televisivi”, una droga a cui siamo tutti assuefatti e condannati da quando numerosi show hanno alzato le nostre aspettative. Mr. Robot di Sam Esmail ha tutti i numeri per essere tra le migliori novità dell’anno, non perdetevela.

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