Corto circuito

Corto circuito (John Badham, 1986)

di Francesca Paciulli.

La storia del cinema è costellata di robot. Iconiche donne artificiali (Metropolis) e inquietanti computer di bordo incapaci di commettere errori (2001: Odissea nello spazio); tenere coppie di fatto al seguito di una compagnia di ribelli (R2-D2 e C3-PO in Guerre stellari) e cyborg del futuro dalle sembianze umane e il piglio minaccioso (Terminator). E poi ci sono robot dichiaratamente rassicuranti, capaci di fare l’occhiolino e abbozzare passi di danza.

Rientra in questa categoria il protagonista di Corto circuito: Numero 5, robot soldato creato dai laboratori della Nova per l’esercito americano, perfettamente a suo agio nei deserti arroventati e nelle distese dell’Artico proprio perché indifferente all’ambiente.

Così almeno dicono i vertici della Nova presentando alla stampa il loro segretissimo progetto militare. In realtà non è così, Numero 5 non è come tutti gli altri compagni di progetto. E fatto di microchip e sentimenti. E durante un temporale, colpito da una scarica elettrica, decide di scappare letteralmente verso nuovi lidi. E dove si rifugia? Nell’accogliente dimora di una graziosa ecologista, Stephanie Speck (Ally Sheedy).

È una gustosa incursione negli anni Ottanta, Corto circuito di John Badham, e riprende, anche se con toni da commedia, il messaggio anti-bellico già portato avanti dal regista inglese con il precedente Wargames – Giochi di guerra. Protagonista assoluto del film è un robot cingolato dotato di senso dell’umorismo e molto sensibile al fascino femminile.

Sarebbe programmato per incenerire con i suoi raggi laser qualsiasi obiettivo militare, invece Numero 5 preferisce sbracare davanti alla tv (assimilandone tutte le espressioni, un po’ come l’alieno E.T.) e corteggiare la coinquilina umana Stephanie, un nome scelto non a caso da Badham, forse come omaggio all’omonima protagonista di uno dei suoi maggiori successi: La febbre del sabato sera (che ritorna anche nella scena del ballo sulle note di Saturday Night Fever).

Una favola semplice e garbata che si gusta con piacere, nonostante qualche ingenuità in fase di scrittura (l’esercito al seguito del robot in fuga è tratteggiato come una macchietta e la love story tra il giovane inventore del robot e Stephanie un po’ scontata).

Merito soprattutto di un protagonista capace di rubare la scena persino al lanciatissimo Steve Guttenberg (alias Newton Crosby, inventore con un futuro da fattore), direttamente da Scuola di Polizia.

Per la cronaca, nel 1988, uscì anche l’inevitabile ma resistibile sequel Corto circuito 2, diretto da Kenneth Johnson.

***

Questo film è disponibile su VVVVID. Per guardarlo in streaming gratuito, clicca qui: CORTO CIRCUITO.

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