Dorme

Dorme (Eros Puglielli, 2000)

Dorme, un breve viaggio straniante.

Ruggero si sente dire quello che nessun innamorato vorrebbe mai sentirsi dire. Ti stimo molto, ma non sei adatto a me. Ti ho ottenuto troppo facilmente e invece a noi donne piace lottare per il grande amore. Con queste parole, spiattellate con serafica noncuranza, Anna liquida il fidanzato dopo due anni di relazione. Ruggero (Cristiano Callegaro) ha diciannove anni, un viso comune e un grande cruccio: la sua statura. Sei basso, gli ripete Anna, all’ennesima richiesta di spiegazioni sul perché di quell’addio inatteso.

Da quel momento quell’affermazione diventa l’ossessione di Ruggero e il tragicomico tormentone di Dorme, esordio registico di Eros Puglielli. Neanche ventenne, appassionato di cinema e fumetti, Puglielli realizzò il lungometraggio con una videocamera Super Vhs con l’amico Cristiano Callegaro, a cui affidò il ruolo del protagonista Ruggero Acque (forse un omaggio a Roger Waters dei Pink Floyd?).

Ossessionato dalla sua bassezza e accecato dall’amore, Ruggero intraprende un viaggio grottesco nei quartieri delle case popolari di una Roma poco riconoscibile e per niente patinata. Con la complicità dell’amico Michele (Alessio Muzi), inizia a fare la posta ad Anna sotto casa. Peccato che la ragazza continui a negarsi al telefono (Dorme, non fa che ripetere la madre quando alza il ricevitore) e si sia messa con il bullo del quartiere, un tizio  allampanato che crede di essere due gemelli.

Basta superare l’effetto straniante iniziale (e quella grottesca sequenza sulla panchina con movimenti di camera impazzita) per restare catturati o quantomeno incuriositi dal fascino nostalgico di una avventura popolata da simboli degli anni Ottanta e Novanta (le camerette  tappezzate con i poster dei mitici Brenda e Brandon Walsh di Beverly Hills 90210 e l’atomica Samantha Fox, il mito di Mazinga, i telefoni a gettoni) e siparietti che meriterebbero la prima posizione fissa nella rubrica dei Nuovi Mostri (un esempio su tutti: il primo piano insistito sulla dentatura del padre di Ruggero impegnato a divorare bucatini, dando nel frattempo preziosi consigli di vita al figlio depresso).

È tutto talmente carico e bizzarro da sfociare nel cult, soprattutto nelle sequenze fumettistiche in cui Ruggero si lascia convincere da Michele a provare uno strano psicofarmaco capace di eliminare le insicurezze.

Una curiosità: Dorme rappresentò nel 1994 il biglietto da visita di Puglielli al Centro Sperimentale di Cinematografia e arrivò in sala solo nel 2000, e successivamente nel 2012, con il circuito Distribuzione Indipendente. Nel frattempo il regista aveva avuto modo di affinare il suo stile con la commedia Tutta la conoscenza del mondo e con l’affascinante noir di ispirazione letteraria Occhi di cristallo. Eppure questa opera di debutto, pur nella sua ingenuità, resta un riuscito e curioso esperimento di cinema-fumetto.

Francesca Paciulli

 

 

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