Almost Human: Arrhythmia (Jeff T. Thomas, 2013)

di Fausto Vernazzani.

Un mese è passato dalla premiere su Fox Channell della serie creata da J. H. Wyman, Almost Human, patrocinata dal guru della televisione J. J. Abrams, con Karl Urban e Michael Ealy protagonisti. Ieri sera è andato in onda l’episodio Arrhythmia, quello che potremmo chiamare un finale di mezza stagione, prima del continuo dopo la pausa natalizia il 6 Gennaio, con finale previsto per il 3 Febbraio per un totale di sole nove puntate, segno che le serie TV prodotte negli USA si stanno ormai adeguando ad un numero inferiore rispetto alle oltre venti di un tempo.

Karl Urban è John Kennex, l’agente di polizia che risponde al tòpos del poliziotto ribelle contro il protocollo e dalla parte delle vittime, l’empatico e sensibile uomo tutto d’un pezzo con l’odio per le nuove tecnologie, tra cui gli androidi disegnati per essere il partner ideale per evitare perdite umane e rafforzare il corpo delle forze dell’ordine. Motivo per cui a Kennex, ritornato in servizio dopo essersi ripreso da un trauma e un coma da cui è uscito con una gamba sintetica, viene assegnato un DRN, l’androide Dorian, modello di una generazione inferiore agli MX utilizzati regolarmente, prima dimessi a causa di un difetto che li rendeva fin troppo umani.

Almost Human
Cuori protagonisti dell’episodio Arrhythmia

Michael Ealy è quindi Dorian, l’androide dal cuore umano, più della scorza dura del personaggio di Urban ed Almost Human, titolo riferito ovviamente al co-protagonista, ferma le sue premesse a questo dettaglio, non portando alcuna novità per tutti i sei episodi di questo primo assaggio della serie. Con un esordio convincente, in particolare a causa delle possibilità future e al carisma dell’ottimo Karl Urban, un superlativo esempio di attore da action movie, Almost Human sembrava potesse imboccare la strada delle sorprese, con una storia a se stante in cui si esploravano i canovacci lanciati nel pilota: chi sono gli uomini che hanno ucciso il partner (umano) di Kennex? Perché hanno assegnato Dorian a John?

Inutile dire che entrambe le storie sono state abbandonate a favore di una catena di episodi chiusi, indagine per indagine come fu all’inizio per Fringe, serie per cui Wyman lavorò attivamente come sceneggiatore e regista, dove era però necessario abituarsi al format e alla psicologia dei personaggi, con la differenza che dopo tanti anni di fantascienza televisiva, sembra che gli scrittori stiano esaurendo i concept per un buon plot che possa sorprendere.  Nuove droghe sintetiche, impianti cardiaci a tempo, sex-bot, furti rocamboleschi sono già stati masticati e digeriti tante volte, così come il tema principale: l’androide sempre più umano dell’uomo stesso.

La serie non ha dunque una continuità, chiuso un caso se ne fa un altro, e con essi si presentano nuovi registi e nuovi sceneggiatori, tutti diversi per ogni episodio (dopo il pilota diretto da Brad Anderson e scritto dal creatore, Wyman), presentando una squadra svuotata di una qualsivoglia personalità affermata o capace di farsi notare, come ad esempio Jeff T. Thomas per Arrhythmia. Arrivati a più di mezza stagione e trovatici in questa pausa natalizia, dovremmo chiederci cosa possiamo aspettarci dai prossimi tre episodi che concluderanno Almost Human – in attesa di un rinnovo per una seconda stagione -, e decidere se sarà davvero il caso di continuare a seguirla negli anni futuri, se ci saranno, ma i sei milioni di telespettatori è facile che assicureranno una buona vita alla creatura di Wyman.

Intanto il 10 Gennaio su SyFy inizierà una nuova serie, Helix, creata da Cameron Porsandeh, e buone recensioni sono già arrivate, per cui, forse dovremo solo cambiare canale per avere della buona fantascienza (anche se la tagline Play God. Pay the Price non è delle migliori), o perseverare finché c’è Karl Urban a fare lo spaccone.

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