Strange Days - CineFatti

Strange Days (Kathryn Bigelow, 1995)

Kathryn Bigelow al suo massimo in Strange Days.

La regista Kathryn Bigelow è sempre stata dalla parte della legge, nel bene o nel male. Oggi è conosciuta come una delle rappresentanti del realismo cinematografico, una dei tanti registi appassionati della camera a mano e di quello stile documentaristico che con Michael Mann, Peter Berg e Paul Greengrass ha tanto preso piede nel cuore degli spettatori.

La giustizia ora è il successo militare, e la Bigelow passerà purtroppo alla storia non solo per The Hurt Locker, ma anche per Zero Dark Thirty, rischiando di mettere in cattiva luce il suo primo quindicennio.

Near Dark è un’’opera seconda ancora rozza per quanto bella, Blue Steel un pessimo poliziesco con due attori incompatibili come Clancy Brown e Jamie Lee Curtis, il quarto per anni il titolo più famoso della Bigelow, Point Break, con un eccezionale Patrick Swayze, il quinto è probabilmente il suo film più bello.

Strange Days a differenza di Zero Dark Thirty ha una struttura che rispetta sia corpo che mente. Mens sana in corpore sano può essere tradotto in maniera volgare sottolineando l’’importanza di una sceneggiatura per far sì che anche la regia possa spiccare il volo come dovrebbe.

Nel 1995, con Ralph Fiennes al suo debutto nel cinema statunitense, la Bigelow decide di traslare i bassifondi al neon di Near Dark, The Loveless e Blue Steel (Point Break ricerca la luce nei falò sulla spiaggia) in un futuro prossimo, il 1999.

La trama del film

Lenny Nero (Fiennes) è un ex-agente della polizia datosi al mercato nero delle registrazioni create dagli SQUID. Nella seconda metà degli anni Novanta la LAPD inventa un apparecchio per registrare, tramite la corteccia cerebrale, tutto ciò che una persona vede e sente, così da evitare fili ed aggeggi ingombranti da attaccare sotto le camicie. Diventa ben presto una tecnologia utilizzata per materiale pornografico, per sentirsi nel corpo di un’’altra persona e vivere emozioni altrimenti impossibili.

Tra le tante registrazioni ricevute, Lenny si ritrova in mano con il video di una sua conoscente stuprata e uccisa, costretta a vedere e sentire tutto ciò a cui il suo aguzzino la stava sottoponendo. Si ritrova così a dover ritornare dalla sua vecchia fidanzata Faith/Juliette Lewis, con l’’aiuto di Mace/Angela Bassett, per cercare di capire chi e cosa vogliono da lui, mentre l’’orologio sta per avvicinarsi alla mezzanotte del 31 Dicembre 1999 e la popolazione è sull’orlo di una rivolta contro il negligente governo di questo futuro distopico.

Un risultato privo di retorica

Tralasciando la parrucca bionda di Tom Sizemore, gemello filmico di Claudio Miranda, la Bigelow riesce nel dirigere alla perfezione i suoi attori, prendendosi tutto il tempo necessario per elaborare la storia scritta da James Cameron e Jay Cocks, un thriller con una punta di fantascienza, utile a creare un momento di innovazione per la regia: le sequenze SQUID in prima persona.

La divisione tra soggettiva e inquadrature tradizionali crea uno spaccato, un intervallo che aiuta lo spettatore ad immedesimarsi tanto in Lenny quanto in Mace, sottolineando le loro due diverse personalità con l’’utilizzo di un elemento sci-fi che se non fosse esistito– i VHS potevano essere utilizzati ugualmente – avrebbe reso Strange Days piatto e poco scorrevole.

A dominare sono i colori degli anni Ottanta, misti alla confusione degli anni Novanta, di cui Strange Days è un’’ottima rappresentazione, spaventato a sufficienza dalle nuove tecnologie e dalle evoluzioni della politica del tempo, dal terrore di vivere in un paese sempre più diviso tra la ricchezza e la povertà.

Ma Cameron e Cocks riescono a evitare la retorica, Kathryn Bigelow si concentra sulla storia e attorno a essa orbitano le sensazioni del tempo, dando così al pubblico la possibilità di focalizzare la propria attenzione su Lenny e Mace, immergendosi a propria insaputa nell’ambientazione perfetta.

Fausto Vernazzani

Voto: 4.5/5

2 pensieri su “Strange Days (Kathryn Bigelow, 1995)

    1. Avvincente soprattutto, anche se bene o male non è che ci voglia un segugio per capire chi sia il colpevole. Però la storia comunque ti prende, molto grazie anche all’ambientazione secondo me!

      Faust

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