Zombie Apocalypse Dream Team: CineFatti contro i non-morti

di Francesca FicheraRoberto Manuel Palo, Fausto Vernazzani

Qui su CineFatti abbiamo dimostrato che, ormai, l’invasione zombie spaventa più di una malattia contagiosa. Nei vari film del genere notiamo che, solitamente, le caratteristiche psicologiche e intellettive dei personaggi sono consolidate in determinati cliché, e allora come gestirebbero un’apocalisse zombie i protagonisti di pellicole di genere diverso, ma con eguali caratteristiche? Lo staff di CineFatti con Roberto, Fausto e Francesca prova ad immaginarlo con questa Zombie Apocalypse Dream Team.

Francesca: La Mary Jane Watson dello Spider-Man di Sam Raimi (quello carino, per intenderci), ossia l’isterica e fulva pulzella che conquista in eterno il cuore del supereroe tessitore, e che nella trilogia ha il volto e soprattutto l’ugola di Kirsten Dunst, sarebbe una perfetta arma vivente contro un Apocalisse di morti viventi. Perché? E’ presto detto: nessun cervello in poltiglia reggerebbe all’elevato tasso di decibel prodotto dai suoi ripetuti allucchi (trad.: grida). Al primo segnale di pericolo il pericolo stesso verrebbe debellato all’istante, perché le corde vocali al carbonio di Mary Jane lo annienterebbero.

Francesca: E come lei, anche se con “strumenti” diversi, è la Charlotte Gainsbourg di Antichrist (e anche un po’ quella ancora inedita di Nymphomaniac), musa di Lars Von Trier. Femme fatale, ninfomane per eccellenza, non sappiamo ancora se necrofila, ma di sicuro in grado di portare con sé una quantità tale di ceppi di legno da colpire le gonadi marce di un numero di zombi pari alla popolazione dell’intera Sud-Corea (per non parlare dei forbicioni arrugginiti e di potenziali sex toys contundenti).

FrancescaTom Cruise non è il personaggio di un film ma della sua stessa esistenza, divisa fra una carriera cinematografica con un paio di ruoli impegnati e venti da uomo oggetto privo di neuroni e una setta che gli sceglie le mogli riducendolo a un novello Barbablù. Perché sarebbe un’ottima spalla contro un esercito di non-morti? Per la sua mossa “Oprah”, ossia: un attitudine al balletto totalmente folle, a un’aerobica da divano dai risvolti marziali imprevedibili. Garantisce Scientology.

Fausto: Lo spaccone di turno non può mancare, il solito tipo capace di eliminare un branco di zombie tutto da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi compagni. Ecco, Jack Burton è esattamente l’uomo che NON fa al caso di ogni team anti non-morti di questo mondo, incapace di cedere ai fatti, ma che con le parole potrebbe riempire un oceano intero. Magari potrebbe organizzare persino una bella radiocronaca in puro stile Grosso guaio a Chinatown, ed allora sì che supererebbe persino La guerra dei mondi di Orson Welles, anche perché nessuno ha stile quanto l’uomo in canottiera di John Carpenter interpretato dal leggendario Kurt Russell. Nel caso in cui serva, una telefonata a Egg Shen per farsi portare la pozione giusta e trasformarlo in una macchina da guerra “nata pronta“.

Fausto: Zombie si avvicinano in gran quantità, corrono, strisciano, volano – non si sa come cavolo si muovono, ad ogni generazione cambiano velocità – e di colpo si trovano di fronte ad un coso mezzo uomo e mezzo tartaruga. Nudo. Al posto del pene una sorta di pistola ad acqua. Ed inizia a ballare al ritmo di musichette stupide, sperando magari in qualche relazione sessuale con uno dei mangia cervelli ancora dubbiosi su cosa sia quell’essere di fronte a loro. E’ ovvio che si tratti di un Kappa, nella fattispecie un tal Tetsuya Aoki, sotto il cui becco si trova Yoshiro Umezawa nel musical erotico a tema folkloristico di Shinji Imaoka, Underwater Love. Sarebbe il diversivo perfetto per scappare, abbandonare un Kappa ballerino di fronte all’orda stupefatta. Ah, dimenticavo: “Bukkake!!“.

Fausto: Ha vinto una Palma d’Oro al Festival di Cannes parlando di documenti che scottano, infastidendo i politici di Washington D.C., ha portato prove a destra e sinistra contro la guerra in Afghanistan e in Iraq, ha parlato degli omicidi commessi da ragazzini nelle scuole statali, si è persino prodigato contro l’Impero galattico ed un suo clone in Italia aveva bisogno di un Fernet Branca. Michael Moore, chi meglio di lui potrebbe scoprire l’origine di un’apocalisse zombie, di sicuro in maniera più efficace di Brad Pitt in World War Z, intervistando a crudo chiunque si trovi sulla sua strada e chiedendo ai non morti se vorrebbero i loro figli dal lato dei sopravvissuti o al loro fianco a mangiare cervelli. Fastidioso, certo, ma potrebbe essere anche molto utile come intrattenitore. Poi, se venisse catturato, sarebbe La grande abbuffata del cinema horror.

Roberto: L’eroe protagonista assoluto che si ritrova per caso a fronteggiare gli zombie, potrebbe essere il maestro Ip Man, l’uomo saggio che sa sempre cosa dire e cosa fare e combatte i morti viventi come un ninja di Dio. Il Maestro, interpretato, ovviamente, da Donnie Yen nella serie dedicata al personaggio dal regista Wilson Yip e altri, è l’ideale per dare sicurezza al gruppo e, magari, grazie alla sua grande abilità nell’arte oratoria, potrebbe portare qualche zombie dalla parte dei buoni per la serie tentar non nuoce e, qualora lo zombie non volesse sentire ragioni, un paio di mosse e la sua testa è dispersa da qualche parte.

Roberto: Non potrebbe mancare un qualsiasi personaggio interpretato da Sean Bean perché, in un film zombie, deve essere sempre presente un elemento importante della storia che muore e Sean Bean ha fatto del morire al Cinema il suo credo. Come potrebbe morire? Ci sono varie alternative come ad esempio le seguenti: distrazione, lo zombie è vigliacco, può prenderti alle spalle; tradimento, Bean ha già assaggiato questo tipo di morte, vedasi Equilibrium; scemenza, è tipico nelle pellicole del genere che qualcuno faccia un gesto avventato e perisce, ma Bean non è il tipo; eroismo, un’azione sacrificale per salvare la vita dei suoi compagni, Bean è il tipo. Nel caso di un’apocalisse zombie potrebbe scoprirsi che è colui che ha scatenato tutto essendo un membro del governo (ma Ip Man risolverà tutto a mani nude).

Roberto: In un’apocalisse zombie c’è sempre colui che cerca di mettere zizzania nel gruppo e di farsi odiare. E chi meglio del Babbo Bastardo di Billy Bob Thornton potrebbe avere questa parte? Già immagino il suo primo incontro col gruppo di sopravvissuti, completamente ubriaco che tenta di abbordare l’eroina di turno. Gli basterà una frase per far provare al gruppo il desiderio di cacciarlo fuori a calci nel didietro. Ovviamente, nel finale, è destinato o a fare una grande cavolata che gli costerà la vita oppure a fare un gesto eroico – chiaramente involontario – e verrà festeggiato da tutti. Un altro finale scontato è che, dopo tutto quello che ha passato, si redime, e prende i voti.

Roberto: L’eroina. Per questo ruolo potrei fare due scelte: a) la bonazza superstupida che morirebbe a tre quarti di film perché troppo deficiente; b) l’eroina maschiaccio che viene in soccorso del maestro Ip Man e ha buone probabilità di sopravvivere e di legarsi a lui. Ma ho deciso di scegliere una bonazza non superstupida, ma isterica: Edith Piaf. Immaginate Marion Cotillard che urla e strepita come una pazza perché le è morto il marito, ma nessuno la uccide o la usa come esca per togliersela dai piedi, irritando sia il gruppo (che avrebbe grandi rimorsi se attuassero un simile piano, è sconvolta e non vogliono essere assassini come quei “cosi viventi”) sia gli spettatori. Ovviamente il suo grande amore è diventato uno zombie, un buon motivo, per ogni spettatore, di sperare che se la porti con lui e che la prima cosa che mangerà sarà la lingua e poi tutto il resto della bocca. Lentamente, fino a quando le urla andranno sfumando in un silenzio di tomba. Sublime.

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