5 Personaggi In Cerca Di Salvezza

 di Fausto Vernazzani

Da qualche parte nel mondo uno scrittore o uno sceneggiatore sta buttando giù le ultime frasi del suo lavoro, torturando psicologicamente o fisicamente uno dei suoi personaggi, facendolo soffrire più che può, lasciandolo sommerso dal terrore e senza alcuna possibilità di salvezza. Gli scrittori sono gente crudele a volte, non c’è nulla da fare, che sia per passione, divertimento, sadismo o solo per elaborare una metafora, hanno l’abitudine di non trattare bene i loro protagonisti.

Inutile dire che nel cinema horror siamo circondati da persone ossessionate dal pericolo, assassini, serial killer, mostri o creature sovrannaturali da cui è impossibile fuggire, Sidney Prescott ne sa qualcosa, inseguita per ben quattro film da Ghost Face. E visto che Halloween si avvicina, il consiglio è di immedesimarvi in 5 personaggi in cerca di salvezza da alcuni classici d’autore e non, per iniziare a calarvi nel mood richiesto dalla notte del 31 Ottobre, giorno dell’invasione di un incredibile e inquietante quantità di pericolose caramelle e cioccolatini.

Sirius 6B non è mai stato accogliente. Un pianeta il cui scopo era solo quello di essere sfruttato per le sue risorse minerarie, ma come sempre c’è qualche operaio pronto a lamentarsi e a far guerra ai crudeli dirigenti, l’Alleanza, che in tutta risposta non esitano a creare gli Screamers, robot capaci di auto-riprodursi e di falcidiare chiunque si trovi sul loro territorio, incapaci di distinguere nemico da amico. Anni di guerra estenuante hanno convinto l’Alleanza a non accettare nessun negoziato, anzi, meglio abbandonare il pianeta al Colonnello Joseph Hendricksson, il cui tentativo di scoprire cosa diamine lui ed i suoi uomini debbono fare si trasforma in una fuga disperata dalle macchine, sempre più evolute, sempre più terrificanti, quasi quanto l’uomo stesso che le ha create. La paura negli occhi di Peter Weller è poi indimenticabile.

John Trent è un classico, quando si tratta di parlare di personaggi cult del cinema horror lui è sempre il primo a venire in mente. Non ha mai letto un libro di Sutter Cane, un caso ancora difficile da interpretare, se sia un punto a suo favore o contro al momento dell’Apocalisse al cui inizio lui assiste attonito e terrorizzato ne Il seme della follia di John Carpenter. Un capolavoro, indubbiamente, chi riuscirebbe a spaventare il pubblico o a creare una scena più incredibile dell’apparizione d i Sutter Cane sull’autobus in cui rivela a Sam Neill/John Trent qual è il suo colore preferito. Lui scrive e tutto si avvera, un po’ come Ruby Sparks ha creato di recente, ma in versione un po’ più inquietante ed angosciante. Se c’è una persona che ha bisogno di aiuto, quella è John Trent, un Sam Neill, alla sua migliore interpretazione.

Il Capitano Klaus Woermann non si salverà, lo sa benissimo lui stesso, costretto dagli eventi ad abbandonare la sua spocchia e presunzione tipica degli ufficiali dell’esercito Nazista. Woermann è al comando di un plotone inviato da Hitler sulle montagne in Romania per installare una base all’interno di una fortezza dove nessuno degli abitanti del villaggio passerebbe la notte, per nulla al mondo. Giovane Michael Mann alla regia, per La fortezza, uno dei suoi film migliori con tanto di Tangerine Dream alla colonna sonora, accompagnamento perfetto per la lenta rassegnazione di Woermann, uno Jürgen Prochnow – che qualche anno più tardi avrebbe vestito i panni del succitato Sutter Cane – costretto a vedere un demone antico sterminare le sue truppe, un poco alla volta, sotto i suoi occhi impotenti e terrorizzati.

Il Capitano John Boyd, un vigliacco, un codardo al servizio dell’armata degli Stati Uniti d’America contro il Messico alla seconda metà dell’Ottocento, spedito dall’alto comando a Fort Spencer, sulla Sierra Nevada, nel silenzio e nel nulla dei boschi. Ha paura sin dal primo giorno, paura di se stesso, paura della sua stessa paura (Remus Lupin direbbe che è una cosa saggia, ma John Boyd non è Harry Potter), in un qual modo incarnatasi nell’arrivo di Ives – Robert Carlyle, cattivo e divino -, un cannibale con più di un vizio condiviso col pauroso John Boyd. Antonia Bird, scomparsa pochi giorni fa, per L’insaziabile, un grande film di genere capace di creare un’empatia incredibile col povero John Boyd, Guy Pearce eccezionale come suo solito, incapace di resistere anche solo a se stesso ed al più piccolo e basso istinto.

Caleb Colton è un tizio qualunque, un cowboy spaccone dell’Oklahoma capitato per caso tra le braccia della bella Mae, una ragazza con un segreto da nascondere. Nascosto davvero per poco, poiché ben presto si scopre essere un vampiro, così come la sua comitiva, obbligata ad accogliere Caleb in seguito alla sua trasformazione voluta da Mae, ma il cowboy tutto vuole, men che essere un assassino notturno a caccia di sangue. Una Kathryn Bigelow inedita con Near Dark, una storia di vampiri on the road a tema western, con tanto di cowboy a cavallo in controluce – quella dei lampioni -, dove il povero e sconosciuto Adrian Pasdar detiene le redini, inquietato profondamente dal gruppo di cui un poco alla volta inizia a far parte, pur temendoli uno ad uno, in particolare il pericoloso Severen (Bill Paxton, grandioso).

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