Byzantium (Neil Jordan, 2013)

I nuovi vampiri di Neil Jordan e la loro stirpe di cliché – di Fausto Vernazzani.

Facile che da noi in Italia arrivi solo la prossima primavera, Byzantium, il secondo film a tema vampiri dell’autore di uno dei più grandi classici del genere, Neil Jordan, la mano dietro l’adattamento del celebre romanzo di Anne Rice Intervista col vampiro. Non che questo possa in qualche modo influire sulle aspettative della versione cinematografica di A Vampire Story, testo teatrale di Moira Buffini, qui anche nelle vesti di sceneggiatrice, lo stesso film del 1994 di Jordan non lo si può definire né un capolavoro, né un grande film, ma un capostipite (letterario prima) della costruzione contemporanea dell’immagine del vampiro.

Brad Pitt e Tom Cruise sono oggi sostituiti dalla sensuale Gemma Arterton/Clara Webb, unica vampira donna insieme a sua figlia Saoirse Ronan/Eleanor Webb, entrambe diventate parte del clan della notte contravvenendo alle regole della Fratellanza di vampiri, da secoli un’istituzione solo maschile nata per mantenere l’ordine e la giustizia. Una giustizia arbitraria, ma che sembra corretta nel momento in cui è rivolta contro Clara, il cui dono dell’immortalità è sfruttato ai danni di chiunque la ingaggi come prostituta, da almeno due secoli, sorte diversa dalla perenne sedicenne Eleanor, decisa a prendere il sangue solo di chi è pronto a morire.

La lotta tra la fratellanza e Clara si fa sempre più aspra, un confronto che non spaventa la donna, manipolatrice ora in possesso dell’Hotel Byzantium di Noel, trasformato da lei in una casa d’appuntamenti. Nascondere la verità è il primo comandamento, sopravvivere il secondo, ma Eleanor desidera solo potersi confessare, e lo fa scegliendo il debole di corpo, ma forte di cuore, Frank/Caleb Landry Jones.

Molte regole sono spezzate, il vampiro ormai si riflette negli specchi, non teme il sole come nemico mortale ed è armato di un artiglio appuntito per tagliare gola e polso del malcapitato di turno. Tante altre regole non sono invece spiegate: Jordan gioca su un territorio così noto alla cultura contemporanea da non aver bisogno di fermarsi a insegnarci per la trecentesima volta che un vampiro ha bisogno di essere invitato a entrare, molto è dato per scontato e questo è forse l’unico piacere di Byzantium (oltre ad un paio di scene con la bella Arterton protagonista), il non essere trattato come uno sprovveduto, ma è il minimo che ci si potesse aspettare da un regista stagionato come Jordan.

Tuttavia tra un flashback sulla storia di Eleanor e Clara nell’Ottocento e la caccia della Fratellanza, c’è solo noia ed una serie di cliché anch’essi fin troppo triti e ritriti nel genere, lasciando ben poche sorprese per l’intera durata del film: non ci si chiede se Frank crederà mai ad Eleanor, né cosa accadrà a Noel e all’insegnante della sedicenne di duecento anni, interpretato da uno spento e vano Tom Hollander. La nota stonata finale è anche il colpo di scena, il risultato di una trama portata avanti per due ore e poi gettata a mare con un risvolto completamente fuori contesto in un’opera che aveva stabilito uno standard ben preciso: Clara non è il bene, essere vampiro comporta una certa dose di malvagità.

La delusione finale è dunque non dietro l’angolo, trattandosi di due ore di film, ma in fondo alla strada sì, e se casomai ci fosse l’intenzione di dare un sequel a Byzantium, non varrebbe la pena pagare il biglietto. Le atmosfere nuove sono infatti arronzate in uno scarabocchio appena percepibile, tralasciate come se anche A Vampire Story fosse conosciuto come l’immagine del vampiro, ormai violentata da numerosi eccessi filmici, eppure così non è e forse sarebbe stato meglio adattare tagliando l’intera storia a noi contemporanea, concentrandosi solo sul furto del dono di Clara e il salvataggio di Eleanor, unica vicenda a suscitare un qualche interesse. 

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