I Declare War (Jason Lapeyre, 2012)

di Fausto Vernazzani

Le regole del gioco sono soltanto quattro:
1. Il generale sceglie la squadra e una base. Non puoi spostare la tua base;
2. Quando vieni colpito sei paralizzato fino a che avrai contato fino a 10 battelli a vapore;
3. Quando vieni colpito da una granata sei morto. Vai a casa;
4. Vinci quando il tuo generale ha catturato la bandiera dell’altra squadra.

Se hai capito le regole puoi dichiarare guerra al tuo avversario. I Declare War è l’urlo che seguirà l’accettazione. PK/Gage Munroe è un bambino biondino con la passione per Patton, generale da tempo in conflitto con Quinn/Aidan Gouveia, ragazzino con qualche anno in più, a comando dell’altra squadra. Non è la loro prima guerra, ma questa volta il team di Quinn abbandona le regole e procede verso l’ammutinamento, eliminando il proprio generale ed eleggendo Skinner/Michael Friend nuovo leader del loro team. Sono solo quattro le regole, ma Skinner è infuriato e pronto a prender prigioniero Kwon/Siam Yu, miglior amico di PK, e a render la tortura una nuova arma di guerra.

Sono tutti armati con dei rami spezzati, palloncini pieni di liquido rosso e finte mitragliatrici, ma tutti loro prendono molto sul serio il loro impegno, i membri di ogni squadra sono per davvero in conflitto con i loro avversari, ma Jason Lapeyre, regista amante delle crime story e dei bambini, trasforma l’immaginazione in realtà. Esplosioni e proiettili feriscono gli alberi dell’enorme bosco dove il gioco a luogo, ma il gioco dietro il film, bambini usciti direttamente dall’universo di Full Metal Jacket (linguaggio esplicito compreso), dopo pochi minuti dall’inizio finisce di sorprendere lo spettatore, già abituato alle escalation di violenza tra bambini, sia grazie a William Goldling che ad un cinema forte, come può essere il settore rappresentato da Ma come si può uccidere un bambino?.

I Declare War

La lotta tra PK e Skinner si fa via via più efferata, la violenza da finta si spinge su un piano reale che lascia presagire un finale esplosivo che non ci sarà. Il gioco inizia, il gioco finisce, con una lezione per chi non sa perdere e per questi ragazzini avviati verso una vita adulta dove le regole ben presto vengono spazzate via per raggiungere l’obiettivo: una metafora della vita reale forse? Può darsi, ma non basta quest’aspetto elementare ed evidente sin dall’inizio a far di I Declare War un film valido o anche solo divertente: l’azione dopo un po’ diventa scontata, l’uso fin troppo marcatamente sensuale della giovanissima Jess/Mackenzie Munro infastidisce.

Per Jason Lapeyre crescere è come la svendita al 50% dei saldi invernali. I propri valori, il proprio onore ed il proprio corpo sono oggetti che possono essere gettati nel fango senza pensarci troppo se a porsi dinanzi a noi vi è la possibilità di un riscatto o di una vittoria impossibile da lasciar correre. La guerra giocattolo si trasforma in una guerra vera e se le mitragliatrici restano in fondo stecche di legno, i coltelli continuano ad essere pericolosamente taglienti. Peccato che il film appartenga alla stessa categoria delle armi da fuoco e non riesca neanche per un istante ad esser tagliente come ci si aspettava dal vincitore del premio del pubblico all’ActionFest 2012.

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