Creepshow III (Ana Clavell, James Glenn Dudelson, 2006)

di Roberto Manuel Palo

Cavalcare l’onda del successo di un brand è quasi sempre deleterio, farlo dopo venti anni quando non se ne sentiva alcun bisogno lo è ancora di più, farlo sfruttando semplicemente il nome è la catastrofe. Tutte e tre queste cose accadono con Creepshow III, film per l’home video diretto dal duo Ana Clavell e James Glenn Dudelson, horror low budget composto da cinque brevi episodi collegati l’uno all’altro da alcuni personaggi.

La prima discrepanza è proprio questa: se nei primi due capitoli della serie gli episodi erano auto conclusivi e completamente differenti l’uno dall’altro, qui ci troviamo a seguire storie prive di qualsiasi nesso logico e legate da una sottile linea temporale. Il duo alla regia di Creepshow III, anche sceneggiatori, prova a calcare sul demenziale, ma il risultato è che lo spettatore rimarrà con la bocca aperta, le braccia cadute e le mani – ovviamente staccatesi dalle braccia – nei capelli.

Ogni episodio di Creepshow III, come nel cult diretto da George Romero, è introdotto da una sequenza animata talmente scadente che mi viene il dubbio che non sia stata fatta una selezione tra i migliori disegni degli asili nido d’America, sempre forieri di piccoli gioiellini artistici… povere mitiche sequenze animate dello Zio Tibia.

creepshow3

Il canovaccio tra gli episodi di Creepshow III è dovuto chiaramente al fatto che, essendo una pellicola low budget, la Clavell e Dudelson abbiano voluto risparmiare su attori e comparse, non preoccupandosi della loro bassezza recitativa in tutti gli episodi. Gli unici frammenti che meritano menzione per una buona dose di humour nero e di splatter sono gli episodi della “killer del telefono” che riesce a regalare ADDIRITTURA qualche brivido ed è ultra splatter così come l’episodio della moglie di Dayton che alla comicità spicciola contrasta uno schermo quasi sempre rosso. Gli altri tre episodi, tra cui il primo, la “ragazza e il telecomando del professor Dayton”, che dopo cinque minuti già ti porta ad osservare il timer per vedere quanto manca alla fine, non meritano neanche la menzione.

Ana Clavell e James Dudelson hanno una certa simpatia per il piattume registico che si offre di omaggiare George Romero. Infatti i due, nell’anno precedente a Creepshow III, avevano già compiuto un omaggio girando Day of the Dead 2: Contagium, al che la domanda sorge spontanea: perché questi due, invece di cercare titoli originali alle loro pellicole che non centrano nulla con gli “omaggi”, si impelagano nell’onda delle critiche e dei paragoni? Per i soldi? O perché son convinti di essere Zack Snyder? Ai posteri l’ardua sentenza. La cosa sicura è che le loro pellicole non meritano di essere viste.

La visione di Creepshow III è come la visione di un angelo che poi si scopre essere un’oca che ha spiegato le ali, ci si chiede come possa essere successo che si è scambiata un’oca per un angelo e si fissa quest’oca cercando di trovare qualche nesso logico. Creepshow III è esattamente questo: lo spettatore è incollato allo schermo per tutta la pellicola perché cerca di capire fino a dove si spinge il delirio totale e la mancanza di senso logico della pellicola. E vi assicuro che si spinge fino a vette inimmaginabili.

See You Soon.

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