Dialoghi sul cinema – Pier Paolo Pasolini intervista Pierre Clementi

di Francesca Fichera

Nel secondo dei Dialoghetti sul cinema e sul teatro – tratti da Il caos di Pier Paolo Pasolini, raccolta dell’omonima da lui tenuta sul Tempo a partire dal 1968 – si incontra una decisa resistenza. Resistenza di pensiero: quello dell’indimenticabile interprete Pierre Clementi. Durante la breve intervista pasoliniana infatti, il celebre attore riserva parole più che aspre nei confronti del cosiddetto “cinema commerciale”. Una dichiarazione che, soprattutto se applicata ai nostri tempi, assumerebbe un significato pericolosamente parziale. E rischierebbe di omologare splendide visioni mainstream alla volgare paccottiglia che è solita riempire sale e botteghini. Forse, sarebbe stato bello poter chiedere – in sede – a Clementi un’ulteriore precisazione sulla sua idea di “cinema commerciale”, di “volgarità cinematografica”. Ma d’altra parte il buono di un certo tipo di testi, come quello dell’intervista di Pier Paolo Pasolini a una delle sue maggiori “muse”, è la capacità di spingere alla discussione: di non abbeverarsi alle parole come a una fonte d’oro (colato) ma di assorbirle attraverso lo scontro, prima di incontrarle. Perché di questo tipo di questioni di discute tuttora: il successo non garantisce la qualità, ma anche la qualità non è esclusiva peculiarità della nicchia. Gli anni sono i veri garanti del valore delle cose. E le parole di Clementi sulla solitudine giungono, intonse, fino ai nostri giorni.

***

Pier Paolo Pasolini: Tu sei terribilmente uguale sia nella realtà che nel cinema. E nel tempo stesso, sei terribilmente diverso. Come lo spieghi?

Pierre Clementi: Perché più entro in me stesso, e più incontro cose che non conosco. Perciò quando sono davanti alla macchina da presa, io sono “io stesso in ricerca”. C’è molta differenza, d’altronde, tra realtà e cinema: perché il cinema è uno dei tanti mezzi per rappresentare la realtà. Con un film si può ricostruire un mondo: nella realtà è più difficile. Tuttavia il cinema è uno degli strumenti che possono ricondurre l’uomo alla realtà.

PPP: Perché tu pensi che gli uomini non vivano nella realtà?

PC: Sì, sì, ma io penso che la televisione e tutte le altre istituzioni (diciamo: mass media) allontanano l’uomo dalla realtà…

PPP: Franco Citti dice che la realtà è purezza.

PC: Sì, è vero, ma il tempo distrugge la purezza. Il cinema esercita molte funzioni: purché un film eserciti la funzione della purezza… Per fare del cinema puro bisogna prendere della gente pura. Cosa che non fa certamente il cinema commerciale…

PPP: E cosa rappresenta allora il cinema commerciale?

PC: E’ una pillola di sonnifero. E’ fatto per una società occupata a digerire. E’ fatto da uomini volgari che credono gli altri volgari.

PPP: Quale sarebbe il tuo modo ideale per fare il cinema?

PC: Fare un viaggio che ha nel fondo la vita e la morte. Per esempio, partire con una équipe di uomini che hanno gli stessi bisogni, le stesse aspirazioni ecc., e arrivare a fare una creazione così forte da superare la realtà…

PPP: Verso dove?

PC: Bene. L’uomo fa il suo viaggio da solo: e ciò è la realtà. Dio, patria, famiglia ecc., cioè le abitudini, sono la colpa di questa solitudine. Restano allora due soluzioni: o prendere un fucile e sparare o prendere una macchina da presa e fare del cinema: così si va al di là della solitudine.

Pierre Clementi in Porcile di Pier Paolo Pasolini

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