Lo zombie nel cinema del nuovo millennio

Il corpo che viene morso da uno zombie è spacciato, non ci sono cure, basta anche il più impercettibile contatto di fluidi corporali con questi esseri per entrare a far parte della loro schiera; se uccidere il capo vampiro che ha morso le sue vittime può portare al salvataggio delle stesse, non c’è vaccino che tenga contro il morso di uno zombie, l’unica soluzione è la distruzione del cervello.

Questo è il risultato delle nuove tendenze dopo il Duemila, il virus zombie è ormai alla base di praticamente tutta la produzione cinematografica del genere nel nuovo millennio; non mancano comunque eccezioni con filoni alternativi che si rifanno al classico come Undead di Michael e Peter Spierig o il pessimo House of the Dead di Uwe Boll, entrambi del 2003 e che hanno come protagonisti zombie di origine non virale; il numero di queste produzioni, comunque, sono nettamente inferiori rispetto a quelle che vedono la causa dell’origine del tutto in un morbo.

Dal Duemila in poi sono stati prodotti più del triplo dei film sugli zombie del decennio precedente e non passa giorno in cui non si legga la notizia che si stiano iniziando a girare scene di un film con protagonisti gli zombie.

In questa produzione così ricca di titoli, il primo cronologicamente degno di nota è 28 Giorni Dopo del 2002, diretto da Danny Boyle. Significativo è l’incipit di questo film, dove degli attivisti fanno irruzione in un laboratorio per liberare le cavie animali e il medico ricercatore cerca di avvertirli che le bestie sono affette da un ceppo modificato di rabbia, ma gli attivisti non lo ascoltano e liberano gli animali che subito si dimostrano molto aggressivi mordendo una ragazza del gruppo intruso; la donna comincia a vomitare sangue e gli altri cercano di soccorrerla venendo così a contatto con i suoi fluidi ed inizia così la metamorfosi e il contagio zombie comincia irrefrenabilmente.

Questo film è  un esempio emblematico della nuova tipologia di zombie del nuovo millennio ovvero esseri umani infettati da un morbo e apprendiamo che non c’è cura, ma solo l’attesa che questi esseri muoiano di fame dopo un po’ di tempo: stando alla tempistica della pellicola, ci vogliono circa due mesi. Inoltre il regista sceglie un’altra caratteristica particolare per i suoi zombie: essendo esseri umani malati e non cadaveri risvegliati, hanno la piena mobilità del proprio corpo; una scelta già vista in passato in film come La Città Verrà Distrutta All’Alba di George Romero o Incubo Sulla Città Contaminata di Umberto Lenzi, portata qui all’ennesima potenza e ripresa in seguito da molti registi.

Nel 2002 esce anche Resident Evil diretto da Paul W.S. Anderson. Questa pellicola, tratta dalla serie di videogiochi di grande successo della Capcom, rafforza quanto detto finora perché tratta di una multinazionale che, dietro la facciata pulita, crea armi batteriologiche e fa esperimenti di ogni tipo e crea un virus molto potente, il T-Virus, il quale, però, dopo un incidente, anche qui innestato da alcuni attivisti, si diffonde cominciando il contagio zombie.

In questo film vediamo, inoltre, come il virus si diffonda anche sugli animali, in questo caso su dei cani, una novità che fa vedere come ogni autore interpreti in maniera propria le caratteristiche del virus anche se qui, ispirandosi al videogioco che comprende già gli animali zombie, non si tratta propriamente di un’interpretazione personale.

Un’altra pellicola che si contraddistingue in questo periodo è Shaun of the Dead di Edgar Wright del 2004. Questo film è l’emblema di come il genere zombie, ormai, sia così diffuso da far nascere delle parodie sul tema. Parodie che non hanno il solo scopo di dissacrare la figura dello zombie, ma di affrontare in maniera originale le tematiche che questo genere di film porta con sé. La storia vede l’Inghilterra alle prese con la diffusione del morbo. Il protagonista Shaun (Simon Pegg), aiutato da Ed (Nick Frost), cerca di salvare la madre, la propria ragazza ed alcuni suoi amici dagli zombie che, improvvisamente, s’impossessano di Londra. Il gruppo si rifugia in un tipico pub inglese, mentre all’esterno si ammassano gli zombie.

Quest’originalissimo film ha conseguito un grande successo di pubblico e critica, ma ad apprezzarlo sono stati soprattutto i grandi autori dell’horror e dello stesso filone zombie, con Romero in testa, i quali l’hanno trovato geniale per la sua innovativa idea di trattare i temi tipici dei film zombie, come la triste ma necessaria decisione di Shaun (SPOILER!) di sparare alla madre perché morsa e ormai infettata (FINE SPOILER!), con elementi dissacranti sia del genere zombie, come la scena epica del gruppo di amici che si mimetizza agli occhi degli zombie barcollando e facendo dei versi senza senso, sia della società contemporanea, con Ed che si comporta come uno zombie (SPOILER!) anche prima di diventarlo realmente (FINE SPOILER!), arrivando così ad un prodotto finale molto innovativo e veramente ben riuscito.

Shaun e company si mimetizzano tra gli zombie in Shaun of the Dead

A causa del fatto che lo zombie è diventato un vero e proprio brand della moda, nelle pellicole, nonostante rimangano, in alcune di esse, le critiche e le metafore della società e delle paure umane, lo zombie è diventata una figura di puro intrattenimento che ha perso la sua aura terrificante dei film precedenti a Il Ritorno dei Morti Viventi per assumere quella di un divertimento per giovani a cui piace il sangue e lo splatter e, spesso, diventa una parodia di se stessa. Ovviamente non mancano le eccezioni per questa affermazione.

Il clima fecondo per la cinematografia zombie porta ad una diffusione planetaria della figura: infatti, se in precedenza solo Hong Kong fu la regione amministrativa che diede spazio alla figura fuori dall’America e dall’Europa, dal Duemila tutto il pianeta ha una discreta selezione di pellicole sull’argomento.

Nel 2004, oltre a Shaun of the Dead, il film più importante è senza dubbio L’Alba dei Morti Viventi, remake della seconda opera di Romero sugli zombie, diretto dall’esordiente Zack Snyder. E’ un grandissimo successo e un omaggio al cinema di Romero anche nel ritorno ad una certa critica della società americana e del suo decadimento culturale. Il 2004 è anche l’anno di Zombie Honeymoon, film su una luna di miele in cui il neomarito diventa, appunto, uno zombie; è anche l’anno delle parodie e, oltre alla già citata commedia-horror di Edgar Wright e a Zombie Honeymoon, escono anche Dead & Breakfast con David Carradine e Maial Zombie-Anche I Morti Lo Fanno.

Negli anni successivi, a parte la continuazione della saga zombie di Romero con La Terra dei Morti Viventi nel 2005 – se ne parlerà nel prossimo focus – il livello medio delle pellicole non riesce a superare l’insufficienza fino ad arrivare al 2007 quando esce Planet Terror, di Robert Rodriguez, parte del progetto Grindhouse realizzato insieme all’amico Quentin Tarantino. Si tratta di un omaggio al vecchio cinema horror, esagerato in ogni sua scena e, per questo, estremamente divertente. E’ probabilmente lo zombie movie con il cast più importante: oltre alla protagonista Rose McGowan, ci sono  Bruce Willis e Josh Brolin, oltre a Quentin Tarantino e Tom Savini in piccole parti.

Altrettanto importante è l’uscita, in Spagna, del film Rec, diretto da Paco Plaza e Jaume Balaguerò, un film dalle atmosfere inquietanti e girato in stile Blair Witch Project che ha avuto tanto successo da dare vita a tre seguiti che hanno mantenuto più o meno lo stesso livello qualitativo anche se il terzo capitolo, girato nel 2011 e diretto solo da Paco Plaza, vira molto più sull’action rispetto ai due precedenti capitoli.

Il 2008 ci regala un altro remake romeriano, Day of the Dead, dell’esperto Steve Miner. Il film è, però, una sorta di teen horror e delude sotto tutti i punti di vista. Da ricordare solo il ruolo da protagonista di Mena Suvari. Un’altra pellicola decisamente folle che uscì nel 2008 fu Zombie Strippers che ha come protagoniste delle spogliarelliste zombie e nel cast c’è l’ex pornostar Jenna Jameson e Robert “Freddy Krueger” Englund.

Negli ultimi anni non ci sono state pellicole che si sono distinte tra le altre, ci sono produzioni altamente insufficienti come il film incentrato su Dylan Dog di produzione americana Dylan Dog: Dead of Night di Kevin Munroe, il film inglese  The Zombie Diaries di Michael Bartlett e Kevin Gates nel 2011, che si sono alternate a pellicole decisamente buone ed interessanti come Benvenuti a Zombieland (2009) di Ruben Fleischer, Dead Snow (2009) di Tommy Wirkola, Quella Casa Nel Bosco (2011) di Drew Goddard, Juan de los Muertos (2011) – prima produzione cubana sugli zombie – di Alejandro Brugues, l’inglese Cockneys Vs Zombies di Matthias Hoene e il film d’animazione ParaNorman di Chris Butler e Sam Fell nel 2012.

Quest’anno, oltre alla recente uscita del colosso World War Z, si è parlato moltissimo di Warm Bodies di Jonathan Levine che ha diviso molto critica e pubblico. Per alcuni è una gradevolissima commedia zombie, per altri è l’avvisaglia che anche la figura dello zombie sta per fare la fine che i vampiri hanno fatto con la saga di Twilight.

See You Soon,

Roberto Manuel Palo

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