Diffusione mondiale dello zombie tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta

Nel resto del mondo ci si aspettava che l’uscita de La Notte dei Morti Viventi avrebbe dato vita alla produzione di pellicole a profusione di stampo imitativo. Ma, nonostante ci furono film a tema zombie, erano in scarsa quantità e bisognò aspettare tre anni per vedere 1975: Occhi Bianchi sul Pianeta Terra di Boris Sagal, 1971, remake de L’ultimo Uomo Della Terra e quindi non trattante esplicitamente di zombie, pur facendone respirare le atmosfere.

Invece si contarono curiosi casi di re-intitolazione italiana di pellicole di altro argomento, pur restando in ambito horror. Vanno citati tra questi lo spagnolo A Virgin Among the Living Dead di Jesus Franco del 1973 (in italiano Christine, Principessa Dell’Erotismo), presentato addirittura a Cannes con il titolo di Labyrinthe. Al film sono state poi aggiunte scene erotiche e inserti zombie per arrivare alla distribuzione attualmente conosciuta (fonte: il libro di Arona-Pascarella-Santoro L’alba Degli Zombie, n.d.r.); House of the Living Dead di Ray Austin, 1973, dove un folle scienziato inizia a fare esperimenti sui corpi dei suoi familiari; Les Demoniaques di Jean Rollin, 1974; Garden of the Dead di John Hayes, 1974; L’Orgia dei Morti di Josè Luis Merino, Spagna, 1973; queste sono tutte pellicole dove, in realtà, il richiamo agli zombie sta solo nel titolo e poco o nulla raccolgono dal film di Romero.

Tra i film invece, sulle tracce del capolavoro romeriano ricordiamo: Children Shouldn’t Play With Dead Things di Bob Clark, 1973, che presenta un plot alla Romero dove gli zombie si risvegliano in un’isola disabitata e assediano un gruppo di giovani teatranti che li hanno riportati in vita. Il film fu fatto con un budget ridottissimo ed è molto presente la componente umoristica; La Morte Dietro la Porta sempre di Bob Clark, del 1972, famoso soprattutto per essere il primo film da make-up artist di Tom Savini. La trama è molto interessante: un soldato viene ucciso in Vietnam, ma fa comunque ritorno a casa. La famiglia, però, non sospetta di avere sotto il proprio tetto uno zombie affamato di carne; La Vendetta dei Morti Viventi (Rebellion de las Muertas) di Leon Klimovsky (Spagna, 1973), dove le tematiche romeriane si mescolano al satanismo e al misticismo per colpa, o merito, della sceneggiatura di Paul Naschy dando vita ad un prodotto talmente brutto che è ormai diventato un cult per i puristi del trash; Il Demone Sotto la Pelle di David Cronenberg, 1973, dove un parassita mutante infetta le persone di un edificio, che si trasformano in zombie con intenti omicidi; La Casa Degli Zombi di Robert Voskanian del 1977.

Inoltre va senz’altro ricordata la saga dei Resuscitati Ciechi dello spagnolo Amando De Ossorio che tratta di Cavalieri Templari che tornano dalla morte a cavallo dei loro destrieri, zombie quanto loro. Per quanto ciechi e lenti, i Templari non lesinano sul body count. Nonostante non abbiano nulla a che fare con Romero, questi Cavalieri s’inseriscono nella tendenza zombie degli anni Settanta. I titoli dei quattro episodi della saga sono: Le Tombe dei Resuscitati Ciechi, 1971; La Cavalcata dei Resuscitati Ciechi, 1973;La Nave Maledetta, 1975; La Notte dei Resuscitati Ciechi, 1975.

Prima del successo mondiale delle pellicole zombie italiane ci sono due film fondamentali che furono prodotti oltreoceano: L’occhio nel Triangolo di Ken Wiederhorn, 1977, e Fantasmi di Don Coscarelli, 1979. Il primo, con protagonisti John Carradine e Peter Cushing, vede per protagonisti un manipolo di soldati nazisti zombie, che mette a repentaglio le vite di alcuni studiosi rifugiatisi su un’isola; il secondo racconta di un gigante che trasforma i morti in zombie per conquistare il mondo.

Dopo l’enorme diffusione dei film italiani che avvenne, come ricordato nel precedente focus, tra il 1979 e il 1980, lo zombie ritornò in auge anche nelle altre filmografie europee. Nei primi anni Ottanta, infatti, si ricordano ancora le produzioni di Jean Rollin (Zombie Lake, 1981), o Jesus Franco (Oasis of the Zombies, 1982), registi rispettivamente francese e spagnolo che già erano stati molto attivi nel decennio precedente nel campo zombie. Negli Usa, invece, i film sono lontani dalle comuni tematiche del genere, come The Children (1980) di Max Kalmanowicz e un episodio di Heavy Metal (1981) di Gerald Potterton-Jimmy T. Muratami, storico cartoon prodotto da Ivan Reitman su un bombardiere americano infestato dagli zombie.

Negli anni successivi la produzione anglofona è invasa da pellicole zombie di qualità tra il sufficiente e l’infimo. Questo fino al 1985, quando uscirono, oltre alla terza parte della trilogia romeriana, due film di notevole importanza legati a George Romero. Il primo è Il Ritorno dei Morti Viventi, diretto da Dan O’Bannon e tratto da un romanzo di John Russo che, tenendosi la licenza del Living Dead, scrisse questo romanzo e diresse film di scarso successo, al contrario della pellicola di O’Bannon che, invece, ebbe molto successo, puntando su un pubblico più giovane e utilizzando massicce dosi di ironia. Anche gli stessi zombie cambiano: hanno un minimo di intelligenza, si cibano solo di cervello, sono veloci e, per essere uccisi, devono essere bruciati. Il film ha avuto cinque seguiti tra il 1988 e il 2005; la seconda pellicola è Re-Animator, tratto da un racconto di H.P. Lovecraft che racconta di uno studente di medicina che inventa un siero per resuscitare i morti. La regia è di Stuart Gordon e darà il via a ben quattro seguiti.

Gli zombie, qualitativamente, tornano a latitare sul suolo americano fino al 1988, quando Wes Craven dirige Il Serpente e L’Arcobaleno. Ambientato ad Haiti, riprende la tematica dello zombie voodoo, posseduto da un capitano dedito alla magia nera. Contro di lui un professore di Harvard, interpretato da Bill Pullmann; nel 1989 esce Cimitero Vivente (Pet Sematary), tratto dal romanzo di Stephen King e diretto da Mary Lambert. E’ un grosso successo dettato soprattutto dall’indimenticabile omonima canzone dei Ramones che, sinceramente, è l’unica cosa che ritengo possa salvarsi della pellicola. Nonostante tutto, anche Pet Sematary avrà il suo seguito.

Gli anni Novanta sono senza dubbio l’epoca più buia del cinema zombie. L’avvento delle videocassette aumentò la richiesta di un genere comunque di nicchia come quello degli zombie ma, allo stesso tempo, fece peggiorare la qualità dei film, spesso realizzati con scarse idee e con al massimo qualche effettaccio per accontentare i fan. Naturalmente, anche se poche, ci sono delle eccezioni.

Oltre al remake de La Notte dei Morti Viventi di Tom Savini del 1990, nel 1992 esce nei cinema Splatters-Gli Schizzacervelli, la commedia horror diretta dal giovane Peter Jackson. Si tratta di un film davvero incredibile che diventa subito campione d’incassi in Nuova Zelanda e vince numerosi premi tra i festival del genere, come il Sitges. Unisce una comicità demenziale – celebre è la scena del prete che, prima di lanciarsi contro gli zombie, esclama Qui ci vuole il ninja di Dio – e una violenza splatter che, nel finale, diventa clamorosamente esagerata per la gioia di tutti i fan.

il ninja di Dio prima di incontrare gli zombie

Negli anni successivi si assiste alla visione di cose che si fa fatica a definire film fino a che si giunge al 1998 quando, a salvare il genere, arriva I, Zombie, The Chronicles of Pain di Andrew Parkinson che, per la prima volta, racconta la lenta trasformazione di un ragazzo in zombie, finendo per essere più un melodramma che un vero horror. Questo è, forse, l’esempio che inizia a far capire a produttori e registi che il genere zombie non ha esaurito le sue cartucce e, infatti, il nuovo millennio ridarà nuova linfa ai nostri amici zombie.

Lo zombie non si diffuse solo in America ed in Europa, ma in tutto il mondo. Nell’estremo Oriente, ad Hong Kong, i più importanti zombie movies vengono prodotti tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. I primi film sono Revenge of the Zombies (1976, sugli strani accadimenti in un cimitero) di Ho Meng-Hua e Return of the Chinese Boxer (1977, ambientato nel diciannovesimo secolo, con un’armata di zombie) di Yu Wang. Nel decennio successivo ad Hong Kong viene mescolato il cinema zombie con i kung fu movies, e i risultati sono The Guy With the Secret Kung Fu (1981) di Joe Law, Kung Fu Zombie (1982) di Hua I-Jung e Kung Fu From Beyond The Grave (1982) di Li Zhao. Anche la famosa saga di Mr. Vampire, il cui primo episodio è datato 1985, può essere ricondotto al genere zombie, dopodiché l’argomento viene poco trattato fino a Bio-Zombie (1998) di Wilson Yip, horror comedy ricca di citazioni cinematografiche.

In Giappone, invece, se si esclude il folle Entrails of a Beautiful Woman (1986) di Kazuo “Gaira” Komizu, il cinema zombie esplode solo nell’ultimo decennio così come in Sudamerica dove si ricorda, nel periodo qui analizzato, solo Plaga Zombie (1997), cortometraggio argentino di Pablo Pares-Hernan Saez.

See You Soon,

Roberto Manuel Palo

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