British Film Institute: Un nuovo modello di distribuzione

di Fausto Vernazzani

L’Italia avrebbe tanto da imparare sul fronte distributivo, è un dovere da compiere ed una conoscenza che subiamo. Se negli Stati Uniti d’America il Video On Demand ha raggiunto frontiere inaspettate con canali capaci di produrre da sé, noi ancora siamo rimasti indietro. I nostri canali di VOD ancora non hanno raggiunto la stessa evoluzione, non offrendo abbonamenti mensili, senza far spendere fin troppi soldi per ogni singolo video.

Le nostre sale piangono, molti film prima di arrivare nelle case di tutti gli italiani, dalla più lontana isola siciliana ai paesini nascosti tra le Alpi, necessitano di fin troppi mesi ed il DVD, oltre ad avere un costo esagerato che richiede altri mesi di attesa perché scenda, non fornisce la stessa esperienza della sala cinematografica. Il Cinema è il grande schermo, è nato per essere tale e se anche ha raggiunto nuove colonie dove potersi sviluppare, resta destinato alla sala. Tuttavia in quei casi in cui il coraggio mancante, doveri legali ed amministrativi e quant’altro obbligano a ridurre la riuscita distributiva di alcune pellicole, ecco che il DVD, la Televisione (grazie Ghezzi) e il VOD dovrebbero arrivare in aiuto.

Un’iniziativa interessante voluta dal BFI, il British Film Institute, prevede un nuovo metodo di distribuzione: di certo non siamo gli unici ad avere problemi nel riempire l’intera rete cinematografica, chi frequenta forum o social in altre lingue, sa come anche all’estero non sempre si riesce ad esser così capillari, accarezzando solo le vene centrali e tal volta unicamente il cuore d’una nazione (Roma e Milano nel nostro caso specifico). In sala è da poco uscito Killer in viaggio, il precedente film del regista inglese Ben Wheatley, il cui prossimo, A Field in England si prepara alla sua distribuzione inglese il 5 Luglio.

Cosa ne sarà delle città, o delle persone che non hanno modo – o non hanno volontà, strana possibilità – di vedere A Field in England  è presto detto: in contemporanea, il 5 Luglio, uscirà anche in DVD, in Televisione e nei canali VOD. Da un punto di vista economico ci saranno ovviamente diversi aspetti da considerare rispetto alla sola riuscita nei cinema, fino ad ora il vero fulcro dove si considera il guadagno d’una singola pellicola, ma così facendo il Regno Unito ha dato prova di un’unità nazionale volta al successo di un film ritenuto importante. La possibilità data a tutti di vedere un nuovo film è una vera e propria rivoluzione.

A Field in England

Katie Ellen (Distribution Manager al BFI), al lavoro per questo nuovo modello del Distribution Fund (Fondo per la Distribuzione) ha dichiarato: “Questi nuovi modelli sviluppati per il fondo della distribuzione supportano nuove strade per connettere la più ampia fetta di pubblico possibile con grandi e specializzati film Britannici, e siamo contenti di poter lavorare con dei partner così forti per far sì che questa uscita sia un successo”. Ma non finisce qui, ogni mezzo avrà i suoi vantaggi, come scrive Samuel Wigley sul sito ufficiale del BFI: “Ogni piattaforma porterà diversi benefici: gli spettatori dei cienma il 5 Luglio potranno godere di un Q&A satellitare con Wheatley ed il cast (presentato al Ritzy Brixton di Londra); i possessori del DVD potranno invece esplorare le risorse extra; Channel Four manderà in onda il film con un’introduzione ed un’intervista col regista; chi sceglierà il VOD potrà invece visionare il filmin qualunque momento vorrà.”.

Potrebbe mai succedere una cosa simile in Italia? Certo che potrebbe, e sarebbe forse il modo migliore per soddisfare la richiesta di film che viene da tutta l’Italia, desiderosa di vedere opere come il recente Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, The Butterfly Room di Jonathan Zarantonelli o La leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli, per non parlare di documentari come Materia Oscura di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti o L’ultimo pastore di Marco Bonfanti, tutte recenti pellicole appartenenti ad un lato oscuro della distribuzione italiana.

Sarebbe il metodo migliore per combattere contro la pirateria, talvolta unico mezzo per recuperare questi film, contro il fallimento di un cinema nostrano che fatica ad uscire nelle sale e spesso non riceve neanche un’adeguata campagna pubblicitaria per render nota l’effettiva distribuzione. Se il popolo di produttori chiede l’interesse dell’Italia, allora l’Italia tutta andrebbe da loro coinvolta, e perché non prendere in considerazione questi nuovi modelli sviluppati in paesi già più avanzati di noi?

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