Sushi Girl - CineFatti

Sushi Girl (Kern Saxton, 2012)

Una cena a base di pesce e icone del cinema in Sushi Girl.

Quentin Tarantino ha incantato generazioni intere, in qualche modo nel cinema dagli anni Novanta in poi lui c’è sempre. Per fortuna, il tarantinismo – vogliamo chiamarlo una forma cinematografica del tarantismo? Ma sì! – siamo molti a considerarlo anche una malattia, imitarlo vuol dire emulare un uomo fatto di mille stili. Ma ci sono anche registi capaci di rientrare in quella forma, come Kern Saxton dimostra con Sushi Girl

La fonte dei cult

Saxton rientra tra le persone abbeveratesi alla stessa fonte di Tarantino, mosse dal desiderio di raccontare una storia e al contempo omaggiare gli idoli di riferimento. Per Kern Saxton è certo vi sia anche lo stesso Tarantino, ma anche una sfilza infinita di attori negli anni assorti a icone culturali del cinema di genere, dall’horror al fantastico.

Sulla stessa onda de Le iene, il primo omaggio evidente già dalla sinossi, nasce Sushi Girl, un piccolo film costruito su tante chiacchiere – praticamente nessun distintivo – molte voci e non chissà quante immagini davvero memorabili o significative.

Dalla padella alla brace

Fish abbandona le sbarre dopo sei anni vissuti in carcere. La famiglia lo ha dimenticato, ma non i suoi vecchi colleghi. Fuori dalla prigione lo aspetta un’auto mandata da Duke, il boss della banda il cui colpò finito male lo spedì dritto dritto in galera.

Ad attenderlo sul luogo dell’appuntamento prefissato c’è solo una ragazza vestita di sushi. Nyotaimori è il nome della pratica giapponese che prevede di consumare il pasto sul corpo di una donna coperta solo dal fine lavoro di un cuoco nipponico.

Attorno a quel tavolo si riunisce la banda al completo: il viscido Crow, il violento Max, il redento Francis e a capotavola, infine, giunge lo stesso Duke. Come se non fosse trascorsa più di una manciata di minuti dal futrto, quel bottino torna sulla bocca di tutti.

E nel sangue di Fish, interrogato e torturato perché dietro le sbarre sono tutti convinti si sia portato un segreto, l’ubicazione del nascondiglio dove sono stati tenuti i diamanti rubati. Ma Sushi Girl non vuole fermarsi qui, un mare di sorprese vi attende. Anche se il principale colpo di scena non è affatto una sorpresa, c’’era infatti da aspettarselo.

Icone in serie

La vera gioia di Sushi Girl sta nel vedere in azione l’immenso – letteralmente – Tony Todd al fianco di un tarchiato e sporco Mark Hamill, perfetto nell’inatteso e inaspettatamente riuscito duetto con Andy Mackenzies, uno dei nomi non famosi del cast.

A loro si aggiungono James Duval (il coniglio Frank di Donnie Darko)e  Noah Hathaway (Atreyu ne La storia infinita), mentre in piccoli ruoli secondari compaiono giganti del cinema come Sonny Chiba, Jeff Fahey, Danny Trejo e Michael Biehn.

Si passa insomma da Candy Man a Luke Skywalker, da Atreyu a Machete, da Kyle Reese ad Hattori Hanzo. È una straordinaria carrellata di ricostruzioni e re-immaginazioni dei grandi personaggi della storia del cinema di genere.

Parlantina brillante

Ridurre i meriti di Sushi Girl a un ottimo casting, anche un po’ piacione, sarebbe ingiusto nei confronti della buona sceneggiatura scritta da Destin Pfaff e Saxton, con dialoghi brillanti, uniti principalmente all’interpretazione di Mark Hamill e alla imponente voce di Tony Todd, il miglior strumento di intrattenimento di tutta la pellicola.

Non un’’opera memorabile, certo, né da inserire negli annali, ma l’’unione di così tante star sotto una sola macchina da presa è qualcosa che rimarrà nella storia del cinema, quella scritta solo per chi ama quei personaggi forti e immortali.

Sushi Girl somiglia in pieno alla pratica del nyotaimori: feticismo puro.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

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