La herencia Valdemar: la sombra prohibida (José Luis Alemán, 2010)

La storia nella saga de La herencia Valdemar ruota tutto intorno alla casa di Lazaro (Daniele Liotti), protagonista del lungo flashback che costituisce il primo dei due capitoli di José Luis Alemán. Lo capiamo già con la forte presenza di Alesteir Crowley nel primo, ma è ancor più chiaro grazie all’arrivo dello stesso H.P. Lovecraft (Luis Zahera), trasformato in un avventuroso esperto del Necronomicon, giunto nelle mani di Valdemar stesso, deciso a riportare tra i vivi la defunta moglie Leonor. Così prende il via la seconda parte, La herencia Valdemar: La sombra prohibida.

Alemán non molla, dopo il terribile La herencia Valdemar, sbagliato sotto ogni punto di vista possibile ed immaginabile, continua nella sua storia, sollevandosi dall’orrore indicibile per dirigere quello che possiamo definire solo come un brutto film. Un passo avanti insomma. Dopo un’ora e quaranta passata tra noia e sbadigli, La sombra prohibida porta suspense allo spettatore, lasciandolo un minimo nella tensione, ma vien privato delle colonne fondamentali della sceneggiatura che dovrebbero servire a giustificare ben più di uno dei colpi di scena dell’intera opera.

La herencia Valdemar: La sombra prohibida
Lazaro (Daniele Liotti) studia il Necronomicon

Personaggi divenuti tutto ad un tratto secondari nel primo, ne La sombra prohibida si trasformano in improbabili protagonisti: Nicolás Trémel (Óscar Jaenada) il detective lo avevamo lasciato sul treno insieme alla D.ssa Cerviá (Ana Risueño) ed è ora incatenato in un sotterraneo; insieme a lui c’è Luisa Llorante (Silvia Abascal), l’agente immobiliare inviata nella residenza, rapita da Dámaso (José Luis Torrijo) e Santiago (Santi Prego), il pazzo e buon custode; a completare il quartetto i due agenti ed amanti Eduardo (Rodolfo Sancho) e Ana (Norma Ruìz), lì per non aggiungere nulla al tutto. Cosa ne sarà di loro lo deciderà la setta di Cthulhu, guidata da Lazaro stesso.

Sacrifici umani, scene di follia del povero Santiago, accenni al cannibalismo e battute idiote una più dell’altra. Come può l’eroe dire al cattivo che non riuscirà mai a nascondere 666 vittime, quando le prime 661 sono già passate inosservate per tutti i 150 anni di vita di Lazaro? La stupidità della sceneggiatura si mantiene su questo livello e, state tranquilli, non sono spoiler questi, ma informazioni di pubblico dominio sin dai primi minuti de La sombra prohibida. Gli effetti speciali son buoni invece, per quanto possano mai esserlo in una produzione low budget come questa, persino il mini-Cthulhu in una delle sue poche apparizioni cinematografiche, non al massimo della sua forma, date le “piccole” dimensioni in confronto a quanto scritto da Lovecraft, qui trasformato in qualcosa di ben diverso da ciò ch’è sempre stato scritto su di lui.

Il risultato finale rasenta il ridicolo, un peccato dato che si tratta di uno dei pochi veri tentativi di dare a Lovecraft anche un peso cinematografico oltre che letterario, la cui presenza la si può sentire solo in rare occasioni nelle trasposizioni dei romanzi di Stephen King, oltre che nei lavori di Stuart Gordon, come ad esempio l’ottimo e terrorizzante Dagon. Amanti di Howard Philip, fate a meno di Alemán e lasciatelo lì da dove è venuto, dagli abissi della penisola Iberica. All’intero cast auguriamo una carriera fiorente in qualunque altro mestiere che non sia il Cinema, davvero.

Fausto Vernazzani

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