Occupy VFX

La community VFX si prepara al Pi Day con OccupyVFX

VFX alla riscossa – di Fausto Vernazzani.

Immaginate di essere un illustratore: il vostro lavoro (di fantasia) consiste nel fare un ritratto del cliente. La concorrenza è spietata, vengono da ogni angolo del mondo tanti disegnatori che possono fare il tuo stesso mestiere a prezzi inferiori.

Non è possibile dunque lasciarsi scappare un’occasione, ed ecco che accettate l’incarico dell’ultimo acquirente arrivato. Desidera un ritratto e paga per quest’ultimo, chiedendovi un magnifico dipinto in stile rinascimentale. Dopo un po’ cambia però idea, quando il quadro è già pronto, ed è d’obbligo ricominciare per farne uno con uno stile diverso, senza quel neo sulla guancia così in evidenza.

Forse però potrebbe essere carino avere qualche dettaglio in più che ricordi un’opera contemporanea. Richieste tutte da rispettare e da considerare incluse nel risultato finale da consegnare entro la data decisa all’inizio. Alla fine, al costo d’un solo quadro, ne vengono fatti ben quattro di cui uno solo vien portato a casa.

Un esempio per spiegare

Il mondo degli effetti speciali non differisce di molto da quanto scritto sopra, ed è anche normale, diciamolo, a certi livelli dover ritornare indietro sul proprio lavoro per ritoccare alcuni dettagli per via di nuove decisioni imposte dal produttore, dal direttore della fotografia o magari dal regista, che, lo ricordiamo, è pur sempre il coordinatore di tutto.

A non andare è il pagamento, il contratto firmato in fretta e furia dagli studi degli effetti speciali per rubare alla concorrenza il lavoro di cui necessitano per rimanere in vita. Sono tante le società crollate a causa delle tasse che avvantaggiano le Major facendo sì che queste ultime si convincano a cercare artisti fuori dal proprio paese, dove il sistema è ben diverso.

È un sistema che obbliga tutti gli studi ad aprirsi delle nuove sedi all’estero, tant’è che la Rhythm and Hues al centro dello scandalo degli Oscar, si sta preparando a “fuggire” in Taiwan (forse il vero scopo è fare strage della famiglia di Ang Lee).

Questo comporta non pochi problemi agli artisti dei VFX, scaraventati dall’altra parte del globo per lavorare su un film che, magari, si gira proprio sotto casa sua a Los Angeles, dove coniugi e figli aspettano il genitore mancante, costretto ad orari indicibili davanti ad un computer in Nuova Zelanda.

Occupy VFX e il Pi Day

La situazione sembrava essersi appiattita negli ultimi tempi, da quei giorni in cui ci fu l’aggressione mediatica dell’intera comunità degli artisti degli VFX contro Ang Lee e il suo cinematographer Claudio Miranda (oltre che al tanto amato cast dei The Avengers), ma in realtà era solo l’inizio.

Sono i giorni del pi greco, un protagonista matematico spuntato dal nulla grazie al film Vita di Pi, divenuto simbolo della protesta dai tanti nomi, il cui più recente prende in prestito l’Occupy per diventare OccupyVFX, presto sulle strade della California con l’arrivo del Pi Day.

Con queste coincidenze sembra quasi che tutto sia stato organizzato in precedenza, ma in realtà no, e così il 3.14, meglio noto come il 14 Marzo, pare sarà il giorno in cui si metterà la prima pietra per l’istituzione di una Gilda degli artisti dell’VFX.

Più volte si sono lamentati di essere l’unico settore del cinema a non essere tutelato da un Unione in grado di proteggere i diritti dei lavoratori (soluzione di gran lunga migliore all’iniziale proposta di modificare il sistema delle imposte californiane), senza un’assicurazione sanitaria nei periodi di pausa tra un film e l’altro, privati del pagamento degli straordinari e di ogni potere decisionale sui contratti, meri pezzi di carta che imponevano agli Studios di abbassare la testa di fronte alle Major pur di lavorare. Chi non lo farebbe in questi tempi di crisi?

Farsi avanti

Dave Rand si è fatto avanti insieme a Scott Ross , un tempo CEO della ex Digital Domain, diventato anche guest writer sul The Hollywood Reporter, una delle poche testate ancora interessate all’argomento.

Nel video che troverete qui sotto, senza fronzoli né nulla come molte round table nate in seguito alla “rivolta”, Dave Rand invita, come sempre ha fatto anche Scott Ross su ogni piattaforma dei social, l’intera community a firmare una carta professionale che attesti il desiderio e la volontà di aggregarsi finalmente in una Union.

Il cambiamento sembra dunque essere vicino, ma se così non sarà il futuro di Hollywood potrebbe essere fin troppo Verde, con tutti quei Green Screen che necessitano di essere cancellati per rendere fantastici film come anche lo stesso Lincoln, preferito da alcuni perché privo di effetti speciali.

I VFX artists sono dove nessuno se lo aspetta, a trasformar muri in scatole piene di misteri, panorami anonimi in mondi straordinari ed uomini in supereroi (qualcosa che Robert Downey Jr. sembra non aver mai preso seriamente).

Pensare che per evitare tanto chiasso sarebbe bastato un semplice “Grazie!”, un gesto su cui la comunità ancora scherza, realizzando questo breve video con protagonista Roger Flambé, il più grande tra gli attori animati di sempre. Dategli uno sguardo:

http://vimeo.com/61247607

P.S.:

Aggiungo, infine, che tutto questo dovrebbe farci riflettere non poco. Di recente, in seguito all’ennesima visione di un cult come The Italian Job, son di nuovo cascato nel loop musicale del brano Self Preservation Society: la società che pensa a se stessa, orgogliosa di sé e delle sue possibilità.

Dov’è il nostro Cinema? Dov’è il cinema italiano stanco morto dei soprusi del nepotismo a cui assistiamo da anni? Un velo andrebbe steso sulla nostra società, mai umiliata a sufficienza al punto da comprendere quando è il momento di ragionare, senza alzar gridare o alzar troppo la voce, il cui rumore serve solo a coprire i sussurri di chi non ha più le forze nemmeno di parlare.

Seguire la vicenda degli VFX Artists mi fa sognare un’Italia diversa, lo ammetto.

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