Into the Abyss

Into the Abyss: A Tale of Death, A Tale of Life (Werner Herzog, 2011)

Into the Abyss con Werner Herzog – di Fausto Vernazzani.

Pizzica le corde delle ragioni del cuore con Into the Abyss, capolavoro del grande regista Werner Herzog, opera d’arte lui stesso dopo aver fatto così tanto bene al mondo del cinema con grandissimi film quali Aguirre, Fitzcarraldo, Grizzly Man e così tanti altri che questa recensione potrebbe rischiare di diventare un lungo elenco atto alla venerazione di colui che è stato definito il migliore regista vivente in circolazione.

Non ancora distribuito in Italia, il documentario dal sottotitolo A Tale of Death, A Tale of Life racconta la vicenda e le storie dietro il triplice omicidio di Sandra Stotler, Adam Stotler e Jeremy Richardson perpetrato da Michael Perry e Jason Burkett.

L’intenzione di Herzog, nata decenni fa, era quella di raccontare una storia sulla pena di morte, un’idea rimasta per anni nel cassetto prima di essere davvero realizzata, sfociando in due diversi prodotti mediatici. Cinque interviste furono fatte a cinque diversi ospiti del braccio della morte, divenendo una miniserie intitolata On Death Row, ma uno di loro, Michael Perry, secondo Herzog aveva qualcosa di diverso.

Qui non si può non citare la bellissima frase coniata da Roger Ebert per descrivere un’impressione che crebbe divenendo Into the Abyss: “He always seems to know where to look” (sembra che sappia sempre dove guardare). L’occhio di Werner è stabile, non ci sono molte possibilità quando buona parte dei tuoi soggetti può parlare solo attraverso un vetro, ma da grande conoscitore del cinema e dei suoi mezzi, da vero Regista, trova un modo per esprimersi.

Perry 10 anni fa (tempo filmico, quindi nel 2001) desiderava così tanto guidare la Camaro Rossa di Sandra Stotler che decise di rapinarla dell’auto, finendo poi per uccidere ed eliminare altre due persone per poter ottenere le chiavi di un ranch in cui guidarla: come fa notare il tenente che al tempo fece le indagini, quell’auto fu loro per sole 72 ore, tre giorni che costarono tre vite.

Una premessa lunga, una premessa che Herzog ritiene necessaria e la pone ad inizio film per descrivere immediatamente le persone con cui stava parlando. C’è subito distanza, la freddezza e razionalità di Herzog è lì manifesta nella dichiarazione “questo non significa che tu mi piaccia”, una sentenza che lo allontana dal criminale Perry, una frase che ci fa capire che Into the Abyss non è il solito film pronto a provar pietà verso i condannati a morte. Into the Abyss vuole raccontare della dignità della vita e del rispetto che merita.

Un racconto di morte prima di tutto, di persone uccise per pura avidità e follia, di uomini e donne che hanno vissuto cosa significa uccidere e sanno qual è il vero valore della vita, cosa significa vedere un viso spegnersi di colpo dopo 9 minuti in cui un liquido si è fatto strada attraverso le vene di uno dei tanti gusci condannati a morte.

C’è vita dietro quei vetri anti-proiettili, dietro quelle sbarre, c’è movimento e dove c’è movimento c’è emozione; per questo motivo pur essendo quasi sempre fissa, la macchina da presa di Herzog si muove sempre con delicatezza in avanti, un gesto impercettibile di avvicinamento alla vita.

Siamo delle marionette mosse da un solo filo che vibra con sentimento sulle note delle musiche di Mark Degli Antoni, commento musicale che unito alla narrazione perfetta di Herzog ci fanno gridare di gioia per il Cinema e sospirare per il dolore di fronte ad una vicenda che ha dell’incredibile.

 

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