Batman: la maschera del Fantasma (Eric Radomski, Bruce W. Timm, 1993)

di Fausto Vernazzani.

La luce del giorno a Gotham City è solo un ricordo, vive nella memoria di Bruce Wayne (Kevin Conroy), accesa nell’angolo più buio: amore o giustizia? Andrea Beaumont (Dana Delany), il suo nome torna a giocare un ruolo nella sua vita, torna ma con la mano stretta in quella del consigliere Arthur Reeves (Hart Bochner), promotore di una caccia a Batman in seguito ad una serie di omicidi contro la gang di Salvatore Valestra (Abe Vigoda). Nuovi nemici, amori d’un tempo e la continua e logorante guerra interiore: arrendersi al desiderio di vendetta o restare fedeli al proprio voto? Come al solito, è una risata a far da contorno. Questa è la trama di uno dei migliori film sulla figura di Batman, inquietante, un’ombra d’angoscia imperante dalle geometrie perfette e appuntite, stralci di matrice espressionista e personaggi coinvolgenti.

Batman: la maschera del Fantasma corona a metà della sua vita una serie animata pluri-premiata andata in onda dal 1992 al 1995, Batman: The Animate Series, un cartone il cui target non erano i più piccoli. Diretto dai registi storici della serie, Bruce W. Timm ed Eric Radomski, Batman vola di palazzo in palazzo, incapace di sovrastare tutti i nemici che lo circondano con le sue sole forze, più umano di qualunque altra rappresentazione cinematografica. È un personaggio vivo, soffre per amore e dedica il suo tempo non solo alla giustizia, ma a piangere sotto la pioggia al ricordo delle sue origini, non raccontate nel dettaglio, ma quanto basta per spiegarci che Bruce Wayne ha ancora un conto aperto col passato, con se stesso. Ai registi va il grande merito d’aver dato un’espressività superiore alla norma a dei disegni dagli angoli duri, imprecisi e privi del dettaglio delle altre produzioni animate dell’epoca, elementi inutili che svaniscono di fronte alla delicatezza della rappresentazione del dolore e del sangue di un uomo che vede nella sua maschera una maledizione.

Una colonna sonora eccellente firmata da Shirley Walker (a cui collaborò anche Danny Elfman), una serie d’effetti sonori talmente avvolgenti che vi troverete a ridere insieme al terzo Joker della storia del cinema (Mark Hamill, al suo secondo ruolo più famoso), una sensazione che vi metterà a disagio, ma un’emozione che di rado si manifesta nello spettatore,  reso così complice delle vicende. Il meglio? Solo 76 minuti di durata, 4 volte maggiore a quella di ogni singolo episodio, un tempo sufficiente a raccontare tutto ciò che era necessario e dovuto, senza cascare in nessuna falla della sceneggiatura. Insomma, un piccolo incanto che vi regalerà grandi emozioni se si partirà in anticipo col presupposto che non si tratta di un blockbuster, ma del racconto d’un uomo, di un eroe e del mondo che è costretto ad affrontare per potersi sentire meritevole di calcarne il suolo.

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