Stake Land

Stake Land (Jim Mickle, 2010)

Con Stake Land i vampiri tornano a fare paura – di Roberto Manuel Palo.

I motivi che mi portano a dire che Stake Land di Jim Mickle è uno dei migliori film sui vampiri di questa decade, sono due: il primo è che, FINALMENTE, i vampiri non sono dei fighi bravi solo a parlare e a pettinarsi i capelli brillantinati andando in giro a far invaghire ragazze ignare del pericolo che corrono, ma sono brutti, feroci, furtivi, parlano poco o niente e agiscono tanto.

In questo film, amici cinefattiani, vi assicuro che avrete paura dei vampiri come da tempo non accadeva. Il secondo motivo è la scelta stilistica di Mickle, un’avventura on the road post-apocalittica, romeriana, con le strade americane deserte “come se le persone fossero sparite”, citando testualmente le parole di Martin (Connor Paolo), uno dei protagonisti della storia.

La trama

Martin ha visto i suoi genitori morire “a causa di queste Cose” e si è salvato grazie al provvidenziale aiuto di Mister (Nick Damici), un cacciatore di vampiri. Mister educa Martin all’arte della sopravvivenza e gli insegna tutte le tecniche per eliminare le creature del male. Tra una contea e l’altra, Martin e Mister fanno pulizia incontrando altri umani a cui, inevitabilmente, si affezionano.

Presto dovranno fare i conti con la Fratellanza, una comunità cristiana che crede che Dio abbia dato loro il compito di pulire il mondo dalle creature demoniache e, quindi, instaurano un rapporto di odio con tutte le comunità umane sopravvissute lanciando, tramite aerei, dei vampiri come se fossero bombe. Il capo della Fratellanza, Jebedia Loven (Michael Cerveris) darà molto filo da torcere a Mister e compagni che hanno l’obiettivo di raggiungere New Eden in Canada.

Il gruppo di protagonisti è uno dei pochi stereotipi di Stake Land: c’è il cacciatore freddo e cinico, ma che in fondo ha un cuore grande, ovvero Mister; c’è il ragazzo costretto a maturare prematuramente che è Martin; c’è l’immancabile uomo di colore che sarà il primo a soccombere che è Willie (Sean Nelson); c’è l’anziana forte, coraggiosa e credente che viene chiamata semplicemente “Sorella” (Kelly McGillis); infine c’è l’immancabile giovane incinta di cui Martin s’innamora che è Belle (Danielle Harris).

Un film da paura

Quello che differisce dal solito è il grande approfondimento psicologico che Mickle, insieme a Nick Damici, curatori della sceneggiatura, hanno voluto dare a tali personaggi. Lo spettatore si identifica in loro prendendone a cuore la sorte, gioendo e dispiacendosi a seconda degli episodi che si succedono, si rilassano quando finalmente hanno un secondo per rilassarsi e si preoccupano quando un minimo rumore si ode nelle vicinanze. E questa non è una cosa da poco.

Infatti, quando i ragazzi hanno quelle poche opportunità di rilassarsi, la regia e la fantastica colonna sonora di Jeff Grace, tranquilla ma allo stesso tempo ansiogena, ci fanno stare sempre sull’attenti come se, da un momento all’altro, qualcosa venisse a disturbare lo stato di quiete. Le interpretazioni convincenti degli attori sono un ulteriore abbellimento per una confezione già di per sé ottima.

Vi assicuro che guarderete questo film  pieni di angoscia, tensione e, sorprendentemente, paura. C’è da aggiungere anche che sarebbe adattissimo alla nostra lista dei film per il suicidio in quanto non sono pochi i momenti che mettono una tristezza addosso da spararsi in bocca, sebbene siano i più toccanti della storia.

Con Stake Land Jim Mickle mi ha convinto a recuperare anche il suo film precedente, Mulberry Street, con protagonisti, questa volta, gli zombie, sempre in uno scenario apocalittico. Un’altra conferma che se ai pochi dollari fanno da contraltare le idee, si può confezionare un gioiellino.

See you Soon.

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