Primal (Josh Reed, 2010)

di Roberto Manuel Palo.

Qualche giorno fa la mia amica e collega Frannie mi disse:”Questo film lo devi vedere e recensire”. Parlava di Primal di Josh Reed. Alla fine della visione, ho capito tutto: Frannie aveva captato, con i suoi sensori bionici, il pericolo per la popolazione italiana ed ha dovuto intervenire chiedendo a me, Roberto Palo, di mettere all’erta il popolo dei fan di CineFatti con una recensione.

Primal, infatti, è una di quelle pellicole di cui parlavo in una precedente recensione: mortali per una mente non ancora “temprata” a simili visioni. Il consiglio per prepararvi, qualora vogliate sfidare la sorte, è visionare il bellissimo The Descent, film di cui Primal è la copia riuscita malissimo. La trama (ahahahahhah!) parla dei soliti sei personaggi giovani dalle facce sconosciute, tre ragazzi e tre ragazze (ovviamente), che si ritrovano nelle foreste dell’Australia perché sono stati scoperti dei segni strani sui muri, segni che per una di queste facce sconosciute, Dace (Wil Traval), sono fondamentali per la tesi di laurea. Il perché gli altri cinque siano in quelle foreste non ci sarà dato saperlo, probabilmente per pura e semplice compagnia da cazzeggio. I problemi cominciano quando una delle ragazze, ovviamente bionda per non lasciare al caso nessun cliché, Mel (Krew Boylan), compie la sciocchezza di farsi un bagno in un laghetto pieno di sanguisughe. Mel cambia, nel giro di una notte, fisico, denti e personalità: oltre a rimanere scema, diventa anche aggressiva. Senza andare troppo nel dettaglio è da qui che, per la comitiva, iniziano i veri guai.

Se vi aspettate orde di mostri che aggrediscono i malcapitati, dimenticate tutto e subito. (SPOILER) L’unico problema per loro sarà solo ed esclusivamente Mel, trovare un modo per farla fuori e, solo alla fine, scopriremo qualcos’altro (FINE SPOILER). Josh Reed è un esordiente al lungometraggio, ex montatore e regista per la televisione. È sorprendente scoprirlo in quanto il montaggio è sconclusionato come pochi e non perché è stato tagliato come The Human Centipede 2, ma perché è proprio lui che ha deciso di entrare in sede di montaggio con sette birre in corpo, una canna in bocca e una siringa sul braccio.

Eppure l’incipit prometteva bene, una scena ambientata 12.000 anni fa abbastanza suggestiva. Come lasciava ben sperare la particolare fotografia di John Biggins, tendente all’arancione, una resa visiva molto interessante e originale. Ma tutto viene vanificato dagli 84 minuti più lunghi della vostra vita, contornati da dialoghi dementi, azioni ancora più dementi come (SPOILER) quando il ragazzo di Mel, Chad (Lindsay Farris), cerca di far tornare la sua ragazza normale mostrandogli il peluche che lei adorava (FINE SPOILER). Veramente ridicolo, uno dei tanti momenti in cui vi verrà voglia di spegnere tutto.

Insomma, un survival-horror insulso ed inutile. Se pensiamo che l’Oceania ha sfornato talenti come Peter Jackson, che esordì con due pellicole splatter interessantissime quali Bad Taste e Splatters per poi arrivare nell’Olimpo con la trilogia dell’anello e King Kong, e che Josh Reed è il figlio di Colin Eggleston, regista di una pellicola stupenda e sottovalutata come Long Weekend, vittima di un orrendo remake moderno, rimaniamo sicuramente delusi nel considerare questo film come una vera tortura. Del resto i fan di CineFatti sanno che una grande quantità di splatter non basta per salvare un film splatter. Sembra paradossale (e un cacofonico gioco di parole), ma è così.

E quindi la domanda è: Ma l’Italia…è pronta per questo? L’Australia era pronta? E, soprattutto, il mondo sarà pronto? La mia risposta è ferma e definitiva: no.

See You Soon.

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