FEFF14: Il meglio del Far East Film Festival secondo CineFatti

Al termine della proiezione di The Viral Factor di Dante Lam sono stati annunciati i vincitori della 14° edizione del Far East Film Festival, 3 premi assegnati esclusivamente dal pubblico, con tutte le problematiche del sistema. Ad ogni film è stato chiesto allo spettatore di assegnare un voto da 1 a 5, da questi sarebbero poi stati determinati l’Audience Award, assegnato alle prime tre opere con la media più alta dal pubblico generico, l’Audience Award Black Dragon è invece dato dai possessori di un accredito di livello maggiore. A chiudere il tutto c’è MyMovies che a sua volta consegna un premio del pubblico al film più votato sul sito.

Un vero peccato che non sia stato istituito un premio della critica, il pubblico è facilmente pilotabile, sensibile a dinamiche cinematografiche fatte allo scopo di colpire senza saper emozionare davvero con l’arte del Cinema, ma solo con l’oggetto-cinema. E’ così che uno dei peggiori film che noi inviati cinefattiani abbiamo visto si trova ad essere vincitore del primo posto per entrambi gli Audience Award: Silenced di Hwang Dong-hyuk. Un caso controverso in Sud Corea, trattandosi di un film basato su fatti realmente accaduti – violenze su bambini sordo-muti in un istituto speciale – che hanno subito dei cambiamenti in seguito alla distribuzione del film, portando ad una nuova risoluzione del caso giudiziario. Al di là di quest’aspetto glorioso, d’influenza del cinema sui fatti reali, Silenced (vd. recensione) è povero d’intelligenza e ricco di contenuti banali e, concedeteci il termine, terribilmente pacchiani ed eccessivamente melodrammatici.

Al secondo posto degli Audience Award compare Kora, tradotto come One Mile Above, di Du Jiayi, produttore cinematografico al suo esordio alla regia. Un debutto folgorante (vd. recensione) che avrebbe meritato sicuramente di più del protagonista al podio, la storia di un ragazzo che alla morte del fratello decide di avverare il sogno di quest’ultimo, ovvero un viaggio in bicicletta sulle vette dell’Himalaya, fino alla capitale del Tibet, Lhasa. Uno stile cinematografico forte, vivo, che merita di esser visto da più persone possibile, cosa che invece è accaduta al vincitore del terzo posto The Front Line di Jang Hun, candidatura all’Oscar come Miglior Film Straniero per la Sud Corea. Ancora una volta a muovere a commozione sono le battaglie tra il fronte Sud e Nord Coreano durante la terribile guerra che divise la nazione sotto due influenze politiche.

Vincitore sul sito di MyMovies è il mattatore Thermae Romae di Takeuchi Hideki, regista di drama televisivi che si dà al cinema con la trasposizione del manga di Mari Yamazaki, incentrato sulle avventure dell’architetto della Roma antica Lucius Modestus che viaggia tra le terme della Urbe dell’imperatore Adriano e i bagni del Giappone contemporaneo. Una storia che fa presa (vd. recensione) facendo ridere fino alle lacrime nella prima mezz’ora per poi crollare verso la noia per il resto del film: 60 minuti non trascurabili interrotti da brevi e rare gag.
Questo è quanto il pubblico ha sancito.

E CineFatti? Noi non possiamo non dire la nostra dopo aver visto buona parte della programmazione – in basso troverete un elenco a tutte le recensioni scritte dal FEFF – per cui eccoci qui ad annunciare la nostra Top Five.

1. Al primo posto non abbiamo dubbi nel chiamare in causa il giapponese The Woodsman and the Rain. Un racconto di saggezza, comicità ed amore per il cinema, cattivo o buono che sia, diretto con grande maestria dal giovane regista Shuichi Okita, da cui ci aspettiamo grandi cose in futuro, e interpretato da un eccezionale Koji Yakusho.

2. Sul gradino più in basso ci arriva con le sue mountain bikes il cinese One Mile Above di Du Jiayi, una piccola stella che si è rivelata un vero e proprio sole nel mezzo di una programmazione a tratti un po’ troppo scialba rispetto a ciò che il cinema asiatico ha da offrire.

3. L’invito ad affittare gatti della giovane e bizzarra Sayoko in Rent-a-cat si aggiudica la terza posizione grazie alla struttura narrativa della favola, la bellezza dei gatti e alla leggerezza di cuore dimostrata dalla regista Naoko Ogigami, autrice di una perla.

4. Il quarto film è il pugno di Wan-deuk in Punch di Lee Han, successo al botteghino coreano e vicenda dall’aspetto drammatico, ma con più risvolti comici che altro. Un miscuglio di dramma e commedia che colpisce nel segno, soprattutto grazie ad una serie di personaggi dai contorni ben definiti.

5. Quinto ed ultimo posto va al taiwanese Love di Doze Niu, una sorta di Love Actually in mandarino, con la differenza che i momenti drammatici non vengono dimenticati e che una maggiore attenzione è dedicata ad ogni situazione, senza mai voler essere una mostra dei vari tipi di amore, ma esibizione dell’Amore e basta che dà anche il titolo al film.

Se vorrete cercare dei bei film usciti dal Far East Film Festival, vi consigliamo di andare più in questa direzione, ma non andranno dimenticati neanche Sunny del promettente Kang Hyung-chul, un inizio di festival scoppiettante al ritmo di anni ’80, il thailandese It gets better di Tanwarin Sukkhapisit con le sue storie di transessuali, la serie Love in a Puff e Love in the Buff dell’acclamato Pang Ho-cheung… insomma, ci sono vari film che vanno recuperati e trovati assolutamente. Per chi vorrà ampliare ancor di più non possiamo esimerci dal consigliare di esplorare la magnifica filmografia del Miglior Attore del festival: Koji Yakusho, protagonista di The Woodsman and the Rain, uno dei migliori attori asiatici in circolazione, seriamente minacciato dal protagonista dei due Love di Pang Ho-cheung, ovvero Shawn Yue, e dal Wei di The Cockfighters di Jin Rui, Shi Liang. Per le donne la scelta si stringe alla gattara del film della Ogigami, Mikako Ichikawa, e alla giovane ragazza del cinese Song of Silence, Wu Bingbin. Ci sarebbe un’infinità di altre cose da segnalarvi, come la colonna sonora di Love in the Buff, il perfetto ensemble di Sunny, la fantastica fotografia di One Mile Above e le bellissime citazioni, quasi hayku, del nostro personalissimo vincitore The Woodsman and the Rain sceneggiato dallo stesso Okita in collaborazione con Moriya Fumio. Il modo migliore per chiudere è lasciarvi alle recensioni, alle nostre foto e alle giornate del FEFF, ringraziandovi per averci seguito e sperando che vi innamorerete, come noi, ogni giorno di più del cinema del Sol Levante.

Blind, di Ahn Sang-hoon (Sud Corea, 2011)
The Cockfighters, di Jin Rui (Cina, 2010-2012)
The Egoists, di Ryuichi Hiroki (Giappone, 2011)
It gets better, di Tanwarin Sukkhapisit (Thailandia, 2011)
Love, di Doze Niu (Taiwan, 2012)
Love in a Puff, di Pang Ho-cheung (Hong Kong, 2010)
Love in the Buff, di Pang Ho-cheung (Hong Kong, 2012)
One Mile Above, di Du Jiayi (Cina, 2011)
Punch, di Lee Han (Sud Corea, 2011)
Rent-a-cat, di Naoko Ogigami (Giappone, 2012)
Romancing in thin Air, di Johnnie To (Hong Kong, 2012)
Silenced, di Hwang Dong-hyuk (Sud Corea, 2011)
Song of Silence, di Chen Zhuo (Cina, 2011)
Sunny, di Kang Hyung-chul (Sud Corea, 2011)
Thermae Romae, di Takeuchi Hideki (Giappone, 2012)
The Viral Factor, di Dante Lam (Hong Kong, 2012)
The Woodsman and the Rain, di Shuichi Okita (Giappone, 2011)
You are the apple of my eye, di Giddens (Taiwan, 2011)

Fresh Wave:
1+1, di Mo Lai (Hong Kong, 2010)
The Decisive Moment, di Wong Wai-kit (Hong Kong, 2011)
Sew, di Li Yin-fung (Hong Kong, 2011)
July 1st, An Unhappy Birthday, di Li Miao (Hong Kong, 2011)

Fausto Vernazzani

Top Five in collaborazione con Francesca Fichera


3 pensieri su “FEFF14: Il meglio del Far East Film Festival secondo CineFatti

    1. Sono d’accordissimo. Torino, Udine e i crescenti Korea Film Festival di Firenze e il triestino di Sci-fi, sono per me i migliori. Però c’è anche da dire che Udine quest’anno si è un po’ spenta per via di un’organizzazione non proprio buona, ma è molto probabile che sia dovuto ai finanziamenti sempre più bassi.

      Faust

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  1. Sono d’accordissimo. Torino, Udine e i crescenti Korea Film Festival di Firenze e il triestino di Sci-fi, sono per me i migliori. Però c’è anche da dire che Udine quest’anno si è un po’ spenta per via di un’organizzazione non proprio buona, ma è molto probabile che sia dovuto ai finanziamenti sempre più bassi.

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