FEFF14: The Egoists (Ryuichi Hiroki, 2011)

di Fausto Vernazzani.

In un museo della tortura è facile trovare strumenti inventati dalla (non tanto)Santa Inquisizione, dolci uomini che per avere delle risposte spontanee utilizzavano oggetti poco simpatici come cateteri di vetro o, magari, tizzoni ardenti nel caso in cui non trovavano niente di meglio. Al giorno d’oggi Ryuichi Hiroki, grazie alla complicità della direzione del Far East Film Festival, ha pensato di creare qualcosa di nuovo ed innovativo con il suo film The Egoists. un’opera che rappresenta uno dei punti massimi della violenza nei confronti del pubblico che all’uscita (e a ragione) dichiara di voler denunciare per crimini contro l’umanità chiunque avesse speso anche solo mezza parola buona nei confronti del dramma a cui s’è assistito.

Un ragazzo di nome Kazu vive a Tokyo e in poco tempo dilapida le sue finanze e anche quelle di un gruppo di suoi cari amici noti internazionalmente come Yakuza. Per motivi astrusi la mafia giapponese chiede a Kazu di aiutarli nell’irruzione di un locale dove lavora la lap-dancer Machiko e, così, senza ragione, i due prendono e scappano nella città natale di lui. Vivono insieme, si amano e si danno a numerose session in cui il massimo della dichiarazione d’amore è un “Oh, sì!” in versione giapponese e/o sublimata da gemiti vari. Dopo una serie di momenti amorosi molto spinti lanciati a random dal regista, con la stessa casualità di un porno di second’ordine (“Ciao amore sono tornato a casa!” – due secondi dopo: “Oh, sì!”), capiamo che per Kazu e Machiko sarà complicato vista la differente estrazione sociale, e gli enormi debiti di gioco di lui che li porteranno in situazioni estreme rappresentate da 10 minuti di film su 136.

Trattasi di una storia d’altruismo per chi è vicino al protagonista Kazu, interpretato in maniera atroce da Kora Kengo, una sorta di versione nipponica del Nicolas Vaporidis visto in Iago, un riferimento non casuale vista la vicinanza di diverse situazione di The Egoists ad un’altra opera scespiriana, ovvero Romeo e Giulietta, con la differenza che questo è pessimo e l’altro solo brutto. Vaghezza e inutilità sono le parole all’ordine del giorno per l’opera di Hiroki, del giorno perché ogni singolo minuto è raccontato con una naturalezza registica – ovvero priva di una qualunque estetica o funzionalità – tale da trasformare i minuti in giorni. Potremmo dunque annoverare Ryuichi Hiroki tra i massimi inventori di strumenti di tortura e anche come il creatore di una macchina capace di dilatare il tempo.

Un vero e proprio genio criminale, ex-regista di film pink (il genere soft-porno giapponese), Ryuichi Hiroki è uno dei protagonisti del FEFF di quest’anno con ben tre film in programma, in particolare con il cortometraggio The Future of Children in Fukushima, annunciato già in conferenza stampa il 10 Aprile per l’importanza come mezzo di commemorazione per la tragedia nucleare causata dal terremoto del marzo 2011. Tuttavia non sapremo mai come saranno questi 3 minuti e il seguente River, suo nuovo film dopo The Egoists, poiché il male che ci è stato fatto con The Egoists è troppo grande per essere perdonato.

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