Welcome to Hoxford – The Fan Film (Julien Mokrani, 2011)

Ci sono lungometraggi che funzionerebbero meglio come corti (Rubber) e ci sono corti che potrebbero funzionare benissimo come lungometraggi. Anzi, vorremmo fossero un lungometraggio.

Quest’ultimo è il caso di Welcome to Hoxford – The Fan Film di Julien Mokrani, cortometraggio horror di 18 minuti e di elevatissima qualità tecnica e recitativa.

Urla dal silenzio

Hoxford è un istituto carcerario e psichiatrico dove viene rinchiuso Raymond Delgado (Jason Flemyng), un essere pazzo e spietato che un attimo prima ti dice di essere Zeus e l’attimo dopo ti trasforma in poltiglia.

Raymond, però, non è l’unica bestia presente nel carcere di Hoxford. Di notte si sentono delle urla spaventose: sono i demoni lupi mannari che entrano nell’istituto tra il terrore dei poveri carcerati che fanno una brutta fine. Come reagirà Raymond? Con un sorriso.

Sorprese inattese

Corto da vedere AS-SO-LU-TA-MEN-TE, saranno i 20 minuti meglio spesi della vostra vita e non è frequente dire una cosa del genere ai giorni nostri.

Grazie alla regia di Mokrani, fluida e attenta ai minimi dettagli, alla fotografia bellissima, magnifica, stupefacente, perfetta di Thierry Arbogast,e a una prova recitativa da Oscar di Jason Flemyng, il film appassionerà lo spettatore come non mai.

Il personaggio di Raymond ha una tale personalità e carica adrenalinica che non potrete non immedesimarvi nel personaggio e, conseguentemente, immergervi nella storia.

L’unico difetto che possiamo trovare, andando a cercare il pelo, è il fatto che, quando i demoni attaccano, si vede solo il sangue che schizza e la vittima che urla. Secondo me, per questo lavoro, è una scelta stilistica sbagliata.

Comunque come pecca è davvero marginale per questo corto dove la preda diventa cacciatore e tutte le paure dell’uomo emergono fino a soffocarlo.

Nel carcere di Hoxford vige la legge del più forte, l’unico a sopravvivere, come una sorta di catena alimentare dove, proprio in cima alla piramide, c’è il grande colpo di scena.

Questo colpo di scena sarà solo per la catena alimentare, non per noi che gioiremo per la vittoria del nostro eroe e sapremo sin dall’inizio che lo faremo, quando Raymond uccide la madre all’età di quattro anni e, poi, in carcere, parla con lei incarnata in un topo e le dice: “Io sono Gesù”, e divora la testa dell’animale (amore profondo, nda).

Come specificato dal titolo, però, questo è un fan film, ovvero un film senza scopo di lucro fatto da alcuni fan dell’omonimo fumetto di Ben Templesmith (30 Days of Night).

È proprio questo che innalza il valore della pellicola, sceneggiata ottimamente da Samuel Bodin. Non vedevo un fan film così ben confezionato da Metal Gear Solid: Philanthropy che, ricordiamolo con orgoglio, è un prodotto tutto made in Italy.

Vorrei concludere dicendovi che questo corto lo potrete trovare ovunque. Su Youtube, su Vimeo, su Dailymotion etc. Qualsiasi sito o blog ha pubblicato il video integrale, come noi!

Quindi buona visione

Note a piè di pagina

Per chi non riesce a comprendere l’inglese, niente paura! I sottotitoli in italiano si trovano facilmente e, scaricando il torrent (legalissimo) del corto, sono sincronizzati perfettamente.

Una cosa che mi dispiace tantissimo è che il film tutti l’hanno pubblicato ma, successivamente, nessuno ne ha parlato. Girando per il web, sia in Italia sia nel mondo, zero recensioni di questo gioiellino. Ma CineFatti è pronta a valorizzare ciò che va valorizzato, a costo di essere il primo e unico blog.

Roberto Manuel Palo

Voto: 4/5

2 pensieri su “Welcome to Hoxford – The Fan Film (Julien Mokrani, 2011)

  1. Davvero ben realizzato. Devo dire che non mi è piaciuta troppo la confezione patinata e pulita del prodotto. Un’immagine più sporca l’avrei trovata più adatta. Ma la regia è assolutamente eccelsa. La scena del piccolo Raymond che giocherella con i capelli del cadavere della madre è stupenda!

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    1. Verissimo, la confezione è troppo pulita, però è una gioia per gli occhi e ti dirò che la cosa non mi ha dato affatto fastidio nonostante per atmosfere del genere è vero che ci vorrebbe un po’ di “sporcizia” in più. D’accordissimo sulla scena del piccolo Raymond, cult:D

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