I fiori della guerra - CineFatti

I fiori della guerra (Zhang Yimou, 2011)

I fiori della guerra appassiscono sotto l’occhio di Zhang Yimou.

The 13 Flower of Nanjing, romanzo di Geling Yan, racconta la storia di Padre Engelmann, uno dei pochi occidentali rimasti nella Capitale del Sud della Repubblica Popolare Cinese.

È americano e la guerra sino-giapponese è ancora isolata, la Seconda Guerra Mondiale deve ancora esplodere e dunque gli Stati Uniti sono intoccabili, così la cattedrale del parroco diventa territorio neutrale.

Ma la notoria brutalità dell’’esercito nipponico è tale da fargli temere per la salute delle sue tredici studentesse, situazione che si aggrava quando arrivano 13 prostitute a cercare rifugio nella sua chiesa.

In cerca delle Americhe

Zhang Yimou ne trae un film, ma modifica radicalmente la storia, la rende più appetibile per un pubblico americano, per riuscire nell’obiettivo di compiacere sia gli spettatori cinesi, sia gli spettatori statunitensi.

La storia dunque cambia, Padre Engelmann è morto e John Miller è un ubriaco che lavorava per le pompe funebri, la Cattedrale il suo rifugio di fortuna durante le sei settimane del cosiddetto Stupro di Nanchino.

Uno dei peggiori crimini di guerra del secolo breve, ignorato da Miller, incapace di parlare cinese e che con le prostitute flirta e basta, finché di fronte alla brutalità dei giapponesi non decide di mascherarsi da prete e difenderle.

Confidare in Christian Bale

Classico film all’’americana. Il solito underdog che prende in mano la situazione e si trasforma in eroe. La sceneggiatura di Liu Heng mette in secondo piano le studentesse, il titolo si trasforma ne I fiori della guerra e l’’attenzione cala tutta sul suo celeberrimo protagonista, Christian Bale.

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Candidato come Miglior Film agli Asian Film Awards, l’’ultima opera del prolifico Yimou si può descrivere con tre aggettivi: epico, massacrante, americano. L’’ordine non è casuale, il film lo si può dividere in queste tre fasi.

Un dramma in tre parti

Si comincia con una regia da vera e propria guerriglia, qualcosa di atipico nella filmografia di chi un tempo girò film ordinati come Hero e Lanterne Rosse, ma ugualmente straordinario seppur impersonale nello stile.

La seconda parte, invece, comincia a essere più vicina all’esaltazione del colore, una caratteristica di Zhang Yimou che ho sempre amato, la sua opera la si potrebbe descrivere come una tavolozza di colori e lui come un pittore.

Così riesce in questo tronco, facendo schizzare colori come se stesse dirigendo in action painting alla Jackson Pollock, creando esplosioni su una tela in movimento fatta solo di grigi e polvere.

Sfortuna vuole che arrivi il terzo tempo con la rivalsa di John Miller, la sua scalata verso la gloria che ruba troppo spazio alla corsa verso la salvezza. Lacrime non mancheranno, ma renderanno lo spettacolo un subordinato.

È bravo ma non si impegna

Nominato anche per la miglior colonna sonora con Qiqang Chen, autore che cercherò di seguire d’’ora in avanti, I fiori della guerra il film meno personale di uno dei registi più riconoscibili del panorama cinematografico cinese.

Tuttavia il suo potenziale commerciale non ha potuto fare a meno di spingere gli Academy Asiatici a porlo anche tra i Migliori Registi nonostante sia sceso di diversi gradini neggli ultimi anni.

Forse entusiasmerà qualcuno, forse deluderà molti altri com’è stato con me, ma sicuro è che tutti rimarrete incantati dalla bravura del cast, dalla bellezza di Ni Ni (anche lei candidata agli AFA) e dalla straordinaria fotografia di Zhao Xiaoding. Purtroppo non bastano a rendere il film intero degno di un applauso più lungo di una ventina di secondi.

Fausto Vernazzani

Voto: 2/5

6 pensieri su “I fiori della guerra (Zhang Yimou, 2011)

  1. Pensa che invece sul Corrierone,Mereghetti ha speso minuti preziosi della sua vita che poteva usare per una buona mangiata,parlare con gli amici,portare a spasso il cane,per criticare duramente Yimou come regista supino alla manipolazione storica da parte dello stato Cinese,che chiaramente per sti liberali de noantri è uno stato carogna della madonna.
    Io però sono uomo di compromesso e quindi mi verrà il male di stomaco vedendo quanta ammmmereggga ed eroismo ammmmereggggano ci sarà,ma è pur sempre un modo per parlare di storia cinese a quelli che vivono in terre talmente democratiche e libere e aperte da non conoscere nulla che non sia la verità ufficiale ammmmeregggana e dei loro ascari.
    Tuttavia è fattibile che anche i grandissimi,ci possano talora non entusiasmare

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    1. St’ammerega in Cina è qualcosa di pacchianissimo.
      Mereghetti non so di che manipolazione storica del piffero parla, che fa il negazionista dello stupro di Nanchino? Dare addosso alla Cina a prescindere è di moda come il capello alla Elvis Presley che vedo sempre più in giro. La vede solo lui questa manipolazione, posso capire che il film sia un ammereganata, ma criticarlo per ste cose non ha minimamente senso :°D! Poi si, meglio i nostri film su missioni di pace, amore tra popoli e Sergio Castellitto e le sue moto del [CENSURA]!
      Non entusiasma no, e ciò è triste quasi quanto il commento Mereghettiano!
      Faust

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      1. dice ,il critico,che da regista immaginifico e di spessore,Yimou è finito per lavorare al servizio dello Stato.La cosa che salta agli occhi è come si deduca che si:c’è stato sto fatto in Cina,ma è girata da uno che è più un funzionario di stato ormai che un regista.Mah.
        La presunta superiorità degli intellettualini pavidi nostrani,un giro in siberia ad alcuni glielo farei provare.
        L’americanizzazione è un tassello importante per la cina,strategicamente,come apertura a ovest per ovvi motivi.Tuttavia la loro non è supina come quella nostrana,hanno almeno la dignità di avere un briciolo di amor patrio.

        ps:i giapponesi in cina hanno commesso atrocità ignobili,che Yimou peraltro descrisse a fondo anche nel film che lo ha reso famoso da noi Sorgo Rosso.Allora era un regista oggi un funzionario?E poi chi se ne frega Mereghetti,sai quanti straordinari registi hanno girato pellicole di propaganda e regime?La democrazia liberale vuol darci lezioni anche qui?

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      2. Ti sto tipo stimando ad alti livelli in questo momento. Il cinema cinese drammatico è al 90% di propaganda, però delle belle cose lo fanno lo stesso, non stiamo certo parlando di propaganda alla Capitan America poi, nè come Ip Man che alla fine è una cazzatella, ‘sti grandi critici sinceramente ogni tanto toppano troppo, la Siberia sarebbe pure poco, ci vorrebbe una tortura di quelle dantesche, costringerli a vedere tutta la serie di American Pie e Vacanze di Natale 25/24, 8/7 per capire dov’è veramente il male! I momenti à la Yimou in TFoW ci stanno, anche se so pochi, poi funzionario di stato… è una strategia si, più competitività col cinema occidentale, che è seccante come idea, ma alla fine è un’industria e magari così (finalmente) ci portano pure qualcosa più di nicchia che è sempre impossibile vedere da noi che facciamo cinema senza essere funzionari dello stato (nessuno in Italia insomma). Down with Mereghetti!

        Faust

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      3. il cinema è sia industria che propaganda,io non ci vedo nulla di male.I registi lavorano o per gli studios,o per dar risalto a delle idee.
        Mi ha un po’ infastidito la frase su Yimou perchè la trovo gratuita,potrei capirla se avesse fatto un film su Deng Xiaoping,non ti va a te liberale che il mondo libero e democratico conosca una figura di spicco dei cinesi e allora scrivi certe cose
        Qui si affronta invece un massacro che hanno subito i cinesi.I generali polacchi uccisi dai sovietici sono da rammentare e prezioso è il film del regista polacco,(mica è propaganda nooo),invece le morti cinesi e i massacri fatti da certi popoli possono essere fonte di critiche inopportune?
        Figurati se dovessero fare un film sul campo di concentramento di Arbe,o Rab in slavo,cioè uno dei peggiori campi che gli italiani crearono in jugoslavia,chissà cosa saprebbero scrivere certuni.
        Comunque:forza Yimou!anche se tu vuoi ‘ffa l’ammmeregggano!^_^

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      4. Sui polacchi direbbero che è un gran film su un pezzo di storia dimenticata, sugli italiani invece che è giusto ricordare sia i nostri eroi che i nostri anti-eroi, ma sicuramente se ne facessero un film troverebbero il modo di eroicizzare comunque qualche italiano per sentirci più giustificati! All’ammeregana, prima ti sparo in bocca e poi ti chiedo scusa e faccio un film sull’americano e l’arabo che sono grandi amici – però l’arabo è scemo e schiatta per far piangere l’ameregano. Farebbero la stessa cosa in versione italiota! E forza Yimou, che se anche fa ammereganate, le fa epiche e Christian Bale coperto di farina fa molto figo, credo che gli copierò il look!
        Faust

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