The Help

The Help (Tate Taylor, 2011)

The Help, in realtà, non aiuta – di Fausto Vernazzani.

The Help, come inteso nel film, è nient’altro che la governante, l’aiuto che le famiglie “chiedono” alle donne di colore, costringendole sin da ragazzine a dedicarsi al figlio di qualcun altro, impedendo loro di raggiungere quello per cui sono al servizio. Questo è ciò che è toccato ad Aibileen Clark (Viola Davis) e Minny Jackson (Octavia Spencer), la cui storia secondo Skeeter Phelan (Emma Stone) val la pena di essere raccontata, per far ascoltare la loro vita da schiave vissuta nella cittadina benpensante di Jackson, Mississipi, negli anni delle lotte per i Diritti Civili.

Comincio raccontandovi brevemente la trama perché in tutta sincerità in questo film non c’è molto di cui essere sorpresi. È una storia di colori, di bianchi, di neri, ma non intesi come pelle, ma come anime buone e cattive, classificazioni qui talmente marcate da non risultare per niente interessanti e molto pesanti.

C’è una vicenda, tratta dall’omonimo romanzo di Kathryn Stockett, che non lascia niente al caso, è tutto così calcolato in modo da divertire, commuovere e giustificare lo spettatore ad esprimere il suo giudizio contro chi è stato crudele e chi no. È un film da stadio e chi è seduto sulla poltrona è sulla curva della squadra vincente e, senza poter vivere il gioco, conosce in anticipo il risultato e ha già ben in mente quali saranno i giocatori peggiori e più deprecabili sul campo.

C’è un regista, si chiama Tate Taylor, ma la sua presenza è utile come quella di un coniglio ballerino col tutù ad un funerale, puramente decorativo per i titoli di testa e di coda. Taylor è solo lì per dire chi o cosa deve fare per creare il perfetto prodotto per le masse, una regia piatta per il tipico melodramma americano sulla tragica storia degli Stati Uniti e il coraggio delle persone che lo hanno trasformato nella mitica nazione di oggi – del tutto opinabile.

Fatto sta che la trasposizione, fatta dallo stesso regista, fila, ma è così meccanica che se va avanti può solo ringraziare un cast di tutto rispetto, ma che di stelle brillanti non ne ha nemmeno una, sono piccoli ingranaggi che attaccati l’uno all’altro girano. A parte questo, mi vien da chiedermi come si possa scegliere una sola di loro per decidere di darle un premio. Per quanto la Davis sia brava, la Spencer simpatica e la Stone decorativa – esclusivamente per un pubblico maschile – non c’è nulla da applaudire, ma da fischiare si, come ad esempio la villain Hilly Holbrook, una Bryce Dallas Howard che pare aver deciso che direzione deve prendere la sua carriera: l’inutilità.

Vorrei poter aggiungere qualcos’altro sugli oltre 140 minuti di The Help, ma la sensazione che si ha alla fine dell’opera è di vuoto, un vuoto avvolgente che ti lascia sì con gli occhi lucidi per le scene commoventi, o magari divertito per altre cose, ma alla fine di tutto come se si fosse stati alla giostre o a uno spettacolino da circo con morale finale. Un grande peccato visto l’impatto della storia, ma certe cose al giorno d’oggi, se non le sai raccontare, non fai altro che produrre la solita scatoletta di ceci troppo cotti, pronti da mandar giù senza sentire alcun sapore.

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4 pensieri su “The Help (Tate Taylor, 2011)

  1. siccome come tutti i mediocri sono assai presuntuoso a me sto film mi sapeva tanto di auto indulgenza ammmmereggggana.democretina.Hollywood benedice la nazione che si vabbè,abbiamo fatto qualcosa di sbagliato,ma siamo così bravi che ti faccio uscire un film su sta nigg..ehm,afro american
    Ma andassero a risucchiare l’oceano con la cannuccia

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    1. La presunzione tua però ci vede bene! E’ il solito USA che prima spara e poi chiede scusa credendo di aver fatto così ammenda, o di voler denunciare situazioni simili ancora vive eccetera eccetera. Sono tentativi un po’ patetici, dovrebbero essere resi più leggeri invece di cercare di far piangere, ridere, piangere, ridere, piangere, ridere, a un certo punto lo spettatore comincia a soffrire di schizofrenia!

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      1. Si,la mia presunzione non è affatto occhialuta!Questo tipo di cinema-che poi è rifatto in italia da autori “democratici” e un po’ bolsi- è mera propaganda di sostegno all’America terre delle opportunità,dove certo c’è il razzismo,ma…Con un commento musicale accattivante in sottofondo ci sta pure la ragazza bianca che ti narra della sua Mama.Paternalismo tipico delle nazioni liberali
        Come è tipico il “buffismo per masse”basato sulla semplicità dei caratteri e messa in scena e la commozione un tanto il chilo.Ridi e piangi ,poi convinto di vedere un filmone da oscar te ne vai a casa per il gf,va!
        E pensa la vera presunzione è che nemmeno l’ho viso e nemmeno lo vedrò!

        http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

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      2. Approvo la scelta di non vederlo! Con tanta roba che sta uscendo adesso ‘The Help’ è tra i film più inutili in assoluto. C’è sempre chi è pronto a dirti che “non ti sai emozionare”, un po’ come la Comencini, ma francamente preferisco sbattere contro un muro elettrificato piuttosto che rivedere di queste cose, che tanto una visione basta e avanza, sono pacchetti di merendine di quelle sottomarche terrificanti che te le mangi, le digerisci e poi ciao, a mai più. No, non son presunzioni occhialute, affatto!
        Gli autori democratici italiani non li sopporto proprio, meglio non parlarne proprio! Terrorizzati all’idea di esprimere una qualunque opinione!

        Faust

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