Zvenigora (Aleksandr Petrovič Dovženko, 1928)

di Nicola Palo.

Zvenigora, diretto nel 1928 da Aleksandr Petrovič Dovženko, narra di un nonno (Nikolai Nademsky), vecchio custode di un antico tesoro, e dei suoi due nipoti, uno controrivoluzionario e l’altro cosacco. Attraverso i miti raccontanti dal nonno si traccia una storia dell’Ucraina, dai vichinghi fino al recente passato della rivoluzione socialista.

La storia, narrata principalmente attraverso lunghi flashback, ed il suo intento ideologico, la vittoria degli ideali rivoluzionari e la contrapposizione tra mito e materialismo, passano in secondo piano davanti alla qualità tecnica offerta da Dovženko. La perizia tecnica con la quale il regista cura il suo film è tutta volta a creare una dimensione di fantastico e fatato, principalmente attraverso il montaggio. Sia il montaggio parallelo che quello alternato sono usati da Dovženko in maniera dialettica, così come dai maggiori registi russi del periodo: in contrasto con Griffith ed il cinema americano che procedeva per “piccole rivoluzioni”, i registi russi volevano attuare delle “grandi rivoluzioni”, ovvero apportare non solo un cambiamento di contenuto nei loro film (come accadeva nei film di Griffith), ma anche nella forma. Come disse ?jzenštejn, si tratta di un “cambiamento assoluto dell’immagine”: il tempo nasce dalla composizione organica delle immagine, come accadeva anche in Griffith, ma sia l’intervallo che il tutto acquistano un nuovo significato. L’intervallo è il salto qualitativo, che “raggiunge la potenza elevata dell’istante”, mentre il tutto diventa una totalità in cui le parti si riproducono nell’insieme e l’insieme nelle parti: il tutto diventa causa delle parti e dell’insieme secondo una finalità interna. Dietro questa concezione dialettica c’è, senza dubbio, il concetto della rivoluzione socialista e della sua finalità interna che supera sia il singolo uomo che l’insieme degli uomini, per creare un nuovo concetto di nazione e di popolo.
In questa tradizione rientra perfettamente Dovženko: tutta la sua tecnica è volta all’obiettivo di ricreare un tutto che superi l’insieme delle parti. Questo obiettivo viene raggiunto dal regista attraverso la dimensione di fantastico e fatato attraverso la quale gli uomini trascendono il tempo, vivono attraverso il tempo, acquistando, così, una dimensione mitica, che viene fusa con l’obiettivo finale della rivoluzione, obiettivo verso il quale protende tutta la storia, mitica o reale. Così i flashback, le sovrimpressioni, le ampie riprese dall’alto, restituiscono una realtà precisa nelle immagini, ma al tempo stesso sfumata nei suoi contorni che acquistano vita e si dilatano fondendosi con la terra, con la Madre Patria.

Zvenigora è, senza dubbio, uno dei più bei film russi dell’epoca, una summa delle idee che hanno animato uno dei più grandi periodi della storia del cinema.

 

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2 pensieri su “Zvenigora (Aleksandr Petrovič Dovženko, 1928)

  1. Anche io sono un grande appassionato di cinematografia russa, con un’attenzione particolare al fermento intellettuale tra le due guerre mondiali. Prossimamente parlerò di qualche film di Barnet: tra i miei preferiti ci sono il da te citato Sobborghi e Vicino al mare più azzurro, ma tra la sua filmografia c’è ampia scelta.
    Per la Cina post-maoista esiste una cinematografia di tutto rispetto: si potrebbe richiedere al Dottor Faust, vero esperto di cinema orientale, una bella retrospettiva su quel periodo xD
    Per quanto riguarda il cinema arabo, ho avuto la fortuna di poter vedere film di grandi autori come Salah Abu Seif, Tawfik Salah, Nouri Bouzid, Jillali Ferhati, Youssef Chahine, Mohamed Malas, Randa Chahal Sabbag ed altri di cui adesso non ricordo il nome :D
    Comunque consiglio vivamente la visione di Zvenigora, perché è un vero capolavoro: sicuramente lo apprezzerai.
    Spero di esserti stato d’aiuto almeno un po’ e grazie per il commento ^^

    Nikolaj

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    1. grazie per la lista dei registi del cinema arabo.Visto che mi manca quella cinematografia,sulla cina ho una venerazione fanatica per Zhang Yimou,comunque ho visto qualcosa anche di altri e mi piace.

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