Non è un paese per neri (Francesco Amodeo, Armando Andria, Mario Leombruno, Luca Romano, 2010)

Ormai 4 anni fa, il 18 Gennaio 2008, si consumò la Strage di Castel Volturno. Sei persone furono uccise fuori e dentro la sartoria Ob Ob Exotic Fashions. Kwame A. J. Francis, Affun Y. Eric, Samuel Kwako, El Hadji Ababa, Jeemes Alex e Christopher Adams, immigrati  provenienti da Ghana e Togo, assassinati brutalmente da un plotone di camorristi senza un motivo specifico. I giornali raccontavano di una resa di conti tra camorristi, ma in realtà questi uomini erano agricoltori, muratori, sarti. Lavoratori come tanti, innocenti come tanti. La giustizia nell’aprile di questo 2011 ha deciso finalmente di confermare le condanne all’ergastolo per buona parte degli assalitori, ma LA giustizia non ha mai realmente cominciato una strada per la difesa degli immigrati.

Non è un paese per neri, documentario di Francesco Amodeo, Armando Andria, Mario Leombruno e Luca Romano nasce in seguito a quest’evento per raccontare dei soprusi che la comunità Africana è costretta a subire da decenni qui in Italia. Mostra un ventennio di storia italiana, quella nascosta e lasciata nell’ombra nella speranza che quegli uomini si confondano col buio e che nessuno vi ponga mai lo sguardo. Comincia dal lontano 1989, con Jerry Essan Masslo, immigrato sud-africano, fuggito da un paese in pieno apartheid per essere catapultato in un sogno di libertà trasformatosi in incubo, fino a quell’agosto in cui fu assassinato a sangue freddo per essersi rifiutato di dare tutti i suoi guadagni ad un branco di ragazzi.

“Cos’è cambiato in tutti questi anni?”
E’ la domanda dei quattro registi che hanno esplorato la vita della comunità Africana di questo ventennio. Hanno visto le disastrose condizioni di vita di chi raccoglie i pomodori per pochi spiccioli, hanno osservato le baracche del Ghetto di Villa Literno ormai distrutto da un incendio doloso, hanno sentito le testimonianze di chi ha perso degli amici per Stragi che avevano come unica motivazione l’odio razziale. Vite e situazioni da orrore attraverso immagini d’archivio, interviste ad esponenti culturali africani in Italia e a figure politiche e giornalistiche del nostro paese. In 50 minuti sono riusciti a concentrare informazioni, notizie, aneddoti capaci di far arrossire qualunque spettatore per la tragicità dei loro contenuti, criminalmente tenuti nascosti perché a quanto pare è un film rinnegato dalla distribuzione che non vuole “vedere un africano dietro ad una scrivania” come se fosse un paradosso pensare che un immigrato possa avere una qualunque posizione.

Si parla a tinte forti, senza eccedere nel voler commuovere, tentando di far prendere atto di una situazione su cui si spendono troppe poche parole. Dell’Africa si parla poco e ci si dimentica che si tratta di un territorio composto da 56 Nazioni, ovvero 56 storie e 56 sogni differenti che sfociano spesso in Europa sperando di vedersi realizzati, ma quel che succede invece è questi uomini  scendono giù da una macchina, si trovano di fronte a quei Ghetti come a Villa Literno, e piangono. Piangono perché sono costretti a vedere i loro sogni di vita normale, crollare come colpiti improvvisamente da un’immensa e spietata onda anomala.

Non è un paese per neri permette di capire qualcosa che si cerca di far dimenticare di proposito, messo da parte perché “fuori dal trend”, ma è in realtà un film che andrebbe visto per poter vedere quello che succede sotto i nostri stessi occhi ed è con un invito ad iscrivervi alla loro pagina ufficiale che vi lascio, augurandomi che alla prossima proiezione sotto casa vostra, voi sarete lì, in prima fila.

Dottor Faust
(Fausto Vernazzani)

Immagine: it.wikipedia.org 

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