Caterpillar

Caterpiillar (Koji Wakamatsu, 2010)

di Fausto Vernazzani.

Koji Wakamatsu negli ultimi anni sta conoscendo un successo critico che per decenni gli è stato negato. E’ ben noto che quando concentri i tuoi film sul sesso, non richiami le migliori attenzioni su di te, specialmente se sul tuo curriculum c’è scritto ex-Yakuza, ma questo non ha impedito a Wakamatsu di costruirsi una carriera solidissima nel pinku eiga, genere soft-core del cinema giapponese. Recentemente lo stesso Ghezzi gli ha dedicato una maratona notturna su Fuori Orario e la Berlinale lo ha due volte omaggiato invitandolo per entrambi i suoi ultimi due film, anche se la loro storia inizia già più lontana nel tempo (la lungimiranza di Berlino). United Red Army e Caterpillar sono i suoi due ultimi film, entrambi di qualità sopraffina e seppur diversi per stile e per tema, sono strettamente legati tra di loro.

Inizialmente volevo parlarvi di United Red Army, ma nell’istante stesso in cui nei primi minuti di Caterpillar è comparsa l’immagine che vedete qui in alto con il titolo ?????a campeggiare vittorioso sull’immagine, ho cambiato immediatamente idea.
Chi è questo bruco dunque? È un uomo mutilato, sfregiato, sordo-muto, ma padre di quella generazione che tra la fine degli anni ’60 e ’70, formerà quei gruppi terroristici di estrema sinistra che colpiranno il Giappone per la loro inutile violenza. Il Luogotenente Kurokawa, un “mucchio di carne” come definito dal suo stesso padre, è capace solo di dormire, mangiare e avere dei rapporti sessuali con la moglie. Con questa visione del sesso Wakamatsu ci parla degli sfibrati e distrutti uomini che saranno poi i padri dei ragazzi della United Red Army, destinati ad avere una vita breve e confusa come quella di una farfalla.

La violenza è per Wakamatsu uno dei tre punti fondamentali della vita secondo l’uomo, a stretto contatto col cibo e il sesso, rappresentati da lui in questa pellicola come tre atti di distruzione, di voracità e crudeltà nei confronti del prossimo. A subire è la protagonista Shigeko, moglie e Donna, una delle due categorie – l’altra sono i bambini – che il regista definisce vere vittime della Guerra. Violentate sono le donne cinesi da Kurokawa, maltrattata è Shigeko dal marito che esige solo un erede e nient’altro da lei, cosa che proseguirà anche al suo ritorno da disabile, manifestato in una maniera quasi parassitica. Kurokawa esigerà sesso come fosse un animale che ha come solo bisogno quello di riprodursi, mangerà con voracità ignorando i bisogni della moglie costretta ad accudire una carcassa psicologicamente devastata dalla mutilazione e dai fantasmi dell’uomo orribile che è stato, dalle immagini degli stupri di cui è stato protagonista.

Padroni del film sono però gli occhi degli attori, Shima Ohnishi e Shinobu Terajima – vincitrice dell’Orso d’Argento per la Miglior Interpretazione Femminile – su cui la macchina da presa di Wakamatsu indugia più e più volte, rendendoli i maestri dell’orrore e della futilità della Guerra mostrata con immagini d’archivio che, alternata alla parabola di Shigeko e Kurokawa, perdono di senso e di dignità, attribuitagli dalle autorità dell’epoca. ‘Dio della Guerra Vivente’ è definito il pluri-decorato, come un’effige mal scolpita è invece vista dal regista, i resti di una statua spaccata e ormai consunta iscritta in delle architetture che sembrano volerla rigettare a tutti i costi. Così è che noi siamo portati a vedere le cose, a subire una sorta di tragico ridicolo, che non ci viene risparmiato per un finale drammatico, invece molto cauto e delicato, ma dilatato per tutta la durata del film per torturare e far riflettere lo spettatore senza pausa.

8 pensieri su “Caterpiillar (Koji Wakamatsu, 2010)

    1. United Red Army è stata come un’ “autocritica” costante. Pugni nello stomaco uno dopo l’altro. Quest’altro però usa di più il cinema e quindi i pugni riesce a darteli più a fondo pur durando meno della metà di URA. ‘E Johnny prese il fucile’ non l’ho visto, ma era appunto citato nell’intervista a Wakamatsu che ho letto, proprio per il parallelo con ‘Caterpillar’, ha ammesso che ci sono diverse similitudini anche se ha definito più “cattivo” l’americano rispetto al suo per delle differenze sostanziali nel finale

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  1. A me personalmente non è piaciuto. Credo che ogni qualvolta Wakamatsu cerca di dare uno spessore politico alle sue pellicole si perda per strada – eccezion fatta per l’ottimo e asfissiante URA. Non a caso di W. preferisco di gran lunga pellicole come Embryo e Violent Virgin. In questo caso specifico la storia è ripresa da un racconto di Edogawa Rampo, già portato sullo schermo con Rampo Noir. Ecco, secondo me quella pellicola valorizza il racconto, un racconto morboso e malsano, senza troppo fronzoli politici. Che poi è una cosa che Wakamatsu sa fare benissimo. Decide però ancora una volta di optare per la critica politica facendola risultare a mio modestissimo parere debole e scontata e non sfruttando un racconto malsano con cui davvero avrebbe potuto fare un capolavoro.

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    1. Wakamatsu per ora lo conosco per pochi film, mi mancano quelli che citi tu, e soprattutto mi manca questo Rampo Noir. Sapevo del fatto che fosse trasposto da un racconto censurato di Edogawa Rampo, però non trovando da nessuna parte nemmeno un briciolo di sinossi di questo racconto, non ho potuto farmi un’idea. Fatto sta che presto o tardi recupererò sia la lacuna letteraria che filmica più che altro, proprio perché sono rimasto colpito dalla tripletta di film che ho visto uno dopo l’altro (Estasi degli Angeli, URA e Caterpillar). A me è parso che fosse sul filo del rasoio, che se questo film fosse durato troppo avrebbe raggiunto la totale scontatezza per via di una naturale ridondanza, però la breve durata mi è servita per lasciarmi integra l’immagine del ‘bruco’ che mi ha davvero colpito a fondo. Sicuramente capolavoro Caterpillar non lo è, nemmeno per me, però mi ha colpito abbastanza per farmelo definire un bel film! Vedrò anche gli altri suoi film nel più breve tempo possibile poi, può darsi che avendo altri suoi lavori in mente io riesca a vedere cosa avrebbe potuto fare e cosa non ha fatto, ma per ora Caterpillar mi è piaciuto moltissimo, molto grazie al parallelo che lui stesso fa con URA, la critica al padre e al figlio

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  2. questi due film li devo vedere assolutamente,i temi li reputo fondamentali e interessanti.Il primo in particolare perchè il tema dei movimenti rivoluzionari spinti tra esaltati e sopratutto infiltrati a diventare degli strumenti utilissimi al potere è un tema che mi affascina-la mia ossessione positiva è la politica e l’uso/abuso di potere sopratutto da parte delle cosidette democrazie.
    Segnati,mo me li vedo
    Quante cose interessanti che leggo qui!^_^

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    1. Allora ti avverto che United Red Army è una sorta di documento verità di quel moto rivoluzionario, e maggior parte del film è ambientata nel rifugio sulla montagna dove si esercitavano e si decimavano da soli per ideali persi chissà dove… io credo che Wakamatsu parli della politica attraverso l’Uomo, la traspone in emozione, espressioni del viso e movimenti. Per quello che ti interessa Caterpillar viene prima dei due, lì l’imposizione di Hirohito è tangibile, ma comunque tutt’e due vanno visti si :°D

      p.s. grazie millissime!

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  3. Edowaga Ranpo è un mio preferito del giallo ed il racconto è davvero disturbante.
    Anch’io ho visto “Rampo Noir” e concordo che dà un’ottima idea dell’originale, anche gli altri episodi, chi più chi meno, valgono.
    Aspettavo questo da un po’, ma non avevo mai letto che il peso politico nella vicenda risaltasse così. Non che su carta non vi sia data importanza, certo!
    Il racconto è stato pubblicato recentemente anche in italiano, nell’antologia “L’inferno degli specchi” di Urania Collezione. Penso si possa recuperare agevolmente. ;)

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