Il buono il matto il cattivo e le origini del kimchi western

In Manciuria l’omaggio a Leone di Kim Jee-woon, Il buono il matto il cattivo.

Tempo fa il western era un genere cinematografico. Raccontava grandi ideali, storie di uomini forti e di viaggi nelle estese praterie del Texas. Poi si trasformò in un piatto tradizionale: lo spaghetti western.

Ha spopolato diventando qualcosa di culinario più che idealistico, qualcosa da vivere e consumare, spesso con tanto impeto da lasciare un’impronta indelebile sugli occhi con le sue immagini e nello stomaco per la sua forza.

Nel 2007 si affacciò Takashi Miike e decise che anche il Giappone doveva avere il suo e così nacque Sukiyaki Western Django. Un anno più tardi si unì anche la Sud Corea e il risultato fu Il buono il matto il cattivo di  Kim Jee-woon.

Nascita del Kimchi Western

Cos’’è in fin dei conti il western se non una storia di frontiera? Lo identifichiamo col west del nord America, ma nel mondo di frontiere ne vediamo ovunque, nella storia, nel presente e probabilmente nel nostro futuro.

Preparatevi dunque a lasciare l’Oregon per la Manciuria del primo Novecento, una landa desertica a Nord-Ovest della penisola coreana, un territorio di proprietà giapponese in cui anche i cinesi la fanno da padroni.

In quelle terre i coreani sono solo un popolo senza casa.

Ma c’è una mappa. Sì, proprio come ne Il buono, il brutto e il cattivo, e c’’è anche qui un tesoro da trovare e tre uomini disposti a tutto per mettere le mani sul bottino e/o sull’’uomo che stanno cercando.

Il buono il matto il cattivo

C’è il buono Park Do-won (Jung Woo-sung), cacciatore di taglie alla spasmodica ricerca di Taglia Dita, criminale noto ai più per la sua spiacevole ’abitudine di mutilare le mani dei suoi sfortunati avversari.

Abbiamo il matto Yoon Tae-goo a.k.a. (Song Kang-ho), ladro goffo ma spietato. Un po’ la spalla comica de Il buono il matto il cattivo, come a suo modo lo fu Eli Wallach, ma qui c’è un segreto oscuro da scoprire sul finale.

Infine c’’è il cattivo Park Chang-yi (Lee Byung-hun), crudele quanto elegante assassino, figura coperta di abiti neri stagliati su uno sfondo più colorato di quanto ci si potrebbe aspettare da un deserto.

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Semplici controfigure coreane degli originali? Affatto, ognuno mantiene la propria (eccellente) identità come interprete e risponde alle esigenze del personaggio contemporaneo e soprattutto del pubblico a cui devono rispondere.

Caccia aperta

Un omaggio al capolavoro di Sergio Leone sin dal titolo, dunque inutile gridare allo scandalo se le somiglianze nei personaggi sono tali da lasciare qualche dettaglio troppo all’aperto per gli spettatori amanti dell’originalità.

Ciò nonostante la personale direzione presa da Kim Jee-woon verso il finale distanzia Il buono il matto il cattivo dal suo “originale” e si allontana dal western classico per scrivere un’avventura al limite costante della commedia.

L’atmosfera degli spaghetti perde il suo peso quando quei temi lontani nel tempo incontrano il cuore dei luoghi raccontati, unendoli per dare vita a una creatura con più tratti in comune con Mad Max che con Per un pugno di dollari.

Merito delle scenografie di Jo Hwa-seong e dei costumi di Choi Eui-yeong e Gweon Yu-jin, un mix di ambienti e abiti all’americana e all’europea, con particolare riferimento all’emo villain da manga di Lee Byung-hun.

Visivamente accattivante grazie alla fotografia di Lee Mo-gae e Oh Seung-chul, autori di contrasti cromatici a non finire ed elementi che aiutano facilmente a identificare tutti i personaggi nella loro nicchia di stereotipi, cliché e novità.

Kim riesce così a distinguersi dal suo solito genere cupo e mentale che lo aveva contraddistinto negli ultimi anni con A Tale of Two SistersBittersweet Life, sfornando un blockbuster giocoso più che un tentativo di dirigere qualcosa di nuovo.

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Fausto Vernazzani

Voto: 4/5

11 pensieri su “Il buono il matto il cattivo e le origini del kimchi western

    1. Si il fatto che sia uscito solo in 5 sale è davvero una castrazione. Io fortunatamente l’avevo già visto più volte un paio d’anni fa, ma lo avrei rivisto volentieri al cinema, ma a quanto pare è chiedere troppo… te lo consiglio davvero comunque, il regista è un grande come sempre e il cast io semplicemente lo adoro! Song Kang-ho è uno dei miei attori preferiti!

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  1. I film coreani mi affascinano, anche se la loro violenza (forte nelle scene, ma solo fatti, molto peggio certa violenza psicologica dei nostri film) è credo proverbiale. Aspetto con piacere di andarlo a vedere, sicuramente merita! Il cinema asiatico, è veramente particolare e anche se certamente bisogna essere predisposti all’ascolto e non al giudizio occidentale, è un piacere :)!
    Bentrovato!

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    1. Grazie!
      Si la violenza coreana è quasi animale, anche fisicamente a volte (basta dare un occhio proprio ad I Saw the Devil sempre di Kim Ji-woon, e poi anche a The Chaser di Na hong-jin, rimanendo sempre nel genere thriller e allora si vede tutta), qui però è una situazione più goliardica, quindi la violenza viene meno visto che si è puntato a fare un film per tutti. Mi auguro davvero che tu possa vederlo, è un bell’esempio di cinema d’intrattenimento asiatico, si fa troppo spesso l’errore di credere che facciano solo drammoni noiosi… quoto quanto dici comunque, predisposti all’ascolto prima di ogni altra cosa così che si possa cogliere tutto da un punto di vista umano ed emozionale prima di tutto, il giudizio occidentale può solo compromettere la visione!

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  2. L’ho scaricato l’anno scorso,per cui originale con sottotitoli italiani.Divertente e fracassone,però anche troppo lungo con scene d’azione che all’inizio son suggestive poi rocambolesche e alla fine
    un po’ tediose.
    Rimane un brillante esperimento di spaghetti western riveduto e corretto in altre terre.

    Non se fosse lo stesso regista,ma ad esempio ho trovato assai valido il noir coreano Bittersweet life
    l’avete visto?

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    1. La lunghezza può essere una pecca forse, ma io mi sono sentito abbastanza intrattenuto, ma fosse per me potrei vedere un film solo con Song Kang-ho e ritenermi soddisfatto, quell’attore lo adoro, riesce a dare una profondità assurda anche a personaggi che magari non ce l’hanno (come appunto il Matto).

      Assolutamente si comunque, Kim Ji-woon è lo stesso di Bittersweet Life! Uno dei miei noir/thriller preferiti in assoluto pur avendo una trama abbastanza semplicistica per certi versi… l’ho adorato, sempre con Lee Byung-hun anche questo, feticcio del regista (in I Saw the Devil è anche meglio) e fantastico in quel thriller. Certe scene mi hanno sconvolto per come fossero state dirette e ‘colorate’, Kim Ji-woon per me è il Maestro del Rosso.

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      1. ah,vabbè come io per Cho Yun Fat,potrebbe anche fare un film con Moccia e io a venerarlo!^_^

        Bitterseet life è davvero un bellissimo noir,almeno per me.Si la trama è semplice,ma la bravura del regista,del cast,e sopratutto del tizio che ha scritto il film è che alla fine tutto funziona.Non stai assistendo alla recita strapaesana di posers come in L’Ultimo Boy Scout,ma quello che vedi per quanto possa definirsi semplicistico è assai ben fatto e coinvolgente.
        Io di Coreano sto cercando un film con un Mostro che vive in un fiume,come si chiama please!!!!!!!!

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  3. Stai cercando The Host di Bong Joon-ho, su cui tra l’altro scrissi un bel po’ di tempo fa (https://cinefatti.wordpress.com/2010/08/21/in-praise-of-the-han-rive/). Un film fantastico, sempre con Song Kang-ho, ma lì è davvero tutto il cast che è eccezionale, soprattutto Byeon Hie-bong!

    Quella è la differenza con gli USA, fare qualcosa di ben fatto e coinvolgente pur partendo da presupposti semplici (in certi casi molto complessi, Park Chan-wook è geniale, ma anche Kim Ji-woon con il suo ultimo, da vedere)! Concordo anche su Chow Yun Fat! Lui ne è un altro… solo in Pirati dei Caraibi non l’ho perdonato, poi qualunque cosa fa è fantastico *_*

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  4. @Bolla: non è paragonabile nemmeno alla lontana con Cowboys & Aliens, quel film è stato troppo una delusione – mi aspettavo qualcosa di tamarro per divertirmi e invece noia. Il coreano è molto meglio, già solo le contaminazioni presenti costantemente ne fanno un prodotto che accarezza l’occhio e rende felici!

    @Dolcetto: mi fa piacere!*_* spero che lo riuscirai a recuperare facilmente!

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